I “racconti” di Amelia Dusi per preservare e vivificare la memoria della Desenzano del XX secolo

Letto e recensito da Federico Migliorati per Brescia si legge
Senza più la spinta della memoria i destini di donne e uomini rischiano di finire nel dimenticatoio, relegati tutt’al più in immagini sbiadite nascoste in qualche cassetto.
Recuperare le loro esistenze, ridare un palpito di vita al loro ricordo è compito di storici e ricercatori ed è ciò che si è proposta Amelia Dusi con questa nuova pubblicazione (“Racconti. Il paese cambia”) uscita nel 2025 per LiberEdizioni, terzo volume di un’ideale trilogia della desenzanità.
La macrostoria nazionale e mondiale resta sullo sfondo, fa capolino qua e là tra le pagine, ma è la microstoria della capitale del Garda a costituire trama e ordito di una narrazione in più capitoli in cui le atmosfere sono pienamente recuperate all’attenzione del lettore.
Un secolo di trasformazioni: dal centro ai nuovi quartieri
Curiosità, aneddoti, spezzoni di esistenze, persone, luoghi e vicende trovano compimento, riemergono alla luce e restituiscono il climax di un’epoca ormai scomparsa: tutto si ammanta così di una languente e struggente malinconia, narrata con dovizia di particolari, senza dare nulla per scontato nemmeno nei dettagli.
Introdotto dall’editore Marcello Zane, il libro si snoda affrontando l’arco di tutto un secolo, il XX, tra gli antichi vicoli del centro storico, le nuove battute strade sorte recentemente e il romantico lungolago, ma si penetra anche nelle case di famiglie storiche della città come nei plessi scolastici, nell’abitazione del primo inquilino delle Case Fanfani nel 1952 e prende vita persino l’antico treno che in poco più di 3 km dalla stazione conduceva tra il 1909 e il 1969 sino al porto.
Cronache di una città che cambia
Un tempo vicino e lontano insieme in cui Desenzano si è trasformata, soprattutto a partire dagli anni Sessanta, portando con sé un’urbanizzazione talvolta sconsiderata. Scopriamo così del passaggio di D’Annunzio sulla nuova circonvallazione di Desenzano a cui poté assistere Lucia Domenegoni, del primo supermercato aperto in città, nel 1967, dietro la Posta Nuova, del trasloco degli uffici comunali dalla vecchia sede di Palazzo Todeschini alla metà degli anni Settanta, dell’avvio dell’Azienda Autonoma di Soggiorno che dal 1954 fu incaricata di promuovere il turismo lacustre (e della quale viene ricordato in particolare il lungo mandato del presidente Umberto Richter) o di mestieri rinomati e ricercati ma ormai abbandonati con l’avvento di nuove superfici di vendita: tra questi le sarte di paese, con i nomi di Esterina e Andreina a emergere, finissime ricamatrici di corredi abitanti in via Castello, che nell’immediato secondo dopoguerra ebbero un nutrito numero di clienti (e il loro ritratto assomiglia molto a quello che il poeta Giorgio Caproni faceva della madre, anche lei sarta, a cui dedicò una raccolta di versi edita nel 1959). Dietro le finestre di vicoli polverosi operava pure Antonio Bergamini, stimato calzolaio, lettore della Bibbia degli evangelici e dalla vena politica socialista, mentre la famiglia Cavallaro si dedicò all’attività di calafati, artigiani cioè deputati a incatramare le imbarcazioni.
Volti e voci della comunità
Il travaglio e i drammi del secondo conflitto mondiale aprono il volume con la vicenda del centenario Giacomo Acerbi del quale, oltre a un’eccellente biografia, viene riportata la toccante lettera a lui dedicata dal nipote Andrea in cui sono sottolineati i caratteri di un uomo forte e sincero, rispettoso e delicato insieme.
Tante le generazioni di alunni che hanno avuto la ventura di studiare con due docenti sagaci e generose come Rosanna Tani e Franca Gandini, la cui professione iniziò presso la scuola media unica, ubicata in un’ala del Collegio Bagatta di via Carducci, per concludersi proprio nel Liceo omonimo e che Dusi ci fa conoscere con il suo stile delicato ed elegante.
E sempre nell’ambito scolastico sono tratteggiate anche le figure di Mario Marcolini e Piera Merli, altrettanti validi protagonisti della crescita culturale dei desenzanesi. Di aziende che hanno bruciato le tappe ottenendo risultati importanti Desenzano ne ha sempre avuto: una venne fondata addirittura sul finire dell’Ottocento, la distilleria dei fratelli Francoli, conosciuti come “gli Sviser”, che era andata ad affiancare la storica falegnameria gestita dagli stessi. Dagli anni Cinquanta la produzione, dopo alterne vicende, si è spostata in Piemonte. Capitale economica e turistica, patria di S. Angela Merici sì, ma la capitale del lago ha svolto un ruolo significativo anche nella cultura: si pensi alla figura di Franco Oneta, giunto sulle sponde del Benaco dal cremonese nel 1965 e fattosi subito apprezzare per le sue vignette anche all’estero, in particolare in Francia grazie al personaggio di Zembla, eroe della giungla, e in Spagna. Abile disegnatore e fumettista, aveva dedicato molto del suo tempo anche nel volontariato con un supporto costante alla parrocchia.
Luoghi dell’anima e archivi del vissuto
E un richiamo prezioso, che si palesa nelle vicende dei “ragazzi della Malintesa” ai quali nemmeno il secondo conflitto mondiale seppe togliere sorriso e voglia di divertirsi, è quello a Stefano Avanzi, appassionato di fotografia fin dall’adolescenza e il cui archivio è fonte fondamentale per chiunque voglia ricostruire la storia recente di Desenzano, i cui scatti tra l’altro sono ampiamente presenti anche nel volume in oggetto.
Fu invece per intuizione di Agostino Zacchi se nel dopoguerra l’arte trovò qui terreno fertile: nel 1962, con l’apertura della Galleria “La Cornice” in pieno centro, artisti e appassionati del settore poterono intessere un dialogo fecondo e produttivo contribuendo a promuovere il valore e il prestigio della pittura.
Tra i luoghi che maggiormente hanno segnato un tratto del passato della città c’è il bar pasticceria Bosio gestito dalla famiglia Sortani, che negli anni Sessanta e Settanta divenne il fulcro della politica locale con discussioni spesso accese tra gli esponenti locali e dove erano spesso avventori i pozzolenghesi Franco Piavoli e Ugo Mulas e il giornalista e scrittore Nantas Salvalaggio.
E che dire del Castello che un tempo ospitò fino a una ventina di famiglie e svariati laboratori artigiani, dal falegname al fabbro, dal barcaiolo al fabbricante di lettini sino al vetraio e all’idraulico.
Il valore del ricordo contro l’oblio
Ma molte altre sono le spigolature ricche di fascino e intrise di nostalgia sulla città, un ideale “rendez-vous” di memorie che si fa apprezzare altresì per il tono elegiaco e il registro vivace e a tratti ironico su una storia che è ancora, in fondo, materia viva e pulsante per chi la sa amare.

Titolo: Racconti. Il paese cambia (Desenzano del Garda nel XX secolo)
Autrice: Amelia Dusi
Editore: Liberedizioni, 2025
Genere: Storia locale
Pagine: 268
ISBN: 9791255520023
Incontrarci non è stato facile, ora non perdiamoci di vista! Iscriviti alla nostra newsletter per essere aggiornato su ciò che accade sulla “scena letteraria bresciana”


