Le avanguardie del ‘teatro sociale d’arte’ a Brescia: un libro per scoprire il dietro le quinte di ‘Somebody’

ph. Tiberio Faedi

Recensione a cura di Andrea Franzoni per Brescia si legge

“Somebody, qualcuno, pronome indefinito singolare, indefinito come tante storie che nell’anonimato sono di grandezza esemplare, come tanti eroi comuni dei quali nulla sappiamo, come le storie di chi prova e cerca di vivere una vita dignitosa guardando il presente e il futuro con disperata speranza”.

Dietro i primi anni di attività di Somebody, culminati (per il momento) con il tutto esaurito dell’ottobre 2019 al Teatro Sociale di Brescia per la messa in scena dello spettacolo ‘Bestia rara’ con la partecipazione di 53 attori in gran parte non professionisti, c’è molto più di quello che un conoscitore mediamente distratto delle cose della nostra città può aver capito. C’è prima di tutto una visione preziosa ed evoluta, quella del ‘teatro sociale d’arte’, che ha trovato a Brescia un terreno incredibilmente fertile. E poi ci sono le storie delle molte decine di persone, spesso provenienti da percorsi difficili di marginalità sociale, che hanno trovato nei laboratori teatrali diretti da Beatrice Faedi un’occasione per mettere in gioco e riscattare loro stessi mettendo in scena le loro peculiarità in un percorso – allo stesso tempo – dalla forte valenza sociale ed artistica.

“Somebody. Teatro delle diversità”, edito da Grafo (2020), è un libretto celebrativo ricco di fotografie tratte dalle principali rappresentazioni eseguite nei cinque anni di vita del laboratorio, ma è anche un libro che contiene alcuni testi molto densi ed istruttivi che illustrano in maniera efficace le ragioni e la filosofia che sta dietro Somebody. Un “dietro le quinte” che permette anche ai non addetti ai lavori di comprendere appieno il valore di un’attività che va ben oltre al semplice svolgimento di un laboratorio teatrale, fosse anche con persone provenienti da percorsi difficili, e del relativo “saggio di fine anno”.

Teatro delle diversità

Per cominciare: cos’è Somebody Teatro delle Diversità?

Somebody è un progetto di teatro integrato aperto ad ogni diversità: nasce da una lunga storia, cominciata nel 2003, e collabora stabilmente con la Cooperativa La Rete, con altre realtà cooperative e con realtà istituzionali. I professionisti di Somebody Teatro sono anche attivi nelle scuole con progetti di educazione e inclusione pensati per bambini e ragazzi; Somebody ha inoltre ideato, insieme ad Antonio Audino, le giornate FuoriNorma intorno ad Arte e Diversità e ha curato e ideato, insieme a Corpus Hominis, il progetto CorpusTeatro.

Coordinatrice artistica del progetto e Presidente dell’Associazione è Beatrice Faedi, educatrice ed attrice teatrale, coadiuvata da uno staff corposo di assistenti volontari e professionisti. Tanti sono gli associati e, tra le molte attività di SomebodyTeatro, la più coinvolgente è il grande laboratorio annuale di Teatro Sociale (in media cinquanta iscritti di generazioni e provenienze diverse: studenti, educatori, professionisti, stranieri, ex senza fissa dimora, diversamente abili ecc. ecc.) che si conclude ogni anno con l’allestimento di uno spettacolo teatrale che debutta e replica a Brescia e in provincia.

Nello specchio del corpo imperfetto

Che tutto questo sia il risultato di una visione strutturata e con solide fondamenta sociali e artistiche lo illustra in maniera efficace Antonio Audino, noto critico ed autore di saggi sulla storia del teatro nonché ‘amico’ di Somebody, in uno dei brevi saggi che introducono il volume.

(a partire dagli anni ’80) è stato proprio il teatro più acclamato e riconosciuto, quello dei registi e dei coreografi internazionali più in vista, o meglio dei più attenti e sensibili tra di loro, a rendersi conto di quanto l’ambito di creazione strettamente professionale fosse diventato asfittico, inespressivo e poco efficace rispetto a un mondo scosso quotidianamente da sconvolgimenti, tensioni e conflitti. Non bastava più il corpo perfetto di un danzatore o la dizione adamantina di un’interprete a raccontare qualcosa che potesse essere più vicino a una quotidianità e a una comune esperienza sempre più complessa e dolorosa qual era ed è quella di oggi. E intanto il corpo, proprio il corpo, è sempre più diventato il luogo in cui le veloci trasformazioni della società si incarnano. (…) Era necessario allora che in scena entrassero altre presenze e altre figure, altre espressività fisiche che portassero con loro direttamente da un vissuto reale il segno forte di una maggiore aderenza alla vita.

“Nello specchio del corpo imperfetto”, di Antonio Audino (In “Somebody. Teatro delle diversità”)

Come illustra Audino, il bisogno di interrogare la realtà dei corpi nasce nell’ambito della ricerca teatrale ed artistica con l’obiettivo di ricercare una maggiore espressività ed una maggior aderenza alla vita reale, quella che precede e supera i canoni.

E’ per questo che il teatro d’avanguardia, ad un certo punto, decide di volgere il suo sguardo verso tutte quelle esperienze che utilizzano le tecniche teatrali con una valenza sociale e terapeutica: come modo per promuovere l’inserimento sociale o la riscoperta di sé da parte di persone che per qualsiasi motivo si ritrovano ai margini come disabili, persone con problemi di dipendenze, transessuali, ex carcerati, senzatetto, ex vittime di violenze.

Nasce così il “teatro sociale d’arte”: un teatro che coniuga la ricerca e l’espressività artistica con la valenza terapeutica e sociale, senza rinunciare alla resa artistica ma anzi traendo dalle differenze energia ed efficacia. Un teatro che trae potenza dal vissuto di ciascuno, ed in cui gli attori professionisti si mescolano naturalmente con i dilettanti e con le persone provenienti da percorsi terapeutici o da vissuti complessi traendone benefici reciproci e proponendo al pubblico qualcosa di veramente efficace e spiazzante: qualcosa che non genera applausi pietistici, bensì emozioni e riflessioni veraci come quelle che emergono dalle belle immagini fotografiche che arricchiscono il libro scattate, negli anni, da Tiberio Faedi, Celeste Lombardi e Christian Penocchio.

Un laboratorio dell’incontro

L’arte aiuta a proteggere la salute, determinando una predisposizione maggiore a prevenire la malattia, fornendo strumenti per trasformare le asperità, della mente e del corpo, talvolta in nuove possibilità espressive, talaltra in dettagli ininfluenti rispetto all’urgenza narrativa che abita ciascuno di noi

“Somebody, laboratorio dell’incontro”, di Sara Centenari (In “Somebody. Teatro delle diversità”)

Come raccontato da Sara Centenari in un altro degli scritti che impreziosiscono il volume, quella di Somebody è un’esperienza che si colloca pienamente nel solco del teatro sociale e che – come tale – ha una forte valenza di incontro e di creazione di relazioni umane.

Emblematica l’esperienza del laboratorio annuale, luogo di incontro e scambio per eccellenza, con la varia umanità che di anno in anno lo anima. Laboratorio che vede il coinvolgimento “di un centinaio le persone che partecipano, tra iscritti ai servizi di formazione all’autonomia, persone alle prese con il reinserimento lavorativo, attori professionisti di grande esperienza ma anche giovani e meno giovani neo-attori colpiti da malattie di tipo neurologico, amatori e tecnici di mestiere”.

Tutti chiamati non a partecipare alla messinscena di qualcosa di precostituito, ma a contribuire alla creazione di un qualcosa di nuovo che prende forma durante lo svolgimento degli esercizi grazie all’attenta regia dell’animatrice del progetto, Beatrice Faedi.

Un’esperienza ben radicata in città

Un ulteriore elemento interessante che emerge dal libro è il fatto che l’avventura di Somebody abbia trovato in Brescia un terreno (inaspettatamente?) fertile.

Il libro si apre infatti con alcune testimonianze, emblematiche delle numerose collaborazioni che Somebody ha strutturato in questi anni: dal contributo del presidente della cooperativa sociale attiva nel contrasto alla marginalità La Rete a quello dell’assessore alla Cultura Laura Castelletti, passando per le testimonianze del direttore del Centro Teatrale Bresciano Gian Mario Bandera e del presidente della Fondazione ASM (ed assessore ai Servizi Sociali all’epoca in cui la collaborazione tra Somebody e l’amministrazione è stata avviata) Felice Scalvini.

Frammenti di una crescente capacità di far rete, che finalmente sembra potersi applicare non solo all’ambito produttivo e dei distretti industriali ma anche a quello della cultura e dell’utilità sociale.


Titolo: Somebody. Teatro delle diversità
Autore: AA.VV.
Editore: Grafo, 2020

Genere: Libro fotografico
Pagine: 84
Isbn: 978 8854930285

Andrea Franzoni

Nato negli anni ’80, vive tra Brescia e Milano e continua ad esercitare a modo suo l’interesse per il mondo e per le persone. Sociologo di formazione ed attivista per necessità, si è occupato negli anni di marketing, sondaggi, e fundraising, ed oggi lavora nel "centro studi" di una multinazionale della pubblicità. Prima di fondare "Brescia si legge" e di dedicarsi alla creazione (attraverso la sua rappresentazione) della "scena letteraria bresciana" ha pubblicato un romanzo (Educazione Padana, 2018) ed una raccolta di racconti ('I forestieri e l'anima della città. Storie di migranti a Brescia nella seconda metà dell'800', 2019).

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