Sette itinerari cittadini per scoprire, tra strade e antichi palazzi, storie di donne bresciane ingiustamente dimenticate

Aleardi nel 1857 conia la definizione di «Leonessa d’Italia, Brescia grande e infelice» […] e vent’anni dopo il ben più noto Carducci nelle Odi Barbare la canta come «Brescia leonessa beverata nel sangue nemico» […]. Nonostante questa persistente presenza simbolica femminile nell’immaginario collettivo, le tracce delle donne e delle loro storie sono scarsamente visibili all’interno dello spazio urbano.

Claudia Speziali, Storie di donne nascoste nel volto di Brescia , pag.19

In “Storie di donne nascoste nel volto di Brescia” (Liberedizioni, acquista qui) la bresciana Claudia Speziali, laureata in Storia contemporanea e docente alle scuole superiori, ci offre sette itinerari cittadini, più uno museale, per scoprire la storia delle donne che sono state protagoniste, nei secoli, delle vicende della città, anche se sempre all’ombra di padri o mariti.

Speziali accompagna il lettore in una passeggiata virtuale per vie e piazze di Brescia. La minuziosa descrizione dei fatti storici, le fonti citate, l’accuratezza delle descrizioni artistiche rendono questa guida un vero tesoro. E una volta che il lettore sarà realmente in città gli sembrerà di scorgere alle finestre dei palazzi i volti nascosti delle donne del libro o di intravederle nei vicoli.

Una breve introduzione storica ci fa scoprire Brescia come una città d’acqua, legata e plasmata dall’acqua, elemento primordiale che costituisce un simbolo prettamente femminile, connesso nell’immaginario con le origini, la vita, e con la linfa che nutre lo sviluppo della città: le acque per l’agricoltura, per i mulini che azionavano i magli utilizzati per la forgiatura del ferro, per i filatoi. Non solo, i corsi d’acqua come il Dragone e il Bova svolgevano funzione di difesa, erano navigabili e talvolta usati come fogne.

Brescia è, dunque, fin dalle origini una città profondamente intrisa di una componente femminile: del resto il fiume Mella, il più “famoso” corso d’acqua cittadino, che prende forse il suo nome dal latino mel (miele) per via del suo aspetto limaccioso, nel dialetto locale viene chiamato la Mèla, con una trasformazione del genere del nome dal neutro (mel) al femminile. E il Mella è stato, appunto, fin dai tempi più remoti ricco di risorse per Brescia: pesce, sabbia, ghiaia, argilla… fonte di vita e di abbondanza.

Ma, addentrandoci nel vivo del libro, quali sono allora le donne “nascoste” nelle vie e piazze cittadine che Claudia Speziali ci fa conoscere? Come facciamo a scovarle?

Per ogni itinerario l’autrice ci fa da guida tra intricate vicende storiche e ci spiega accuratamente gli aspetti architettonici e artistici dei palazzi e monumenti che si incontrano, intermezzandoli con le biografie di badesse, donne di cultura, partigiane, regine e con episodi poco conosciuti.

In via Marsala, per esempio, dove ora si trova l’Agenzia delle Entrate, un tempo vi era il Convento di Santa Caterina, che tra il 1679 e il 1682 sembra sia stato protagonista di uno scandalo: le monache del convento, in occasione del carnevale, lasciavano i chiostri per andare a teatro, alle feste in maschera e intrattenersi con uomini della nobiltà e del clero. Si narra di buche scavate sotto le celle e di baldi giovani che visitavano le fanciulle saltando le mura monastiche. Prima che lo scandalo raggiungesse il Papa, venne istituito un processo che vide come colpevoli naturalmente solo le monache, costrette a lasciare il velo e a essere imprigionate, mentre i baldi avventurieri se la cavarono con un insabbiamento.

La memoria della Grande Guerra è ampiamente e variamente rappresentata nel reticolo viario di Brescia. […] Scorrendo l’elenco completo delle intitolazioni […] non si trova il nome di una donna. (…)

Claudia Speziali, Storie di donne nascoste nel volto di Brescia, pag.83

Durante la Prima Guerra Mondiale le donne, non solo quelle bresciane, si trovarono a sostituire gli uomini nelle fabbriche di armi o a guidare i tram al loro posto, ma questo loro “impegno” non fu mai ben visto e si riconobbe loro solo il ruolo di infermiere e di sarte. Eppure furono pur sempre donne che perdettero al fronte più di ottomila figli, quattromila mariti e che in città dovettero provvedere alla prole più giovane e ai parenti più anziani.

Di queste eroine del quotidiano non restano tracce visibili: solo una piazza cittadina, in memoria della Grande Guerra, ha un nome femminile, piazza Vittoria. Non è però una donna, ma un’allegoria.

Claudia Speziali, Storie di donne nascoste nel volto di Brescia, pag.86

Esiste però una figura che può essere associata a questa piazza, nata a Brescia, non ricordata neanche con una via (il marito invece sì, guarda un po’). Si tratta “dell’ultima donna del Risorgimento”, ma anche una fra le prime venti donne a laurearsi in Italia e a guidare l’automobile. Si tratta di Ernesta Bittanti Battisti (1890-1981). Emancipazione femminile, attenzione all’educazione, affermazione della libertà e della giustizia sono i principi che caratterizzeranno la sua vita e il suo pensiero. Una donna ribelle, ma in maniera silenziosa: lascia la fede a 16 anni per avvicinarsi alla laicità e al socialismo. Sarà moglie di Cesare Battisti che sostituirà alla guida del popolo quando lui dovrà barcamenarsi tra impegni politici e carcere.

Ma Ernesta ha un’antenata morale di tutto valore e anche più fortunata perché a lei una via è stata dedicata: si tratta di Laura Cereta, nata nel 1469 in una famiglia della piccola nobiltà bresciana. Laura è dominata dalla figura paterna che però ha a cuore la sua istruzione tanto da farla appassionare alla matematica, all’astronomia e all’agricoltura. Sposa giovanissima Pietro Serino che condivide l’amore per la cultura, ma perde l’amato poco dopo il matrimonio lasciandola in un profondo dolore. Laura però non si lascia andare, continua i suoi studi, ha scambi epistolari con altre studiose di Brescia e dei paesi limitrofi, è una forte sostenitrice dell’istruzione femminile che riuscirà a raccogliere in un epistolario. Le sue idee saranno poi riprese nei salotti delle femministe illuminate prima fra tutte Madame De Staël in Francia. Laura Cereta è stata un raro esempio di donna nella cui vita le figure del padre e del marito sono state dei punti di riferimento e non degli ostacoli. Morirà improvvisamente e per cause sconosciute a soli trent’anni ed è sepolta nella chiesa di San Domenico.

Tante sono le donne raccontate da Speziali: regine longobarde come Teodolinda e Rodelinda (VI-VII sec), streghe del Medioevo, come la famosa Benvegnuda Pincinella detta la strega di Nave (fine 1440), donne dei salotti culturali e grandi collezioniste, una fra tutte Paolina Bergonzi Martinengo (fine 1700). La ricchezza delle nozioni che vi si trovano rende questo libro un “compagno” quasi indispensabile per scoprire un volto nascosto della città, anzi i volti nascosti di quelle donne che meritano di venire alla luce.


Titolo: Storie di donne nascoste nel volto di Brescia
Autore: Claudia Speziali
Editore: Liberedizioni, 2023

Genere: Saggio
Pagine: 276
ISBN: 9791255520016

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Chiara Belli

Desenzanese, ma preferisce definirsi lacustre, laureata in Fisica, ha insegnato per diversi anni in vari Istituti di Brescia e provincia e si è dedicata alla divulgazione scientifica. Attualmente lavora come freelance nell'ambito dell'editoria scolastica. Ha scoperto "tardi" la passione per la lettura e sta recuperando il tempo perduto. Dedica il suo tempo libero alla speleosubacquea e all'organizzazione di eventi sportivi.

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