Dall’infanzia drammatica in Moldavia a una vita serena a Brescia: la storia di una bambina salvata da un paio di scarpe rosse

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Al via, Galina corre, corre a piedi nudi e vince i 600 metri. Riceve in premio un gelato che non aveva mai assaggiato. Quel giorno, per la prima volta Galina, attraverso l’Unicef, si sente uguale agli altri bambini. Oggi, come nel 1946, come per i giorni a venire è importante che tutti i bambini e le bambine corrano per le piste del mondo.

“MAYA – La mia corsa a piedi nudi”, Alessandro Lucà (dalla prefazione di Carmela Pace, presidente Unicef Italia)

Rivalsa, riscatto, testardaggine, forza d’animo, “folle” ottimismo. Sono queste le parole che sintetizzano al massimo la protagonista di “MAYA – La mia corsa a piedi nudi” (Iod Edizioni, 2021 – acquista qui): un libro-intervista (con prefazione della presidente di Unicef Italia Carmela Pace) in cui l’autore, Alessandro Lucà, ripercorre senza retorica e intenti “strappalacrime” le vicissitudini di una bambina di 9 anni che, grazie a una gara podistica organizzata dall’Unicef nella sua scuola, riesce ad aggrapparsi alla vita superando innumerevoli ostacoli e, in particolare, una situazione familiare che avrebbe potuto annullare ogni speranza per un futuro sereno. La più grande lezione dello sport: unire l’aspetto agonistico a quello sociale, di condivisione e solidarietà umana, per promuovere la crescita di tutti i bambini.

Galina, questo il vero nome della protagonista oggi residente nel bresciano, inizia a correre nel 1995 a piedi nudi perché possedeva un unico paio di scarpe, che non poteva usurare, per non smettere più.

Corsa vuol dire libertà

“Sentirsi uguale agli altri bambini”: un’espressione che ricorre spesso nella prima parte del libro, quella che racconta l’infanzia difficile di Galina. I bambini più fortunati, quelli con una madre e un padre che, seppur nelle difficoltà oggettive di una povertà che negli anni novanta riguardava una larga fetta della popolazione moldava, rappresentano comunque un rifugio, un appiglio, un punto di riferimento essenziale per la crescita e la formazione di sé. E quelli meno fortunati. Come Galina, che una famiglia così non ce l’ha.

Quello che sicuramente non le manca sono tuttavia un temperamento e una forza interiore che, con alti e bassi, non l’hanno mai abbandonata. Temperamento che l’ha portata a buttarsi a testa bassa nella prima corsa della sua vita seguendo solo l’istinto, sentendo un richiamo profondo verso qualcosa che la spaventa ma allo stesso tempo vede come una via d’uscita dal senso di frustrazione, angoscia, abbandono. Cominciando così una fuga dalle brutture del proprio passato, lanciandosi verso un futuro fatto di libertà e indipendenza.

Grazie a quella vittoria capii che potevo farcela da sola. Ero anche consapevole che potevo correre veloce, potevo scappare dai pericoli grazie alla corsa. Avevo trovato una nuova forma di libertà che nessuno avrebbe più potuto portarmi via.

“MAYA – La mia corsa a piedi nudi”, Alessandro Lucà, p. 54

Attenzione: la recensione che segue contiene lievi spoiler

Un paese nuovo, una città che accoglie

Il primo grosso cambiamento nella vita di Galina è il trasferimento in Italia, nel 2008, poco più che maggiorenne. Inizia a lavorare a Rimini in un albergo e Galina diventa Maya: una scelta non meditata, ma che rappresenta un taglio netto con un passato capace di rievocare troppi brutti ricordi. Un anno dopo l’approdo a Brescia, quella che diventerà la sua città e che l’aiuterà a crescere ulteriormente come persona, ma anche come atleta. Perché, naturalmente, la corsa continua ad essere parte integrante della sua quotidianità. Comincia però in questo preciso momento ad affacciarsi un’esigenza nuova, quella di rendere il bisogno di correre meno “rabbioso”, meno stampella a cui appoggiarsi e più manifestazione di pura gioia e abbandono. Brescia, terra di podisti, faceva al caso suo.

Sì, perché la corsa continuava a essere il sostegno per superare le difficoltà e le delusioni, come era stato l’abbandono da parte di Giorgio (un amore finito – ndr). Una medicina. Per fuggire dalla paura e dalla violenza. Per cercare le mie risposte. Per conoscere mondi nuovi. Per trovare la mia strada. Ma non poteva più essere solo e soltanto una cura o una soluzione alle avversità.

“MAYA – La mia corsa a piedi nudi”, Alessandro Lucà, p. 62

Inizia così una nuova fase, un susseguirsi di tappe personali e sportive importanti. Conosce quel buco nell’anima che è la depressione, da cui riesce ad uscire grazie all’amore della famiglia (nel frattempo si sposa e mette al mondo una figlia – ndr) e di un circolo podistico amatoriale che diventerà a tutti gli effetti la sua seconda famiglia.

Avevo riprodotto in un’immagine il mio stato d’animo di quel momento: una strada lunga con una schiera infinita di alberi accanto e un percorso pieno di buche. Correndo riuscivo a capire come e dove potevo migliorare. Era un viaggio dentro me stessa e con quella corsa riuscivo a immaginare tutto quello che avrei voluto nella vita.

“MAYA – La mia corsa a piedi nudi”, Alessandro Lucà, p. 65

Un incontro che, ai fini anche della sua preparazione atletica, sarà cruciale e la affiancherà negli allenamenti che dal 2015 si sono fatti sempre più intensi e l’hanno portata a partecipare a ben 12 maratone in tre anni. Competizioni che la mettono costantemente alla prova, emotivamente e fisicamente, alla fine delle quali scrive sempre delle lettere che sono insieme valvola di sfogo e riflessione su errori e miglioramenti di uno stile di corsa che, come ammette lei stessa, rasenta quel “sottile confine fra follia e incoscienza” che in fondo è la sua cifra distintiva.

Maya, in un certo senso, rimarrà sempre la bambina che corre, testarda e coraggiosa, in perenne competizione con se stessa e i propri demoni, mai completamente pacificata ma sempre all’inseguimento della libertà.

Oramai conoscevo il metodo da seguire, anche se io ho la testa che lavora diversamente dal corpo ed è la testa che mi fa fare tutto. Che mi fa andare Oltre. Oltre quello che è accaduto nella mia vita e le mie esperienze. Oltre il mio essere diventata donna in un corpo di bambina e aver trovato la mia riscossa in quella pista di 600 metri, con l’Unicef a dare una risposta a una delle mie tante domande.

“MAYA – La mia corsa a piedi nudi”, Alessandro Lucà, p. 102

Titolo: Maya. La mia corsa a piedi nudi
Autore: Alessandro Lucà
Editore: Iod Edizioni, 2021

Genere: Romanzo biografico
Pagine: 128
ISBN: 9791280118424

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