Il restauro digitale per riscoprire episodi dimenticati: “Le storie di San Bernardino da Siena negli affreschi di San Giuseppe a Brescia”

Recensione di Francesca Cocchi per Brescia si legge

Le numerose chiese che costellano le vie del centro di Brescia possono essere considerate come dei veri e propri musei in miniatura in quanto ospitano opere pittoriche e scultoree di eccezionale valore, che sono però spesso state trascurate per lungo tempo. È questo il caso degli affreschi che impreziosiscono il secondo chiostro del celebre complesso monastico di San Giuseppe, uno dei più importanti luoghi di culto bresciani, “nascosto” in un vicolo a nord di Piazza della Loggia. Le trentadue lunette dedicate in prevalenza a episodi della vita di San Bernardino da Siena, affrescate nel Seicento, si presentano infatti oggi in uno stato di estremo degrado dovuto alle ingiurie del tempo e all’incuria degli uomini.

Le storie di San Bernardino da Siena negli affreschi di San Giuseppe a Brescia” (Fondazione Civiltà Bresciana, 2020 – acquista qui), curato da Alberto Vaglia, restituisce attraverso un restauro digitale l’originale splendore degli affreschi dedicati a San Bernardino da Siena, celebre predicatore francescano molto attivo e popolare anche in Lombardia all’inizio del Quattrocento. I quattro articoli introduttivi e il preciso commento iconografico completano un’opera che, proprio partendo dagli affreschi “riscoperti” offre uno studio approfondito sulla figura del santo senese e sul suo legame con la città di Brescia.

San Bernardino, santo predicatore e taumaturgo

La prima parte del volume si articola in quattro saggi che presentano San Bernardino e le sue predicazioni nel territorio lombardo (“San Bernardino da Siena. Qualche nota sulla vita e l’apostolato”, di Fra G. Colombo), il legame con Papa San Giovanni XXIII (“Bernardino da Siena. Il santo prediletto di Papa San Giovanni XXIII” di E.V. Ottolini), il ruolo nella creazione del primo grande ospedale a Brescia (“La travagliata origine della crociera di San Luca L’Hospitale Magnum” di R.P. Galli) e l’evoluzione iconografica del santo francescano nelle rappresentazioni bresciane (“La diffusione dell’iconografia di san Bernardino da Siena nelle raffigurazioni pittoriche del territorio bresciano” di A. Loda).

San Bernardino (1380-1444), entrato nel convento di San Francesco a Siena nel 1402, iniziò una lunga attività di predicazione in varie città d’Italia. Lo studio dei teologi del passato e il contatto con il mondo contadino resero le sue prediche contro i vizi e l’usura ricche di dottrina religiosa e allo stesso tempo facilmente comprensibili dal popolo. La sua opera di divulgazione della fede fu molto apprezzata non solo dai contemporanei, ma anche da Papa San Giovanni XXIII che vedeva nel suo metodo pastorale un modello da seguire, tanto da voler riconoscere il santo senese come “Dottore della Chiesa”.

San Bernardino è oggi ricordato anche per la diffusione del trigramma del nome di Gesù, da lui reso più accattivante grazie all’aggiunta di simbolismi e decorazioni in voga nell’epoca medievale, e la riforma dell’ordine francescano che incoraggiava la formazione teologica dei frati. Inoltre, in quanto santo taumaturgo, il suo nome è spesso collegato a quello di importanti ospedali, come l’Ospedale di S. Spirito e di S. Luca della Misericordia di Brescia.

L’iconografia bresciana di San Bernardino e gli affreschi in San Giuseppe

La canonizzazione di San Bernardino nel 1450 segnò la nascita di nuove forme di devozione, testimoniate dalle numerose rappresentazioni pittoriche del santo, ampiamente diffuse anche nella provincia di Brescia. La sua iconografia in area bresciana è caratterizzata nel Quattrocento da tratti austeri che diventano più accattivanti nel Cinquecento.

La sua figura, facilmente identificabile per la presenza del trigramma, è accostata nel corso del Seicento a quella di santi invocati in caso di pestilenze; a partire dal Settecento le rare raffigurazioni del Senese, testimonianza di culto sempre meno radicato, mostrano un quasi totale abbandono dei tratti austeri caratterizzanti.

A Brescia, una delle più importanti attestazioni di devozione verso San Bernardino è rappresentata dalle lunette affrescate nel secondo chiostro del monastero di San Giuseppe, realizzate nel Seicento da mani diverse, tra le quali è stata riconosciuta quella di Antonio Gandino.

Il restauro digitale curato dagli Amici della Fondazione Civiltà Bresciana consente di apprezzare la grande vivacità cromatica delle opere pittoriche e la cura per i dettagli e per la prospettiva. Le lunette erano inoltre accompagnate da didascalie – anch’esse restaurate digitalmente – che testimoniano la grande attenzione nel rappresentare con esattezza gli episodi della vita del Santo francescano.

Il restauro digitale, uno stimolo per il restauro reale

“Le storie di San Bernardino da Siena negli affreschi di San Giuseppe a Brescia” coglie lo spunto offerto dal restauro digitale degli affreschi per realizzare un accurato approfondimento sulla vita del Santo senese e sul suo legame con la città di Brescia. La scelta editoriale adottata nella seconda parte del volume consente inoltre di confrontare in due pagine affiancate lo stato di degrado attuale degli affreschi (sulla sinistra) e la ricostruzione digitale di quello che doveva essere il loro aspetto nel Seicento (sulla destra).

Il restauro digitale non si presenta come un’alternativa al restauro reale, ma diventa uno stimolo nuovo e concreto per affrontare il problema della riqualificazione e della valorizzazione di opere d’arte che rischiano di essere del tutto cancellate da troppi anni di incuria condannando all’oblio anche le storie e i personaggi di cui queste opere sono custodi e testimoni.


San Bernardino da Siena negli affreschi di San Giuseppe a Brescia

Titolo: Le storie di san Bernardino da Siena negli affreschi di San Giuseppe a Brescia
Curatore: Alberto Vaglia
Editore: Fondazione Civiltà Bresciana, 2020

Genere: Saggio
Pagine: 125
ISBN: 9788855901260

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Francesca Cocchi

Nata nel 1996 è cresciuta in Valle Camonica e ha studiato tra Padova e il Belgio; dopo la laurea magistrale in lettere classiche, si stabilisce a Brescia. Filologa di formazione, predilige da sempre i grandi classici, ma non si lascia intimorire dagli autori contemporanei. Di carattere introverso, si trova a suo agio tra i libri e al tavolo di un buon ristorante.

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