Un viaggio inquietante e documentato nel neofascismo bresciano, nel libro-denuncia di Federico Gervasoni

«C’è un lungo filo nero che da tempo percorre avanti e indietro le strade e i vicoli di Brescia. Parliamo di un filo che affonda le sue origini storiche e ideologiche nei dolorosi anni Settanta e che oggi attraverso il web tiene assieme la violenza politica, la criminalità e le curve dello stadio … Nella mia attività da cronista, ho cercato più volte di denunciare questa spirale di violenza … L’ho fatto riportando nomi e cognomi e probabilmente per questo sono stato sin da subito preso di mira»

Federico Gervasoni

A un anno dalla prima uscita il libro di Federico Gervasoni sul neofascismo bresciano, recentemente ristampato dall’editore Liberedizioni dopo il sold out della prima edizione, continua ad essere un punto di riferimento nel dibattito cittadino – nonostante Covid-19 abbia provocato l’interruzione del tour dell’autore.

Recensione di Cristina Bono per Bresciasilegge.it

Sentiamo parlare di fascismo come se fosse un fenomeno lontano, da cui siamo al riparo: una sicurezza dettata da decenni di democrazia, vigilati dalla nostra Costituzione repubblicana.

Eppure, è proprio in questo clima assopito e dalle redini allentate che abbiamo permesso che episodi di stampo fascista si verificassero di nuovo, senza chiamarli con il loro nome: episodi sotto mentite spoglie. Come è infatti possibile che nel ventunesimo secolo si parli ancora di fascismo?

Gervasoni ci dice che non solo è possibile, ma è doveroso. Lo fa con i dati alla mano, grazie alle inchieste giornalistiche che l’hanno guidato per anni anche e soprattutto nella realtà bresciana, “giocando in casa”; lo strumento impiegato è quello inflessibile della denuncia.

“Il cuore nero della città. Viaggio nel neofascismo bresciano”, l’inchiesta del giovane giornalista bresciano (classe ’91) Federico Gervasoni, solleva il velo di Maya del neofascismo bresciano.

“È la legge numero 645 del 20 giugno 1952 quella che vieta di ricostituire il partito fascista. Una legge molto semplice che ha un titolo un po’ meno facile: “Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione”. Sembra scritta per essere applicata a Brescia dove, tra saluti romani, slogan e ricordi, le cene bresciane della disciolta Avanguardia Nazionale sono da parecchio tempo l’occasione per ritrovarsi, cantare il vecchio inno, sfoggiare i tradizionali simboli runici e ricordare i camerati morti in battaglia”

Federico Gervasoni

L’inchiesta di Gervasoni

Pubblicata originariamente da Liberedizioni nel 2019 (con una ristampa a inizio 2020), l’inchiesta di Gervasoni ci racconta come, in una realtà già ferita dallo stragismo nero e nonostante questo, organizzazioni divenute fuori legge come Avanguardia Nazionale così come altri gruppi più recenti ma altrettanto nostalgici, abbiano appuntamenti fissi che sono il pretesto per commemorare altri tempi e fare propaganda politica. Al contempo, le tifoserie nel mondo del calcio – nonché determinati ambienti musicali e scolastici – sono un bacino prezioso dell’estremismo di destra, dove si arruola manodopera “fresca” utile alla causa. ‘Manodopera’ che non si tira indietro di fronte all’uso della violenza, ed anzi ne costruisce il proprio vanto.

Tanti diversi episodi di cronaca, apparentemente isolati e dunque meno allarmanti, trovano nelle inchieste condotte un denominatore comune: il tentativo di affermazione di un’ideologia di matrice nera e la necessaria individuazione di un nemico, che ne legittima il pensiero e la sedicente autorità.

Il ruolo della memoria

Collegando tutti i punti del “filo nero”, Gervasoni riesce a ricostruire tale fenomeno, le cui radici sono rimaste saldamente legate al nostro territorio: silenti per un po’, il tempo di accusare il colpo, nell’attesa che la memoria si annebbiasse (a riprova del vero, anche quest’anno, immancabile, è giunta la proposta di dare un altro senso al 25 aprile), per ricostruire le basi su un terreno fertile: quello dell’indifferenza e dell’odio, sentimenti già sdoganati dalla politica di oggi.

Gervasoni ci rammenta che la memoria è la chiave di interpretazione di questo mondo ed è la miglior difesa che abbiamo, affinché non prenda il sopravvento il vuoto di valori: quello del mero antagonismo che rifiuta il confronto, quello della discriminazione che nega l’uguaglianza e quello della violenza che non può trovare spazio nel panorama del diritto e delle libertà.

Soprattutto, ci ricorda che, nella storia, c’è sempre stato qualcuno pronto a farci credere che esistano alternative migliori: la democrazia non è una conquista definitiva, è una scelta che va espressa costantemente, con convinzione, e questo libro è un’espressione coraggiosa, e sempre più necessaria, di questa scelta.


Autore
Federico Gervasoni
Casa editrice
Liberedizioni
Anno
2019 (II ed. 2020)
Genere
Saggio
Pagine
100
ISBN
9788885524644

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