Persone comuni e frammenti di vita quotidiana al centro del romanzo “Il candore” di Giovanni Peli

Recensione a cura di Chiara Massini per Brescia si legge

Quando sto con te non penso proprio a niente. È una grande, grandissima fortuna. Non è lì che tutti desiderano andare? Nel nulla, nella purezza del nulla dove tutto è candido, nessuno lo può sporcare.

“Il candore”, Giovanni Peli

Una donna amata da tutti, rispettata ma anche invidiata e trattata con riverenza, in un piccolo borgo della campagna bresciana. Un figlio maschio non voluto, cresciuto con il bisogno di allontanarsi da quella madre ingombrante: un uomo fragile, bello, troppo estraneo a questa vita. Personaggi, non protagonisti, che, ingenui davanti alle brutture del mondo, cercano di tirare avanti e di continuare a sperare in un futuro migliore. Un intreccio che si dipana dalla seconda guerra mondiale ai giorni nostri, ottant’anni di vita divisi in brevi capitoli che raccontano scene reali, comuni, apparentemente slegate le une dalle altre, ma in realtà collegate da un filo invisibile che l’autore ha saputo tessere con maestria.

“Il candore” (Oedipus, 2016 – acquista qui) dello scrittore e musicista bresciano Giovanni Peli non è una storia, quanto piuttosto un intreccio di frammenti di vita quotidiana che il lettore è chiamato a ricostruire. Uomini e donne comuni, fotografati in attimi della loro vita, alle prese con il male del mondo che ricevono ogni giorno. Queste figure sono investite dal candore che dà il titolo al romanzo, un sentimento che le rende buone, nonostante tutto, e umane. Il libro, che non segue una cronologia di fatti lineare, vuole mettere al centro l’ingenuità di uomini sensibili che sanno resistere alle intemperie della vita riparandosi sotto un ombrello di leggerezza, purezza e buoni sentimenti.

La Bigia, Mario e gli altri

Bigia ha i capelli neri come il buio, gli occhi più neri del nero, sempre più grandi e il sorriso sempre più forzato. Tutti le vogliono bene e lei può fare quello che le pare. Tutti la guardano con timore e rispetto, persino le mucche nelle stalle. I bambini ammutoliscono, gli uomini si tolgono il cappello e le donne giungono le mani in sua presenza. È una ragazza di umili origini ma con un dono speciale: porta bene! Quando c’è lei, gli animali non si ammalano e le persone sono serene. È una cartomante, diremmo oggi, ma soprattutto sa leggerti dentro, anche solo guardandoti negli occhi. Capisce se hai delle preoccupazioni e ti dice cosa succederà. Ma c’è anche chi la odia, per invidia soprattutto, come le donne che dicono che è malata, che è troppo magra, che “fa il mestiere”. Un personaggio comunque complesso che si ritrova con un figlio maschio, lei che ha sempre desiderato una bambina, un figlio che non sarà mai in grado di capire. Proprio a lei che sa capire tutti gli altri.

E Bigia aveva tutto in testa, tutto pianificato. Che lei voleva una bambina, l’avrebbe allevata lei e nessuno si sarebbe intromesso. (…) Ma andato via un uomo Bigia si ritrova con un altro essere che uomo sarebbe diventato. Un niente. Bigia di un uomo non se ne faceva niente.

“Il candore”, Giovanni Peli

E poi c’è Mario, quel figlio non voluto dalla madre, con un padre ignoto, forse quello zio che ogni tanto torna dall’Argentina, che cerca in ogni modo di conquistarsi l’affetto di una donna tutta d’un pezzo, allontanando gli altri o avvicinandosi a lei tramite quello che le riesce meglio, le carte divinatorie. Quest’ultime sono protagoniste di ogni capitolo, sono quel mezzo di sostentamento che permette alla Bigia di lasciare il paesello per la città, ma che diventano anche l’ostacolo tra madre e figlio, quel terzo incomodo che porta via l’amore materno.

Mario è un personaggio a sua volta pieno di contraddizioni e sfaccettature, fragile, troppo, in questo mondo che non perdona. Bello e all’apparenza forte, viene spesso descritto come un personaggio che non sa prendere decisioni, che è sempre in balia di qualcuno, della madre, degli amanti, della moglie, della droga. Lui, che sempre (o quasi) e comunque, se la cava. Lui che vorrebbe solo decidere per sé stesso.

Sapevamo, in fondo, chi eravamo, dove andavamo, (…) che non avevamo voglia di fare niente, che vivevamo al limite, ma eravamo giovani, poi la vita ti sistema, ti mette da qualche parte, i soldi, il lavoro, le bollette, i papà e le mamme che muoiono, per me è così. Mario no, era un mistero. Mario era un capolavoro.

“Il candore”, Giovanni Peli

Altri personaggi ruotano attorno a questa famiglia. C’è Tone, uomo buono, gran lavoratore, dal fisico massiccio e dal cuore gonfio d’amore per Bigia. La segue ovunque, anche quando la donna decide di trasferirsi in città, cerca di risparmiarle i tormenti di un figlio disgraziato che vive la vita a mille senza curarsi degli altri. Al contrario di quest’ultimo, Tone sembra invece vivere a metà, elemosinando attenzioni all’ombra di una donna che lo considera niente più che un buon amico. C’è poi la figlia della Bobi, donna affascinata dal carisma dello sfuggente e tormentato Mario, con cui avrà la figlia Chiara e al quale lei cercherà in ogni modo di mettere le briglie. E Beppe, l’uomo che Bigia ama e odia allo stesso tempo, che salperà per l’Argentina senza sapere di aver concepito con lei un figlio, interessato solo a far fortuna altrove. Infine, Chiara, la figlia femmina che Bigia ha sempre voluto e alla quale affiderà il suo dono.

Esseri umani

“Il candore” è un libro costruito su diversi piani narrativi e temporali, così come plurimo è il narratore. Ci sono capitoli scritti in prima persona, altri in cui il narratore è onnisciente e quindi a conoscenza delle situazioni del presente, del passato e del futuro, così come della psicologia dei personaggi, di ciò che pensano e di come agiscono. I loro segreti non vengono però rivelati. Non si tratta di un racconto lineare e l’abilità dell’autore sta proprio nel passare da un piano temporale all’altro senza perdere il filo della storia. Ogni scena è un’istantanea, un episodio della vita di un personaggio, prima bambino, poi adulto, poi ancora bambino. Attraverso questo album di fotografie mescolate, anzi saggiamente miscelate, Giovanni Peli riesce, non solo a non essere banale, ma a ricostruire la realtà nella sua complessità, fatta poi alla fine da donne e uomini dotati di fragilità e alla ricerca di un posto nel mondo, ma circondati sempre da quel candore che li rende “solo” umani.   


Titolo: Il candore
Autore: Giovanni Peli
Editore: Oedipus, 2016

Genere: Romanzo
Pagine: 96
Isbn:  9788873412632

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Chiara Massini

Laureata in "Scienze della comunicazione" e in "Editoria e giornalismo" a Verona, è appassionata da sempre di lettura e scrittura. Nel 2019 ha pubblicato la sua tesi di laurea dal titolo “La fanfiction” e successivamente alcuni racconti in antologie. Da due anni lavora in biblioteca e si occupa di organizzare eventi e presentazioni di libri. Sul suo comodino non possono mai mancare almeno 3 libri (di cui uno urban fantasy) e un bicchiere di succo ace.

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