Brigadiere del Carmine 4: il cuore di Brescia tra l’influenza spagnola e la nascita del fascismo

Recensione a cura di Katiu Rigogliosi per BresciaSiLegge.it

Mentre il brigadiere prova ad elaborare un lutto provocato dall’influenza spagnola, il corpo di una giovane sartina viene ritrovato sulla sponda del Garza, il fiume che attraversa il Carmine. Anche questa volta, il brigadiere Francesco Setti sarà chiamato ad indagare accompagnando il lettore, tra spacciatori di cocaina ed aborti clandestini, nelle viscere di una Brescia piena di contraddizioni e di fervore raccontata nei mesi che precedono la Marcia su Roma e l’avvento del fascismo.

“Il delitto del Garza” (LiberEdizioni 2020 – acquista qui) è il quarto capitolo della saga che vede protagonista l’amato carabiniere Francesco Setti e cioè il brigadiere del Carmine frutto della penna di Enrico Mirani. Pubblicato nell’agosto 2020, “Il delitto del Garza” è ambientato nel 1922 e segue l’esordio “Il brigadiere del Carmine. Due indagini nella Brescia della Belle Époque” (ambientato nel 1909), “Delitto di paese” (ambientato nel 1915) e “Un pescecane per il brigadiere del Carmine” (ambientato nel 1917), tutti pubblicati con l’editore bresciano LiberEdizioni.

Brescia tra l’influenza spagnola e l’avvento del fascismo

“La politica era una delle rovine dell’Italia insieme ai disonesti di tutte le classi, pensava il brigadiere”.

“Il delitto del Garza”, Enrico Mirani

In questo romanzo non si parla espressamente di politica, ma si racconta il periodo pre-fascista prima della Marcia su Roma, quando Benito Mussolini col suo partito rivendicò la guida di un paese ancora provato per le conseguenze della recente Prima Guerra Mondiale.

Le pagine cominciano a scorrere presentandoci un Brigadiere triste, sconvolto dalla perdita della sua amata fidanzata per via dell’influenza spagnola (che, letto in questo periodo di pandemia mondiale da Covid-19, è una stilettata nel petto).

Ben presto però dovrà rimboccarsi le maniche per risolvere l’omicidio di una giovane, il cui corpo è stato trovato riverso nel Garza, il fiume che attraversa la città, nel quartiere del Carmine. 

La donna non ha parenti se non lontani nella bassa provincia, ha un lavoro da sartina e non ha contatti con la piccola malavita del quartiere: come mai allora è stata uccisa? E’ stata per caso testimone di qualche atto a cui non avrebbe dovuto assistere? E’ proprio facendosi queste domande che il Brigadiere Setti si imbatte in un altro cadavere, quello di un’altra giovane donna suicidatasi gettandosi dalle mura del Castello. Ma è stato veramente un suicidio? O per caso i due casi sono collegati tra loro?

Un’indagine con un finale inaspettato

Risalirono via Mazzini, presero via Trieste, piazzetta Tito Speri, contrada Sant’Urbano e infine uno dei viottoli che portavano in Castello. “Che magnifica vista da qui, davvero una bella città Brescia”.

“Il delitto del Garza”, Enrico Mirani

Setti si ritroverà ad indagare intralciato dal commissario di polizia Guidoni, suo eterno rivale in amore negli anni precedenti, ma aiutato da un giovane istruttore, Paolo Bedin, appena trasferitosi dal Veneto. Insieme, questa nuova squadra investigativa – tanto diversa quanto simile per modi di approcciarsi alla vita – si ritroverà a dover fronteggiare un grande spaccio di cocaina ed un giro losco di false levatrici, ovvero donne che, a poco costo, eseguivano aborti clandestini alle giovani donne che non potevano permettersi, per i più svariati motivi, di badare ad un figlio.

Il finale sarà completamente inaspettato, coinvolgendo persone distinte e completamente insospettabili agli occhi del lettore.

La Brescia del tempo riportata in vita con passione e curiosità

Come nei precedenti romanzi di Enrico Mirani, la Brescia del tempo (ed in particolare le atmosfere e i costumi popolani) è la vera protagonista del romanzo.

In questa quarta opera della serie, oltre al consueto lavoro di ricostruzione dell’ambiente e delle strade cittadine per com’erano al tempo (come al solito al termine del romanzo è presente una planimetria cittadina in cui le strade sono nominate con i nomi dell’epoca e con quelli attuali), non mancano tra le pagine alcune piccole curiosità e riferimenti storici ben precisi.

Sapevate, per esempio, perché le Campane della Memoria, attualmente presenti nella chiesa di Santa Maria delle Consolazioni, si chiamano Maria Teresa, Antonia e Teresa? Perché questi erano i nomi di alcune popolane che in guerra avevano perduto alcuni dei loro figli, e pensando a loro e ai nostri caduti vennero benedette ricordandole proprio nel 1922.

Oppure eravate a conoscenza del fatto che, dal 4 settembre al 10 ottobre 1915, il Duce era stato ospitato nell’Albergo Due Leoni in corso Magenta?

Una città piena di contraddizioni e di fervore

La Brescia che ci viene presentata in questo libro ha proprio questa doppia faccia.

Da una parte il popolo, martoriato da una guerra che lo ha lasciato senza niente, che cerca di rialzarsi a forza e di riprendere in mano la propria vita, il proprio lavoro, i propri affetti. Con fabbriche ed operai che cominciano a puntare i piedi per far valere i propri diritti, negozianti e ristoratori che cominciano a rivedere clienti e tavoli imbanditi.

Dall’altra il retro della medaglia, quella parte di popolo che in camicia nera che marcia, che vuole un’altra guerra, che alza il pugno credendo di fare il bene del paese e non sapendo che lo porterà alla rovina.

Perchè questa era la Brescia dei primi anni Venti.

Una città piena di contraddizioni e di fervore all’alba della Marcia su Roma del 28 ottobre 1922, che avrebbe cambiato tutto.


Titolo: Il delitto del Garza. Brescia 1922
AutoreEnrico Mirani
EditoreLiberEdizioni, 2020

GenereGiallo
Pagine: 198
Isbn: 9788885524798

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