“Brescia città aperta”: la trasformazione della città da capitale del tondino a Capitale della Cultura nel reportage di Marco Archetti

Brescia città aperta

Questo libro è un tentativo di ragionamento intorno a una città che in materia di cultura ha la sua da dire e- forse – qualcosa da suggerire.

Marco Archetti, Brescia città aperta. Reportage da una capitale della cultura  

I bresciani più maturi lo sanno: l’esperienza che volge al termine di Brescia “Capitale della Cultura” 2023 fino a non troppo tempo fa sarebbe stata non solo improponibile, ma addirittura impensabile. Troppo a lungo è stata appiccicata alla Leonessa l’etichetta di un altro primato, quello di capitale del tondino e dell’acciaio, della città operosa, ma sostanzialmente, diciamola tutta, noiosa.

Come è stato, dunque, possibile che l’immagine che la città sa offrire sia così profondamente cambiata da averle consentito di divenire per un anno, assieme all’amica/rivale Bergamo, il punto di riferimento ideale della cultura italiana? A questa domanda cerca di rispondere, a dire il vero con efficacia, il volume di Marco Archetti, “Brescia città aperta. Reportage da una capitale della cultura” (Enrico Damiani Editore, 2023 – acquista qui): a partire da un lungo lavoro di riscoperta e valorizzazione di un patrimonio che è sempre esistito e che consta di arte e luoghi storici così come di idee, valori e persone.

Brescia Capitale della Cultura 2023 non è stata, dunque, un’operazione di maquillage con cui la città ha assunto a tempo un ruolo assegnatole, ma il riconoscimento del valore di una realtà che da decenni si è messa in moto per innovare i propri orizzonti.

Il libro è stato pensato come premessa all’anno di Capitale della Cultura e stampato a maggio del 2023, ragion per cui il volume si presenta adesso al lettore come un’autentica occasione di bilancio rispetto a quest’anno che, nella storia recente di Brescia, potrebbe significare un momento di svolta per le prospettive economiche, occupazionali e di sviluppo della città. In definitiva, ora che l’esperienza di Capitale della Cultura è quasi conclusa, si può affermare che quanto è accaduto era in linea con le aspettative? Quali sono stati i punti di forza e le debolezze di quest’esperienza rispetto alla pianificazione iniziale? Tutti elementi, si comprenderà, assai importanti in una visione strategica del futuro della città.

Strategia e futuro sono, del resto, alcuni termini chiave che ritornano con insistenza nel libro, nei dialoghi che Marco Archetti, poliedrico scrittore bresciano, intesse con tre uomini che ben rappresentano il mondo della cultura, e del management della cultura, della nostra città: Stefano Karadjov, direttore di Fondazione Brescia Musei, Gian Marco Bandera, direttore del Centro Teatrale Bresciano e Umberto Angelini, sovrintendente del Teatro Grande. Ironia della sorte (o forse no, forse le coincidenze non esistono) si tratta in tutti e tre i casi di «bresciani d’adozione», nati altrove, ma trasferitisi qui per lavoro perché «Brescia rende bresciano anche chi non lo è».

L’opportunità non è tanto nell’inventarsi chissà cosa, ma nel creare delle occasioni – di riscoperta, di apertura di dialogo. Occasioni che non devono esaurirsi con l’evento, ma semmai cominciare da lì e poi diramarsi. Anche perché se noi pensassimo che l’opportunità della Capitale della Cultura sia una carrellata di fuochi d’artificio e poi l’astronave aliena se ne va, sbaglieremmo. Certo, sappiamo bene che da un lato è necessario che ci siano dei picchi anche mediatici affinché una persona venga a Brescia… Perché se io oggi dico Procida, uno va a Procida e non legge nemmeno il programma – è Procida, punto. Ma uno non dirà (non ancora) vado a Brescia perché è Brescia, punto. Però un buon programma di contenuti ben curati sarà il pretesto per raccontare una città. Che tra l’altro esiste già! Perché la grande potenzialità di Brescia è soprattutto questa: svelarne l’esistente. 

Marco Archetti, Brescia città aperta. Reportage da una capitale della cultura, pagina 140   

Dalla viva voce dei direttori di tre fondamentali istituzioni culturali cittadine, Archetti riesce ad attingere ai principi che hanno fatto da volano alla trasformazione di Brescia: «l’innovazione non è invenzione repentina. […] l’innovazione non è semplicemente alzarsi e fare una cosa nuova», «l’innovazione deve collocarsi in una cornice di tradizione», «i piedi nel territorio, la testa nel mondo», «trasformare il valore immateriale in valore materiale».

Alla base di tutto vi è una capacità di visione, di guardare lontano e di vedere nelle cose non come si presentano, ma il loro potenziale. È la visione che permette di guardare al museo come a «una piazza», un luogo di incontro che risponde ai bisogni del territorio e non più un luogo polveroso dove si osservano con reverenza oggetti custoditi in teche di vetro. È la visione che consente di concepire il teatro come luogo di comunità, non come un mero elenco di spettacoli; addirittura un teatro che esce dal teatro per andare a cercare il pubblico e portare la cultura anche a chi non sa di cercarla, come accade con la Festa dell’Opera, ad esempio.

Ma non basta. Nelle parole di Karadjov, Bandera e Angelini emerge in continuazione anche l’idea di partecipazione, di collaborazione come chiave del successo della nuova Brescia. Leggendo, fa piacere scoprire che a Brescia è possibile costruire una rete di istituzioni (ma anche di imprese) in cui i punti di tenuta dell’intreccio sono il Comune, le Università, le scuole («Brescia è una città diversa da tutte le altre […] Qui c’è un terzo settore molto attivo, presente. Istituzioni che pesano e una certa, armoniosa prevalenza del vissuto condiviso rispetto alla litigiosa divisione ideologica», pagina 83), ma anche il terzo settore, l’associazionismo, l’attivismo civico e, non da ultimo, un pubblico attento, che ama l’arte e la cultura e ama fruirne.

I progetti da realizzare, emerge chiaramente, sono ancora tanti. Ad esempio, il nuovo Teatro Borsoni in Via Milano, destinato, ci si augura, a soddisfare le richieste di un pubblico che affolla fino al sold out i teatri Grande e Sociale. Le sfide, comprensibilmente, non mancano: chi lavora nella cultura, forse più che in altri ambiti, cammina sempre in bilico sul sottile filo che unisce progetti e risorse disponibili.  Ma forte è la convinzione che l’investimento in cultura debba divenire un investimento strategico, in cui l’impiego di risorse produca un beneficio al territorio a tutti i livelli.

Come Marco Archetti ricorda, nel 1957 Guido Piovene scriveva nel suo “Viaggio in Italia”: «Quella di Brescia è una delle province più interessanti, contrastanti, sorprendenti d’Italia». Anche Piovene aveva visto lontano.


Brescia città aperta

Titolo: Brescia città aperta. Reportage da una capitale di cultura.
Autore: Marco Archetti
Editore: Enrico Damiani Editore, 2023

Genere: Saggi e inchieste
Pagine: 157
ISBN: 9791254560327

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Silvia Lorenzini

Bresciana, laureata in Lettere Classiche presso l'Università di Pavia. Ha trascorso anni a girovagare fra la Germania e l'Inghilterra per ragioni di studio, di lavoro e di amore. Dal 2005 insegna Italiano e Latino in uno dei licei cittadini. Appassionata di storia locale, adora la montagna, la musica, i libri e non saprebbe vivere se le mancasse anche solo una di queste tre cose.

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