“Fino all’ultimo respiro”: l’onda d’urto del Covid raccontato da due fisioterapiste-guerriere bresciane

Recensione a cura di Chiara Massini per BresciaSiLegge.it

Si potrebbe trasformare tutto l’ospedale in “struttura Covid” e non sarebbe comunque abbastanza.

da “Guerriere: fino all’ultimo respiro”, di Laura Frassine e Gaia Tentolini

Una tuta bianca, calzari, guanti, visiera e mascherina. Passi felpati e rumori attutiti. Non una voce e nemmeno un movimento, se non quello di un petto che con difficoltà si alza e si abbassa. Nelle orecchie solo il bip ritmico delle macchine e nelle narici un odore di plastica, mista a sudore e calore. Un ambiente asettico e impersonale. Strade deserte e nel cielo un elicottero.

No, non è la scena di un film apocalittico o un racconto di Isaac Asimov, e non è nemmeno il momento nel film Il laureato in cui il protagonista, vestito da palombaro, si ritrova a scandagliare il fondale di una piscina, non percependo niente intorno a sé.

Questa è la realtà, questo è quello che è accaduto a partire da febbraio 2020 nel mondo e soprattutto vicino a noi. E lo ritroviamo nel racconto di due fisioterapiste bresciane, Laura Frassine e Gaia Tentolini, in campo per aiutare con il loro lavoro migliaia di persone provate dalla malattia conosciuta come Covid-19. Le loro storie sono state raccolte nel libro “Guerriere: fino all’ultimo respiro” (Marco Serra Tarantola, 2020) e ci aprono una finestra su quello che è accaduto negli ospedali bresciani durante la pandemia.

Due fisioterapiste nei reparti Covid dell’ospedale di Chiari

Fuori dalle nostre case è andato in scena qualcosa di surreale, a tratti da film dell’orrore. La sensazione di essere soli sulla terra ci ha accompagnati ogni volta che uscivamo per fare la spesa o per andare al lavoro. L’idea che fossimo giunti alla fine del mondo ci ha accarezzato per giorni e giorni. Ma in certi luoghi, gli ospedali, che per fortuna la maggior parte di noi non ha visto, qualcuno ha vissuto sulla propria pelle giornate angoscianti, flebili respiri, strette di mano che poi tanto strette non erano, parole che affioravano a fatica sulle labbra tagliate, visi distrutti dalle ore passate stesi proni sul materasso antidecubito.

Questo qualcuno sono Laura e Gaia che, attraverso la loro voce, ci rendono partecipi delle ore passate ad aiutare con il loro lavoro di fisioterapiste i pazienti ricoverati in rianimazione o nei reparti di medicina, che sono sorti come funghi durante la fase più critica dell’emergenza quando anche i reparti ordinari sono stati convertiti in reparti Covid perché la mole di pazienti era enorme.  

Laura Frassine: poter finalmente dare una mano

Il primo racconto, quello di Laura Frassine, ci fa conoscere le persone che lei ha cercato di aiutare, dal primo giorno in cui ha indossato quella tuta bianca e ha potuto finalmente dare una mano.

Lei stessa sottolinea questa parola, finalmente, perché in lei e nei suoi colleghi c’era sì la paura di ammalarsi, ma era più forte il bisogno di aiutare, piuttosto che assistere impotenti al dramma che si stava consumando nei reparti coinvolti. Ricorda le donne e gli uomini che ha cercato di aiutare, pazienti con gli occhi chiusi e il volto sofferente per la fame d’aria, ma con la forza di stringere una mano o sussurrare semplici parole come forma di ringraziamento. Ricorda chi ce l’ha fatta e dopo settimane di ricovero ha potuto tornare dalla sua famiglia, ma anche chi purtroppo ha dovuto cedere alla malattia. E nonostante questo ha lottato fino alla fine.

Indelebile è scolpito nella sua memoria l’odore che attraversava la sua mascherina FFP2, e che per lei rappresenterà per sempre questo mostruoso virus, non visibile ad occhio nudo. Ma la sua storia è densa anche di emozioni, lacrime e risate tra colleghi a fine turno, perché come dice lei stessa:

Se il mio lavoro fosse una mera mobilizzazione penso che un robot potrebbe velocemente prendere il mio posto, per fortuna invece entrano in gioco le emozioni, il contatto fisico, l’empatia e tante altre qualità che non possono essere sostituite; e che certamente in questa situazione mi si possono anche ritorcere contro, ma non ci rinuncerei mai.

Laura Frassine

Gaia Tentolini: oltre il suono perforante delle sirene delle ambulanze

Per Gaia Tentolini, invece, quei mesi sono stati un dolore doppio, perché, oltre al suo lavoro di operatore sanitario, ha dovuto assistere il padre colpito da ictus. Si è ritrovata a viaggiare tra 4 province lombarde, per aiutare i suoi pazienti, sostenere la madre e accudire il padre malato.

Sono state giornate pesanti fisicamente e mentalmente, ma per fortuna, quando tornava a casa la sera, c’erano le sue due colonne ad attenderla, il marito e il figlio, con un piatto caldo e un bicchiere di vino. Le sue peregrinazioni per l’autostrada sono state scandite da numerosi controlli, troppi groppi in gola, lacrime non sempre trattenute e intorno a lei solo il deserto di un mondo piegato dal dolore.

Tutto in regola, tranne lo scenario di desolazione. Un clima surreale, una situazione quasi angosciante lungo la strada. L’angoscia si manifesta ogni volta che in lontananza sento il suono di una sirena di ambulanza. Il suono si avvicina e mi perfora le orecchie. Un suono che è la colonna sonora della pandemia che stiamo vivendo.

Gaia Tentolini

Ne usciremo come noi decideremo di uscirne

Entrambe non vogliono essere chiamate eroine perché hanno fatto semplicemente il loro lavoro, quello per cui hanno studiato e che amano. Come è normale, hanno avuto paura ma è poi prevalso il coraggio e la speranza. Così come la gratitudine non solo nei confronti della famiglia e dei colleghi ma anche di tutte quelle persone che dall’esterno hanno reso le giornate un pochino migliori, regalando sushi, pizza e biscotti, ma anche soluzioni idroalcoliche in confezioni griffate e, ancora, calze drenanti per defatigare le gambe.

Sono convinte che non ci sarà un cambiamento radicale nelle persone, come hanno letto per molti mesi nei post sui social, ma sperano almeno di tornare alla normalità con un’attitudine migliore nei confronti della vita e dando valore alle cose importanti, gli affetti prima di tutto.

Ma è vero che, come dice Gaia alla fine, ognuno di noi deciderà come uscirne.


Titolo: Guerriere: Fino all’ultimo respiro
Autore: Laura Frassine e Gaia Tentolini
EditoreMarco Serra Tarantola Editore, 2020

Genere: Memoir
Pagine: 64
Isbn: 9788867772834

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