‘Giornaliste curiose’: l’estate di quattro giovanissime bresciane alle prese con confronto e integrazione

Recensione a cura di Chiara Massini per Brescia si legge

Casoncelli al Bagoss dal bresciano, knafe dalla Palestina, sarmale dalla Moldavia e pizza da Napoli. Non sono i piatti di un menù multietnico ma alcuni degli ingredienti di questa storia che non tratta di cucina bensì di confronto e apertura verso ciò che all’apparenza sembra molto distante da noi.

Giornaliste curiose: alla ricerca di storie nuove” (Centro Mediterraneo per l’Integrazione delle civiltà, 2021) è la storia di Yasmine, Irina, Federica e Elisa, quattro giovani amiche alla ricerca di loro stesse, delle loro origini e di cosa significa la parola casa. In comune il luogo dove vivono, Brescia, e la curiosità di esplorare il mondo e tutte le sue sfaccettature. Sono quattro ragazze che cominciano ad affacciarsi al mondo degli adulti, alle prese con la scuola, i primi desideri di uscire da sole la sera e di rimanere chiuse in stanza a scambiarsi confidenze, ma che ancora amano guardare “Il Re leone” e osservano il mondo con innocenza e spontaneità. 

Pur essendo molto diverse tra di loro – c’è chi si commuove facilmente e invece chi sa trattenere l’emozione e preferisce isolarsi, chi è più spavalda e sicura di sé e chi affronta ogni giorno con positività e punta sempre in alto – durante l’estate tra la prima e la seconda media riescono a costruire e fortificare un legame, le cui basi sono il rispetto e la sete di conoscenza. Tutte e quattro partono per un viaggio che le cambierà.

Cosa significa la parola casa: Yasmine e Irina

Yasmine è nata in Italia da genitori palestinesi ma ogni anno ritorna nella terra di origine dove ritrova famigliari, amici e tradizioni. Lì non mangia latte e biscotti a colazione come fa in Italia, piuttosto un panino con hummus e falafel, l’aria ha un profumo diverso da quella di Brescia, che ora le appare come un’altra dimensione, e la felicità che prova ha i colori della bandiera nazionale palestinese. Si stupisce di come si possa portare la divisa scolastica per andare a scuola, perché secondo lei questo toglie l’originalità agli studenti, e di come si possa non avere musica come materia scolastica. Vive in bilico tra queste due culture che sente entrambe come proprie. Non si sente straniera in nessuno dei due paesi, anzi per lei entrambi rappresentano casa.

Secondo me, Irina ed io proviamo cose totalmente diverse mentre siamo in volo: pensiamo ai nostri parenti, se saranno cambiati, alle novità che troveremo…oppure cosa mangeremo di buono dopo un viaggio così lungo. Il cibo da noi è una delizia! Certo, anche in Italia si mangia bene però non mangiare spesso certi piatti li rende ancora più squisiti.

“Giornaliste curiose”, Alina Cebotari e Rima Salameh

Irina ha invece una storia un po’ diversa perché è cresciuta in Moldavia e ha sempre visto l’Italia come una terra lontana, soprannominata con tristezza “il paese delle mamme”. Infatti è lì che viveva la sua, come quelle di molti suoi amici, partite per trovare lavoro, e riuscivano ad abbracciarsi, se andava bene, una volta all’anno. Per lei quello era il paese strano da cui mensilmente arrivavano pacchi di cibi curiosi: panettoni, colombe, uova di cioccolato e soprattutto “merendine” che non avevano un corrispettivo nella sua lingua e le avevano detto si mangiavano verso le quattro del pomeriggio. All’inizio era stato difficile integrarsi in questo nuovo paese, dove tutti la guardavano con occhi stupiti e curiosi. Ora invece è strano tornare in questa terra, da una parte si sente cambiata ma dall’altra è come se non fosse mai partita. La sensazione di essere fuori posto è ancora molto forte in lei.

Sono arrivata qualche giorno fa in Moldavia e ancora non riesco a crederci. Mi sembra un sogno e ho paura di svegliarmi troppo presto. Mi piace l’Italia, però mi mancava tanto il mio paese. È qualcosa che non so esprimere a parole e forse chi non lo ha vissuto non può capire completamente. Io stessa non ho mai pensato potesse mancarmi così tanto.

“Giornaliste curiose”, Alina Cebotari e Rima Salameh

Aprirsi agli altri: Federica e Elisa

Poi c’è Federica che ha sempre vissuto a Brescia, qui è nata, è cresciuta e ha imparato a conoscere la sua città, i suoi vicoletti e i suoi angoli ricchi di storia e arte. È la più positiva del gruppo, quella che non vede mai ostacoli, anzi a volte può sembrare anche irrealista mentre altre sa rendersi conto di quando un pensiero è sbagliato e bisogna fare un passo indietro. Non ha paura di dire le cose come stanno e di far riflettere chi secondo lei è in torto. Come quando cerca di far capire alla sua migliore amica Elisa che è importante mettersi nei panni degli altri, senza fermarsi alla prima impressione, o, peggio, ai pregiudizi dati da chi ci circonda.

Quest’ultima è quella più sicura di sé, diretta, amante dei video di Tik Tok e dall’accento napoletano. L’orgoglio che prova nel descrivere la sua città traspare da ogni parola, anche se vive a Brescia da quando ha 5 anni. È quella che all’inizio non era riuscita a creare un canale di comunicazione con Irina, ma che ora non vede l’ora di ricevere più informazioni possibili da quella ragazza dagli occhi azzurri come il mare, che appena arrivata si vergognava a parlare e per questo era stata presa di mira dai compagni.

L’estate del cambiamento

Attraverso le email che le quattro ragazze si scambiano in quei tre mesi estivi da un angolo all’altro del mondo il lettore viene a conoscenza di tradizioni, specialità culinarie e feste tipiche di paesi diversi; impara che poi non sono poi così diversi, che ci sono molte similitudini tra le diverse culture, che la bellezza è ovunque e ogni posto ci può dare una lezione. Bisogna essere curiosi e per soddisfare questa curiosità, e soprattutto la voglia di capire quello che non si conosce, è necessario viaggiare e incontrare tradizioni diverse dalle nostre, per capire che poi in fondo siamo tutti uguali.

Qui non c’è molto verde come in Italia, ma non è di sicuro questo a rendere bello un posto; la bellezza si vede dalle persone che ci vivono e dall’ambiente, perché ogni posto ha un ambiente, un clima, delle persone e un modo di vivere differente. È proprio per questo che mi piace il mondo, perché nessun posto è uguale a un altro; siamo tutti diversi tra noi ma, nonostante ciò, siamo tutti esseri umani con emozioni e sentimenti, ed è per questo che nessuno dovrebbe fare differenze per il colore, per la provenienza o per la cultura.

“Giornaliste curiose”, Alina Cebotari e Rima Salameh

Dalla curiosità delle ragazze nasce anche la voglia di realizzare un blog per far conoscere a tutti le diversità che ci sono nel mondo, i diversi modi di vivere la religione o le diverse colazioni, piuttosto che i diversi cibi o indumenti, e un album dei ricordi per annotare tutte le esperienze e i viaggi che il futuro riserverà loro. Questa è una storia di amicizia e di supporto che fa della diversità un punto di forza e che partendo da Brescia si snoda in tutte le culture e in tutte le tradizioni. 


Giornaliste curiose, Alina Cebotari e Rima Salameh

Titolo: Giornaliste curiose: alla ricerca di storie nuove
Autore: Alina Cebotari, Rima Salameh
Editore: Centro Mediterraneo per l’Integrazione delle Civiltà

Genere: Romanzo
Pagine: 92
Isbn: 9798713154844

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