“Teatri minimi della Valpadana”: lo spettacolo delle meschinità umane nei trentuno racconti di Francesco Permunian editi da Quodlibet

“Sparpagliate, confuse e disperse in certi angoli bui della memoria, mi tornano spesso in mente certe figure del mio passato che – pur rivolgendomi la parola dai campi oscuri dell’aldilà – mi parlano ancora con l’inconfondibile accento della nostra beneamata Valpadana.”

Teatri minimi della Valpadana, Francesco Permunian, pag. 13

Comincia così “Teatri minimi della Valpadana”, i “Trentuno drammi & drammetti pubblici e privati” composti da Francesco Permunian (2024, Quodlibet). Si tratta di brevi racconti legati da un fil rouge: le memorie di Florestano Fregoso Del Cedro, un tremebondo masochista che passa da un impiego all’altro e da una disavventura all’altra, in un vortice inarrestabile d’autodistruzione.

L’incipit che abbiamo citato risale al periodo in cui il protagonista lavora come agente plurimandatario nella Bassa Emiliana per conto di un salumificio. Insieme ad altre figure professionali sempre indaffarate (camionisti e commessi viaggiatori), ha l’abitudine di pranzare in un locale sulla Provinciale: la trattoria “Dalla Rossa”, gestita dalla celebre e formosa madame Jolanda Maria Rabagliati. 

È qui che gli avventori amano rivelare a Florestano le proprie vicende più private, finanche nei dettagli maggiormente scabrosi. Perché lo fanno? Per lasciare un segno del proprio passaggio? Per sentirsi protagonisti? Per la segreta ambizione di finire (appunto) sulle pagine di un libro? Fatto sta che le loro storie di perversioni, doppie vite e infedeltà coniugali vengono raccontate da Permunian con sapiente leggerezza e amara ironia.

Ne esce un quadro della fauna umana in Valpadana vivissimo, ma non proprio lusinghiero. 

Francesco Permunian vive da anni sul lago di Garda. Ha scritto romanzi, racconti e qualche occasionale zibaldone. Ha collaborato con Mario Giacomelli, che ha realizzato due serie di fotografie ispirate alle sue poesie. Un’altra collaborazione è stata quella con Mario Dondero, con cui ha eseguito un reportage sui luoghi della Resistenza in Polesine, terra di origine di Permunian. Le opere di Permunian, da decenni uno degli scrittori più rispettati e quotati della nostra provincia, sono state tradotte anche in Francia e in Messico.

Ciò non le ha però private della loro anima tenacemente padana. 

“Signora e regina del gossip dell’intera Valpadana […] quella locandiera, pettegola o no, a me mancherà, e non poco! Mi mancherà la sua conoscenza di inconfessabili segreti che si annidano anche nelle case più rispettabili di questa mia terra, mai così opulenta e disperata… (pag. 16).

E quali sono le storie indicibili di cui Florestano ha tanta fame? A volte, sono corna paesane o vizietti che fanno quasi ridere. Altre volte, sono vicende esplosive, come quella di un “integerrimo” dirigente scolastico, trasformato in violentatore e assassino seriale di vecchiette da una feroce emicrania. Lo stress da burocrazia scolastica andrebbe preso sul serio! 

L’avventura più scabrosa e tragicomica, però, è la parabola umana dello stesso Florestano, il cui roboante nome da telenovela parodistica non è probabilmente un caso. L’abbiamo già definito “masochista” e non è un modo di dire: ha dilapidato le proprie fortune e parte di quelle del fratello nei più esclusivi bordelli sadomaso.

Al di là di questo, come abbiamo precedentemente detto, Florestano sembra votato a distruggere pezzo per pezzo se stesso e la propria vita. Non riesce a mantenere un lavoro per un tempo apprezzabile. Quanto all’amore, si è sposato ben due volte, con due donne che ben rispecchiano gli estremi della sua personalità.

La prima era Tristana, una giovane sordomuta che Florestano aveva incontrato insegnando la lingua dei segni in un istituto religioso. Ingenua e fragile, ha attratto Florestano proprio per la sua docilità: non gli è stato difficile trasformarla nella complice dei suoi giochi erotici estremi. Eppure, un fondo di affetto sincero potrebbe esserci stato, se lui non è mai riuscito a dimenticarla. 

Tutt’altro è stato il suo rapporto con Jovanka, una dominatrice professionista che lui ha “sposato” con una cerimonia carnevalesca. Da lei, è stato offeso e umiliato in modo tutt’altro che scherzoso e perfino depauperato economicamente. La situazione non è certo migliorata quando Jovanka si è data alle arti circensi e ha portato a vivere con sé una compagnia di nani…

“Alla fine, fatti tutti i ragionamenti del caso e ponderato per bene il pro e il contro, mi sa che dovrò fare una scelta definitiva: scegliere tra la compagnia di una donna che mal mi sopporta oppure quella degli spettri.” (Pag. 152)

Gli “spettri” sono i personaggi dei “trentuno drammi & drammetti” di Permunian, che non sono svaniti di sicuro. Sono ancora lì, a sfrecciare sulla loro moto, vantandosi di aver lavorato con Fellini in Amarcord; oppure, a fare scherzi telefonici di dubbio gusto, o a tener lezioni d’ateismo militante, o a cercar di placare i propri incubi gettando cadaveri in un fiume.

Sono storie per chi ha il senso dell’umorismo, ma in accezione pirandelliana. Dietro il sorriso, infatti, sono sempre in agguato smorfie di disgusto o di raccapriccio. L’ “effetto realtà”, già creato dalla narrazione in prima persona, è amplificato dell’inserzione di autentici articoli di giornale, a sottolineare gli episodi più agghiaccianti o pruriginosi.

I protagonisti dei “Teatri minimi” sono tutti lì, sulla scena, per la brama di un pizzico d’immortalità. Forse, è destino che divengano moniti perenni a diffidare di qualsiasi facciata ordinaria o perbene. Dopo aver letto l’opera di Permunian, davanti a una qualsiasi delle figure sociali presenti nella nostra Valpadana, penseremo probabilmente:

“Fanno pensare a volte a una povera troupe di saltimbanchi che si conciano alla meno peggio con qualche orpello, un tempo sontuoso, per recitare davanti a un pubblico di ricchi che si prenderà gioco di loro. Personaggi di Céline che vogliono avere udienza a Versailles”

(Michel Foucault, La vita degli uomini infami, citato a pag. 9).


Titolo: Teatri minimi della Valpadana
Autore: Francesco Permunian
Editore: Quodlibet, 2024

Genere: Narrativa
Pagine: 159
ISBN: 9788822922625

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