“Dietro la porta chiusa”: l’epos della classe operaia dagli anni ’70 ad oggi nel nuovo romanzo di Nora Antonini

La fabbrica le aveva cambiate, emancipate dal bigottismo delle madri. Alcune avevano iniziato di nascosto a frequentare il circolo femminista.

Nora Antonini- Dietro la porta chiusa

Gli anni Settenta del Novecento sono stati un decennio ricco di eventi, per alcuni versi anche drammatici, per altri decisamente fertili.

“Dietro la porta chiusa” (Compagnia della Stampa, 2026), il nuovo libro dell’autrice di Gottolengo Nora Antonini (che segue il suo precedente grande romanzo corale, “Antologia Popolare”), è la storia di una famiglia operaia che partecipa attivamente alle vicende storiche del Paese, alla micro storia della fabbrica e dell’università, attraversando dal proprio punto di vista i fermenti del decennio.

Gli anni Settante del Novecento sono un decennio passato alla storia per i molti formenti.

Fu in questo decennio, ad esempio, che il movimento femminista ottenne importanti conquiste: prima fra tutte fu la riforma del Diritto di Famiglia del 1975, che introduceva l’uguaglianza giuridica dei coniugi (per ottenere altri risultati significativi per la dignità della donna dovremo aspettare ancora anni:  l’abolizione del delitto d’onore nella legislazione italiana sarà del decennio successivo, mentre il riconoscimento dello stupro come delitto contro la persona e non contro la morale, addirittura il 1996). Per non parlare dei Referendum sul divorzio e sull’aborto, i cui esiti non erano per nulla scontati in un paese  fortemente condizionato  dalla Chiesa Cattolica e dalla Democrazia Cristiana

Ma anche  la classe operaia nella prima metà dei Settanta  raggiunse l’apice delle conquiste sindacali, ottenute con l’approvazione dello Statuto dei Lavoratori nel 1970 e con la capacità negoziale dei sindacati che rimase forte fin verso la metà del decennio.

Gli anni Settanta sono però anche  gli anni dei tentati golpe, dello stragismo nero, rimasto drammaticamente impunito, e le cui ferite sono ancora aperte in molte città italiane; della strategia della tensione, dei Servizi Deviati. Vengono però,  forse impropriamente,  ricordati come gli Anni di Piombo delle Brigate Rosse il cui gesto più estremo, che mantenne il paese con il fiato sospeso per 55 giorni, fu il rapimento e l’assassinio di Aldo Moro.

“Dietro la porta chiusa”, il nuovo romanzo di Nora Antonini, prenden le mosse da questo contesto storico ricco di eventi costruendoci dentro la storia di una famiglia composta dal padre Antonio, operaio; dalla madre Tina, casalinga, e dai loro due figli: Gianni e Roberta.

Gianni segue le orme del padre in fabbrica e contribuisce all’ economia domestica   per consentire a Roberta, la sorella più dotata, di frequentare l’università. Antonio e Gianni sono molto coinvolti nelle lotte sindacali, hanno un forte senso di appartenenza alla classe operaia, sono mossi da ideali di giustizia e solidarietà. Anche Roberta, nell’ambiente universitario, è  molto attiva nel movimento studentesco e nei gruppi femministi. Il suo è un percorso di crescita consapevole dei diritti sia individuali che sociali di ogni donna.  Tina, la madre, è invece  portatrice dei valori tradizionali attribuiti alle donne, ma vive un forte conflitto interiore tra il senso del dovere, che il suo ruolo di moglie e madre  impone, e la frustrazione per la sua vita vuota. La mancata realizzazione di sé la fa essere rancorosa e scostante, specialmente nei confronti delle scelte della pur amatissima figlia. Tina però,  pian piano, anche  attraverso le vite dei figli, maturerà un modo meno rigido di guardare agli altri. 

La vita nella fabbrica e nell’università viene raccontata attraverso il quotidiano dei protagonisti. Le controversie per il cottimo, le serate al circolo dei lavoratori, le assemblee studentesche e il desiderio di partecipazione trasmettono quel senso di una comunità che ha grandi aspettative nel futuro. 

Pian piano in questo contesto si insinua l’ombra delle Brigate Rosse. Qualcuno sceglie la strada dell’eversione, la vita da clandestino in nome di un senso di giustizia al quale la Storia non riconoscerà credito.

La famiglia protagonista del romanzo vive questi eventi con forte drammaticità, ma anche con forte convinzione nelle proprie scelte politiche, nel proprio impegno per un mondo migliore. L’epilogo sarà tragico, ma vedrà anche il realizzarsi delle aspettative personali dei protagonisti.

Anni dopo, ripensando con tristezza al tempo andato,  uno dei protagonisti del romanzo  non potrà che paragonare il passato pieno di potenziale con il contemporaneo vuoto e senza prospettive.

Le sue idee, i suoi valori si erano persi in una società che sembrava vuota, disturbata e prepotente (…) Tutto era cambiato. Il partito non c’era più, i sindacati non venivano considerati ai tavoli di contrattazione e gli operai avevano perso la loro guerra con il capitalismo, rinunciando ai loro ideali, per un tablet o un telefonino. L’ignoranza dilagava, l’istruzione e la conoscenza non erano più considerati degli strumenti di crescita intellettuale, ma soltanto dei mezzi per accumulare soldi e prestigio. Il metro di ogni successo era il denaro, mentre la centralità della vita umana si perdeva nelle guerre e nei conflitti.

Nora Antonini – Dietro la porta chiusa

“Dietro la porta chiusa” è un romanzo  storico in cui la drammaticità degli eventi vissuti dai protagonisti si fonde con  la nostalgia, il senso di mancanza per l’ idealismo  che li muove e che caratterizzava il periodo.

In definitiva, guardando al passato, non si può che rimpiangere un’epoca in cui i valori erano caratterizzati dall’altruismo, la solidarietà, l’impegno, il desiderio di un mondo migliore.


Titolo: Dietro la porta chiusa
Autore: Nora Antonini
Editore: La compagnia della Stampa, 2026

Genere: romanzo
Pagine: 496
EAN: 9791256710782

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