“L’atomo sfuggente”: un brillante noir ricco di intrighi e di fisica nel romanzo d’esordio di Alan Zamboni
Letto e recensito da Chiara Massini per Brescia si legge
La matematica è il mondo dei sogni, nessuno chiede a un sogno di essere aderente alla realtà. Poi però ti svegli e, quando apri gli occhi, è con la fisica che ti tocca fare i conti. La fisica è esigente, mica costruisce castelli per aria, nel piatto non ci possono essere cose astratte, nel suo menù si può ordinare solo la realtà.
Alan Zamboni, L’atomo sfuggente
16 ottobre 1971. Teo, giovane studente di matematica, è preoccupato. Quella mattina alle 10 aveva appuntamento con il suo ex professore di fisica al Liceo Calini, dove l’uomo insegna, ma di lui non c’è traccia. Non solo non si è presentato all’incontro, ma nessuno sembra sapere dove sia finito. Un’assenza inspiegabile, resa ancora più inquietante dalla strana telefonata ricevuta il giorno prima: Colombo appariva agitato, aveva un’urgenza improvvisa di parlare con il suo vecchio allievo. Che fine ha fatto allora e in quali affari è coinvolto?
Si apre così “L’atomo sfuggente” (Mondadori, 2025), romanzo d’esordio del bresciano Alan Zamboni, un brillante giallo con tinte noir che affonda le sue radici nella storia della fisica, popolato da agenti in incognito, messaggi in codice e ricerche sulle particelle subatomiche. Un viaggio che si sviluppa lungo un filo invisibile che unisce Brescia, Roma e Milano.
Un professore scomparso
Aldo Colombo è, per chi lo conosce, un innocuo professore di fisica in un liceo cittadino. Uomo schivo e solitario, passa le sue giornate tra la scuola e le sue ricerche di meccanica quantistica. Non ha legami, o almeno, nessuno ne è a conoscenza. È un soggetto velato da sempre da un’aura di mistero e paranoico. Basti pensare che, per andare al lavoro, percorre ogni giorno una strada diversa. Vive in un appartamento anonimo affacciato sui binari della ferrovia e guida una Prinz marrone di una “bruttezza rara”.
Quando scompare senza lasciare traccia, l’unico a preoccuparsi davvero è il suo vecchio alunno Teo, con il quale aveva appuntamento. Il giovane non si da pace perché, anche se il professore era sempre stato un tipo strano, non si sarebbe mai allontanato senza avvisare nessuno. In ansia per le sorti dell’uomo, il ragazzo chiede aiuto alla sua amica Deianira, giovane insegnate di origini ungheresi dal fisico statuario e dalla mente acuta, che fin da subito si rivela preziosa per le indagini. Non solo per la sua perspicacia e fiuto investigativo, ma anche perché sembra sapere molto più di quanto lasci intendere. La sua mente è costantemente al lavoro per trovare la soluzione all’enigma e mettere insieme tutti i pezzi, grazie anche alle sue numerose conoscenze a Brescia, dal giornalista Valente Rinaldi all’ispettrice Caterina Caruso.
Teo e Deianira, però, ignorano di essere finiti in una storia più grande di loro, che ha inizio negli anni ’30 quando a Roma nacque il laboratorio di via Panisperna, a capo del quale c’erano nientepopodimeno che Enrico Fermi ed Ettore Majorana.
Storia della fisica
La fisica è come un gatto guardingo e schizzinoso. Annusa critico prima di provare a dare la prima leccata di assaggio.
Alan Zamboni, L’atomo sfuggente
Il secondo livello narrativo de “L’atomo sfuggente”, che accompagna i protagonisti fino alla fine, ci riporta indietro di quarant’anni, ad un momento cruciale non solo per la storia della scienza ma anche per l’umanità. In via Panisperna 89/A, un gruppo di giovani fisici guidati dal genio di Enrico Fermi dà vita a ricerche che rivoluzioneranno la fisica moderna: dallo studio teorico alle prime indagini sui nuclei atomici. In quel laboratorio nasceranno scoperte fondamentali, due premi Nobel e, soprattutto, le basi per la costruzione della bomba atomica.
Nel gruppo è presente anche un personaggio singolare, un genio, destinato a entrare nella leggenda per la sua improvvisa scomparsa durante una traversata in mare: Ettore Majorana. Di lui non si seppe più nulla. Una sparizione che, nel romanzo, risuona inquietantemente simile a quella del professor Colombo. Ma se non fosse andato troppo lontano? Se il suo destino fosse legato, in qualche modo, a ciò che sta accadendo a Brescia nel 1971?
Alan Zamboni, laureato in Ingegneria e Lettere Moderna, dal 2013 si occupa di divulgazione scientifica, approfondendo temi di Fisica e Astronomia, tramite il suo canale YouTube Curiuss, che vanta più di duecentomila iscritti. Anche nel suo romanzo, ripercorre gli anni più caldi della storia della fisica, materia affascinante, quanto sfuggente, fatta di tentativi, errori e intuizioni improvvise.
Un percorso che rispecchia da vicino anche l’indagine narrativa, condotta su più piani e attraverso punti di vista differenti.
Una Brescia noir ma molto reale
Sullo sfondo c’è Brescia che emerge con le sue vie e le sue contraddizioni, avvolta da atmosfere a tratti noir e fumose. Una città “perfetta perché non era casa e non faceva nulla per sembrarlo. Non ammiccava, non ti faceva l’occhiolino con scorsi accattivanti. Faceva la sua vita e non si curava di te, non era lì per darti conforto o per soddisfare il tuo ego”.
Una città attrattiva, anche se nessuno lo avrebbe detto con orgoglio, che per qualche giorno diventa il teatro di un mistero capace di intrecciare scienza, storia e destino.
Tra personaggi che riemergono dal passato, desideri di vendetta mai sopiti e segreti sepolti sotto decenni di silenzio, “L’atomo sfuggente” si rivela un romanzo ricco di spunti e sottotrame che tengono i lettori e le lettrici con il fiato sospeso fino alla fine. Così come numerosi sono i colpi di scena e i personaggi che ruotano attorno alla vicenda e che danno colore e profondità alla storia.
Il libro è anche un invito a interrogarsi su quanto il sapere possa essere, allo stesso tempo, salvezza e condanna, e su quanto, talvolta, ciò che davvero sfugge non sia l’atomo, ma la verità stessa.

Titolo: L’atomo sfuggente
Autore: Alan Zamboni
Editore: Mondadori, 2025
Genere: Giallo
Pagine: 368
ISBN: 9788804800439
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