Un omicidio per svelare l’altra faccia del Carmine: Sergio Facchetti e la “Mina di vicolo dell’Angelo”

Ph. Daniela Longinotti

Recensione di Chiaraluna Cinquini per Brescia si legge

9 maggio 1978: il corpo di una travestita con simpatie di destra e tendenze manesche, Mina, viene trovato riverso sul letto nella casa-bottega del Carmine in cui viveva e lavorava. Chi può aver compiuto un delitto così efferato? Forse il Capitano Omni, sempre immerso in traffici illeciti e poco chiari? O forse uno dei tanti personaggi ambigui ed alla ricerca della loro identità che frequentano il quartiere?

“La Mina di Vicolo Dell’Angelo al Carmine”, di Sergio Facchetti, è un romanzo che – con il pretesto di un delitto su cui indagare – ricostruisce in maniera sfaccettata il contesto in cui l’assassinio si è consumato. Al centro della scena Mymosa Moon, collega e nemesi della vittima: è lei a consegnare le sue memorie e le congetture sui possibili moventi ad un giovane studente omosessuale, alimentando con la sua voce un romanzo in cui l’autore ci porta non solo nelle stanze private dei suoi protagonisti, ma nelle zone più recondite e intime dell’animo umano.

L’omicidio di una travestita nel Carmine di fine anni ’70

9 maggio 1978, l’Italia è scossa dal ritrovamento del cadavere di Aldo Moro, fatto trovare dopo 55 giorni di prigionia da parte delle brigate rosse nel bagagliaio di una Renault 4.

Ma per il quartiere del Carmine situato nel cuore di Brescia, vi sono anche altri fermenti: il corpo di una travestita, Mina viene trovato riverso sul letto nella casa bottega in cui viveva e lavorava.

Sulla scena dell’omicidio intervengono prontamente gli abitanti della casa, le tre Marie: La Coccige, ex prostituta ma con velleità da santa, la Piloro e la Maria Verginella. Si inizia così a pontificare su un possibile assassino, su chi avesse un movente per eliminare la Mina, o Belfagor come la chiamava Mymosa Moon.

A partire da questo “pretesto”, l’autore ci porta ad indagare nelle intricate ed opache storie dei suoi personaggi con acume e ironia in cerca di indizi per la risoluzione.

La voce narrante: Mymosa Moon

Il racconto dell’assassinio viene narrato in prima persona da Mymosa Moon, collega e nemesi della vittima e depositaria di sentimenti contrastanti, che ci presenta a suo modo tutti gli altri personaggi che ruotano attorno al vicolo dell’Angelo.

“Sono quella donna elegante, alta e magra, dall’età indefinita, ma ho passato i cinquanta, dai radi capelli biondi, le mani, forse il collo e la voce da uomo, per il resto non si direbbe, dall’aria non triste ma distaccata, assente”.

Così iniziano le memorie di Mymosa Moon, affidate ad uno studente “checchina” come lo chiama lei, che sta scrivendo una tesi sui gay.

“Ho accettato di incontrarla ma sarò falsa, reticente e confusa; ho venduto il mio corpo per una vita e ora non voglio regalare le mie parole, le mie memorie, a un passante”

Risaputamente omofoba e astiosa verso gli altri transessuali, Mymosa Moon lo aspetta al bar, e non a casa sua, una mansarda in vicolo dell’Angelo in Carmine che condivide con la sua barboncina e che ha acquistato pezzo per pezzo grazie ai proventi del suo negozio di abbigliamento.

Prostituzione e malavita nel Carmine degli anni ’60-’70

Così critica nei confronti della vittima, e con la presunzione di essere bella e istruita, anche Mymosa Moon si è ritrovata nel vicolo fianco a fianco con la Mina e con le altre a praticare il mestiere. Ed è proprio attraverso le parole e il suo sguardo sprezzante ma partecipe che il Carmine di fine anni ’70 prende forma diventando a sua volta co-protagonista della narrazione.

Le travestite iniziarono ad arrivare in Carmine attorno agli anni ‘60, ed è qui che si colloca l’origine di un personaggio cruciale della narrazione: il capitano Omni, personaggio, poliedrico, maestro del falso e del doppio gioco.

Amato e temuto, deriso ma bramato così come i vicoli del peccato, è proprio il Capitano Omni a controllare la criminalità e il vizio nel quartiere, attività che si sono sviluppate sin da subito grazie alla sua “benevolenza, tolleranza e incoraggiamento” interessata che favorì lo sviluppo della prostituzione.

E’ in questo Carmine che si compie l’omicidio della Mina, al tempo Giacomo con simpatie di destra e tendenze manesche.

Un giallo in cui non mancano i colpi di scena

Ma chi ha ucciso, dunque, Mina?

Il Capitano Omni, sempre immerso in traffici illeciti e poco chiari? il signor Gennaro che pur di integrarsi si finge ebreo anzichè meridionale? Giovanni studente fuori corso insicuro e alla ricerca di una sua identità?

Di sicuro c’è senza dubbio il fatto che Giovanni non è il solo, a ricercare la sua identità: ognuno dei personaggi, infatti, vorrebbe essere ciò che non è e qualche volta rinnegare ciò che è diventato. A unire tutti i personaggi di questa storia, ambientata in un sottobosco ambiguo in cui si intrecciano travestimenti e doppi-giochi, piccola criminalità ed eversione neofascista, aspirazioni “chic” e marginalità sociale, c’è infatti prima di tutto il bisogno di nascondersi e di ritrovarsi, di rifuggire legami e di stringerli.

Senza risparmiarci il colpo di scena finale, il giallo di Sergio Facchetti rimetterà in discussione il nostro punto di vista lasciandoci ancora una volta in bilico tra ciò che è bene e ciò che è male.

Un memoriale, anzi due

“La Mina di Vicolo Dell’Angelo al Carmine” è prima di tutto un memoriale, anzi due. E’ infatti l’intreccio di due racconti: i ricordi di Mymosa Moon, che non sapeva scrivere, ed i ricordi di Sergio Facchetti, già fondatore del primo gruppo di liberazione gay e della Lista Verde di Brescia con cui è stato eletto consigliere comunale nel 1997, che si è fatto portavoce di entrambi.

Una storia intricata, come intricata è tra l’altro la storia del libro stesso. Pubblicato negli scorsi anni in una prima edizione con il titolo di “Piccole Pompe funebri. Morte di una Travestita” (a firma Mymosa Moon), il libro è infatti stato recentemente revisionato e quindi ri-pubblicato dall’autore quando l’io narrante della storia è venuta a mancare in solitudine e anonimato, nel difficile periodo di emergenza sanitaria legato al Covid, per essere sepolta beffardamente col nome di battesimo laddove era morta già una volta quando lasciò Aldo a casa sua, alla cascina America a Travagliato, e rinacque Mymosa Moon.

In un connubio di finzione e realtà, il lavoro di Sergio Facchetti regala un racconto verosimile e che cela sé stesso così come fanno i suoi protagonisti, ingabbiati senza fine in un grande paradosso, dove travestirsi non è solo camuffarsi ma manifestarsi e dove la ricerca di sé stessi/e è anelata e allo stesso tempo temuta.


Titolo: La Mina di Vicolo dell’Angelo al Carmine
AutoreSergio Facchetti
Editore: SelfPublishing, 2020

Genere: Giallo Storico
Pagine: 245
Isbn: 9798558464306

Incontrarci non è stato facile, ora non perdiamoci di vista! Iscriviti alla nostra newsletter per essere aggiornato su ciò che accade sulla “scena letteraria bresciana”

Potrebbero interessarti anche...

Abilita notifiche    OK No grazie