Nata contro, di Francesca Nodari: la scrittura come attraversamento del male nella storia lacerante di una moderna Antigone

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Non ci sono ragioni che possano giustificare il darsi di un male che l’uomo, in quanto ‘legno storto’, può nel­la sua libertà decidere di abbracciare e di perpetrare. Di infliggere reiteratamente restituendo l’immagine di una spirale che scende sempre più in profondità. Senza esitazioni. Senza timore e rispetto per chi, non per cosa, ti sta di fronte.

Francesca Nodari, Nata contro, pag. 14

Di fronte allo scandalo del male, teoricamente, ci sarebbe poco da dire: il male esiste, tocca tutti noi e colpisce, indifferentemente, giusti e ingiusti, innocenti e malvagi. Prenderne atto fa parte dell’esistenza e la questione potrebbe chiudersi qui.

Ma l’essere umano non si rassegna di fronte a questa constatazione e da sempre cerca un motivo che spieghi il perché di ciò e cerca, se possibile, un senso al dolore che il male produce.

Francesca Nodari, filosofa bresciana, direttrice scientifica del festival Filosofi lungo l’Oglio, nel suo interessante prosimetro “Nata contro” (Mimesis Edizioni, 2026) riprende il filo di una ricerca eterna che, qui reinterpretata in chiave moderna e inserita in un contesto di temi attualissimi, tenta una risposta alla domanda mai soddisfatta: da dove scaturisce il male? Perché esiste? Qual è il senso, se vi è un senso, nella sofferenza? Come agire davanti all’affronto dell’ingiustizia che colpisce l’innocente?

Non c’era da rivendicare la giusta sepoltura di Polinice, ma la pietas nei confronti di un uomo ridotto in fin di vita con l’aggravante che, quell’uomo, incar­nava il potere disgustoso di Creonte; che quell’uomo, che era suo padre, l’aveva rimossa dalla sua vita, come se lei fosse già morta.

Francesca Nodari, Nata contro, pag. 43

Antigone, è noto, è la protagonista dell’omonima tragedia di Sofocle. Etimologicamente, essa è “nata contro” in quanto il suo nome nasce dall’unione di  ἀντί  (“contro”) e γόνος (“nascita”, “stirpe” o “discendenza”).

Figlia di Edipo, su di lei, come sui suoi fratelli, pesa la maledizione delle colpe paterne: Edipo, come l’oracolo aveva predetto alla sua nascita, ha ucciso il padre Laio e sposato la madre Giocasta. Inconsapevolmente, senza rendersi conto di quanto faceva, ma senza che ciò allevi la gravità delle sue azioni. E proprio in questo consiste la tragicità di Edipo che, quando finalmente vede la mostruosità di quello che ha commesso, decide di accecarsi, come in uno spaventoso contrappasso.

Le colpe dei padri ricadono sempre sui figli. Eteocle e Polinice, fratelli di Antigone, entrano in contrasto per il dominio di Tebe e si danno reciprocamente la morte nello scontro finale di una guerra fratricida. Ma Creonte, il nuovo tiranno di Tebe, impedisce la sepoltura di Polinice, ritenuto da lui traditore della patria, mentre onora e seppellisce il fratello Eteocle.

Antigone si ribella all’editto di Creonte e, pur sapendo che il suo gesto le costerà la condanna a morte, tributa gli onori funebri al corpo del fratello.

Antigone è anche la protagonista del libro di Francesca Nodari. Il suo vero nome, in realtà, è Dolores e davvero si può affermare che in questo caso, come recita il detto latino, nomen est omen, perché nel suo nome sta già scritto il suo destino.

Antigone-Dolores è una ex-figlia, così almeno l’ha definita il padre abusante che, dopo averla maltrattata e cresciuta nella violenza, l’ha rinnegata di fronte a tutti e di fronte a se stessa. Per una di quelle bizzarre circostanze che la vita spesso presenta (talvolta anche alquanto crudeli), Antigone è chiamata ad assistere il padre nelle settimane finali della sua vita, dal momento che nessun altro sembra disposto a farlo. Dolore e dovere, odio e pietà si intrecciano nell’animo di Antigone in una sorta di viluppo inestricabile che non potrebbe essere sciolto semplicemente rifiutando il destino, tragico quanto quello di Edipo anche se in modo diverso, che la mette nelle condizioni di compiere quello che non vorrebbe mai fare.

Tutte le cose contraddittorie e storte che gli uomini avvertono sono chiamate la schiena di Dio. La sua faccia, invece, dove tutto è armonia, nessun uomo la può vedere

Francesca Nodari, Nata contro, pag. 52 (citazione di M. Buber, I racconti dei Chassidim)

Il rimando alla tragedia sofoclea non è un semplice espediente letterario, ma la struttura portante del libro. Come l’Antigone di Sofocle si ribella all’editto di Creonte per scegliere la strada della pietas, così anche Dolores è chiamata a scegliere. La strada del rifiuto e dell’odio resterebbe percorribile di fronte a un padre-padrone che incarna ai suoi occhi il potere odioso del tiranno Creonte.

Ma se l’Antigone di Sofocle afferma eroica in un celeberrimo verso “Οὔτοι συνέχθειν, ἀλλὰ συμφιλεῖν ἔφυν” ( “Non sono nata per condividere l’odio, ma l’amore”), Dolores, non riuscendo ad abbracciare pienamente l’amore, sceglie almeno di rifiutare l’odio. Antigone, nata contro, generata e cresciuta in odio al padre, trova il coraggio di opporre al male l’assenza del male, la paolina spes contra spem che la induce a resistere e lottare contro ogni logica evidente.

Due giovani donne, due storie di eroica resistenza e di coraggio, due gigantesche tragedie del dolore.

Nata contro” appartiene a questa rara categoria di opere in cui la scrittura non è solo un atto creativo, ma un gesto di sopravvivenza, una forma di resurre­zione. È il cammino di una donna che, scegliendo la parola, ha scelto di vivere. Leggere queste pagine si­gnifica sostare dinanzi al dolore senza arretrare, guar­dare l’abisso senza esserne inghiottiti, riconoscere nel male la possibilità – ardua, dolorosa, ma reale – della trasformazione

Maria Rita Parsi, Nata contro, pag.5

Il libro stesso, il racconto della propria esperienza esistenziale diviene per Dolores un modo per attraversare il male e provare a procedere oltre. L’autrice (Dolores? Antigone?) smentisce esplicitamente il luogo comune più rassicurante che esista: il tempo non guarisce.

Trovare la forza di scavare nel proprio passato richiede, ancora una volta,  coraggio e anche così il gesto resta doloroso nel corpo prima ancora che nella mente: nell’atto della scrittura le mani  tremano, il battito  accelera, il respiro si fa corto. Ricordare, scrive Nodari, espone al rischio di essere risucchiati dal passato, da cui la necessità di una distanza di sicurezza, affidata alla terza persona narrante, per evitare che ciò che è sepolto nelle “stanze della memoria” riemerga con una forza capace di annientare.

Scrivere, per Dolores-Antigone, significa sondare il caos dell’esistenza, nella contraddizione dei propri sentimenti, in un’assenza di bussola che rischia di far affogare; ma proprio in quello scavo si trova, paradossalmente, uno scoglio a cui aggrapparsi: trasformare il dolore della scrittura nell’ unico argine possibile contro un dolore che dilagherebbe senza forma.

Il male esiste, dunque, ma è possibile non farsi schiacciare dalla sua presenza.

Il passato certamente non è più nelle nostre mani, immodificabile, ma non deve determinare il nostro futuro.

“Nata contro” si legge in poche ore, ma lascia interrogativi che restano a lungo. Un libro breve e denso, una raffinata prosa lirica che intreccia narrazione, riflessione e citazione colta, senza offrire soluzioni, ma indicando una direzione. Spes contra spem . Per questo Antigone è nata contro.


Titolo: Nata contro
Autore: Francesca Nodari,
Editore: Mimesis Edizioni, 2026

Genere: romanzo psicologico
Pagine: 76
EAN:9791222326900

Silvia Lorenzini

Bresciana, laureata in Lettere Classiche presso l'Università di Pavia. Ha trascorso anni a girovagare fra la Germania e l'Inghilterra per ragioni di studio, di lavoro e di amore. Dal 2005 insegna Italiano e Latino in uno dei licei cittadini. Appassionata di storia locale, adora la montagna, la musica, i libri e non saprebbe vivere se le mancasse anche solo una di queste tre cose.

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