“Fo memoria”: diario di un bresciano qualunque al tempo di Napoleone, tra grande Storia e questioni private

Recensione di Andrea Franzoni per Brescia si legge

Mercoledì 18 settembre 1793 un uomo che ha da poco superato la quarantina si siede al tavolo e squaderna davanti a sé un nuovo libretto di fogli bianchi. Con questo gesto, ripetuto periodicamente centinaia di volte, Giovanni Battista Frugono ci conduce con una speciale macchina del tempo nella Brescia di fine settecento e ci accompagna nella conoscenza della sua famiglia, della sua città, del suo tempo e, soprattutto, dei valoro che sono stati suoi e, presumibilmente, di un’intera generazione.

Dalla Prefazione di Stefano Levati

Come viveva, cosa pensava e cosa annotava sul suo diario privato un bresciano dell’anno 1800? Quali vicende lo preoccupavano, lo entusiasmavano, o accendevano la sua immaginazione al punto tale da spingerlo ad appuntarsi fatti, nomi, impressioni e ricordi, alimentando un diario privato genuino, privo di intenti letterari o autocelebrativi e proprio per questo – oggi – ancora più vero e degno di nota?

“Fo memoria. Diario di un bresciano al tempo di Napoleone” (acquista qui), edito nel 2019 dall’editore romano Artemide su impulso di Chiara Frugoni (a cura di Marta Bramati), è la trascrizione del diario privato di Gio. Batta. Frugoni, “Cittadino” di Brescia nato nel 1750 e morto nel 1836. Introdotto da un interessantissimo saggio di Stefano Levati, che inquadra il contesto storico ponendo soprattutto all’attenzione del lettore temi e chiavi di lettura preziose per godere appieno del diario, “Fo memoria” copre in un centinaio di pagine gli anni tra il 1793 e il 1829 riportando in vita la vita e i pensieri di un uomo comune, colto negli anni della maturità, tra le vicende familiari (nascite, morti, gite, piccoli scandali) ed il riverbero dei grandi eventi storici del tempo (dalla Repubblica Cisalpina al Regno di Napoleone fino alla Restaurazione).

Brescia tra Repubblica Bresciana, Napoleone e Restaurazione

Fo memoria che anno fatto la foncione dell’albero in piazza vecchia con gran festa di tutti li cittadini la quale festa ci sono partiti tutti li Rappresentanti e Comitati dal Palasso Nascionale e sono venuti in piazza vecchia con molti soldati di linia e Cavalleria e molti della Guardia Civica, e prima hanno fatto abbrusiare tutti li priviglegi de signori conti marchesi eccetera e levate anche tutte le armi dalli palassi che vi era sun li portoni e per le Case e anche per le chieste che era sopra li banchi e anche sopra le sepolture, le qualli siamo tutti fratelli Cittadini; la piazza vecchia era tutta adobata e fornita di molti cittadini e cettadine ben alordine, e la con molti soni e canti ci stano con molta alegria, e poi anno fatto un discorso Patriottico il Presidente Suardi e poi con molti e viva e viva si sono poi partiti dalla piazza vecchia e ritornati al Palasso Nascionale, e cosi si anno terminato la foncione e il dopo pranso in piazza del domo anno fatto una solene tavola patriotica e con molto Officiali e soldati e anche li Generali e molti cittadini anno Pransato e sono stati alegri e anno rotto tutte le pinte e bocali e tondi e bichieri in alegreza della sudetta fonsione del’Alberto della Liberta, e la sera poi era tutta la citta inluminata a giorno queste sono le parole che vi sono scrite sul sudetto alberto; chi non e libero non a patria; senza rispetto alla Legge non c’è Liberta; la vertù è la base della felicità; Tutti sono eguali in faccia alla Legge

8 Maggio 1797

Iniziato nel 1793 (come seguito di un diario precedente, purtroppo andato perso), il testo trascritto e pubblicato da Artemide inizia quando il protagonista ha 43 anni ed è lungo un centinaio di pagine divise in brevi paragrafi datati scritti senza una periodicità predefinita, solo quando strettamente necessario.

Se le prime pagine sono dedicate a brevi annotazioni che riguardano soprattutto fatti privati di casa Frugoni (malattie, questione immobiliari, l’iscrizione a “scuola” delle figlie), il diario prende una piega più incalzante nel momento in cui, nel crepuscolo della Repubblica di Venezia, la grande Storia giunge a Brescia. Siamo nel 1796 e l’Italia è scossa dallo “scontro di civiltà” che vede contrapporsi da una parte i valori e le truppe della Rivoluzione Francese, capeggiate in Italia da un giovane Napoleone, e dall’altro le truppe dell’imperatore d’Austria.

Il protagonista del diario annota i principali eventi, dal suo punto di vista di Cittadino (termine rivendicato e scritto con la C maiuscola, a segnare una rottura rispetto alla condizione di sudditanza dei secoli precedenti), scrivendo le pagine più lunghe ed enfatiche dell’intero diario e descrivendo prima il passaggio delle truppe austriache in fuga oltre il Mincio, poi l’arrivo dei francesi impegnati ad inseguirle, quindi la fine del dominio veneto e la successiva instaurazione della Repubblica Bresciana (e poi della Repubblica Cisalpina) con l’abolizione dei privilegi nobiliari e l’erezione dell’Albero della Libertà nell’attuale Piazza della Loggia. Senza dimenticare la contro-rivoluzione, cioè il movimento di opposizione ai valori della Rivoluzione Francese che agitò gli abitanti della provincia (ed in particolare della Valle Sabbia e del Garda) aizzati da nobiltà e clero.

A questa fase risale l’unico momento in cui Gio.Batta.Frugoni si trova suo malgrado a diventare “protagonista” della storia: fatto prigioniero dai ribelli capeggiati da Don Andrea Filippi, parroco di Barghe nominato capo della rivolta anti-francese in quell’area, mentre si recava in valle per diffondere proclami per conto della città di Brescia liberata e della neonata Repubblica Bresciana, l’autore del diario racconta prima la cattura, poi la prigionia e quindi la sua liberazione, in pagine straordinariamente vivide e incalzanti.

Una vita qualunque, tra pubblico e privato

Fo memoria che li signori Presidenti della Biblioteca anno cresuto il salario al SIg Gaetano Fornasini lire di Milano cento annue e me O Presentato una pettizione alli sudetti Presendenti, dopo un mese piu mi a mandato una Lettera negativa che per me nulla dopo tanti anni che o servito, e che mi e cresuto di piu tante Fattiche che sono vintiotto anni e più, che sono il Reverendo Dom Giacomo Apolonio Bibliotecario molto cativo

20 Agosto 1825

Il periodo della effimera Repubblica Cisalpina fu solo il primo di una serie di sconvolgimenti politici che attraversarono Brescia, e che l’autore del diario annota puntualmente raccontando in presa diretta il fervore insurrezionale della Repubblica Bresciana, il ritorno delle truppe austriache, quindi la nuova campagna francese (incluso il passaggio di Napoleone in città), ed infine l’instaurazione del Regno Lombardo Veneto guidato dall’Imperatore d’Austria (a sua volta ospite in città).

Sconvolgimenti politici che lasciarono il segno nella vita di tutti i giorni (dalla coscrizione obbligatoria al diritto di famiglia), ma che Giovanni Battista si limita nella maggior parte dei casi a raccontare come grandi eventi di costume. Particolarmente interessanti, a riguardo, sono le pagine in cui l’autore racconta le grandi celebrazioni con cui la città accolse, di volta in volta, i vincitori: un tripudio di luci e colori (città illuminate a giorno, drappi e addobbi lungo le vie percorse dai cortei), che l’autore descrive con piglio da cronista conducendo il lettore nelle viscere di una città sovente attraversata dalle truppe delle grandi potenze internazionali del tempo, ma allo stesso tempo anche alla continua ricerca di occasioni per festeggiare.

Accanto ai grandi eventi storici, raccontati spesso con stupore dall’autore, un ruolo rilevante nell’economia del diario spetta però anche agli eventi familiari e privati. La vera e propria ragion d’essere del diario, d’altronde, sta proprio in queste pagine più asciutte: elenchi di nomi, di riti (battesimi, cresime, matrimoni) e di incombenze pratiche, che restituiscono la complessità della vita di un pater familiae del 1800.

Alle prese con malattie imperscrutabili e con tragedie familiari, ma anche con periodi sereni di vacanza o con l’innovazione degli usi e dei costumi sociali, la vita di Giovanni Battista Frugoni scorre infatti tra alti e bassi. Tra la frustrazione per il lavoro (un lavoro impiegatizio “salariato” da assistente bibliotecario alla Queriniana, cui si affiancano altre fonti di reddito tra i quali la gestione di un “banco dei pegni” privato), le preoccupazioni per il destino dei figli e gli alti e bassi economici (tra inflazione, cambi di regimi monetari e un paio di grossi furti subiti), le pagine del diario di Gio.Batta.Frugono assumono in alcuni passaggi un tono amaro e sconsolato che non può che suscitare empatia, mettendo a nudo il protagonista e permettendoci così di entrare davvero in un universo lontano nel tempo, ma allo stesso tempo sorprendentemente familiare.

Un’intimità che supera indenne la prova dei secoli

Il diario di Gio.Batta.Frugoni, meritoriamente pubblicato da Artemide su input della celebre storica di origini bresciane Chiara Frugoni, si iscrive nella tradizione dei libri di famiglia e dei “libri di casa”. Testi asciutti, simili a “diari di bordo”, questi libri di memorie nascevano per tener traccia in maniera essenziale degli eventi famigliari memorabili, ma anche per fissare nella memoria nomi (utili per ricostruire le fitte reti di relazioni personali) e date, a beneficio dello scrivente e – eventualmente – degli eredi.

Scritto in un italiano semplice ed ancora intelleggibile (dopo un assestamento iniziale), reso colorito dall’uso di espressioni dialettali o desuete, il diario di Gio.Batta.Frugoni colpisce soprattutto per la sua semplicità e per la totale assenza di retorica. Se il contenuto del diario è straordinariamente interessante, tanto per gli eventi pubblici raccontati che per il modo in cui l’autore seleziona, annota e riferisce gli eventi privati, il testo colpisce infatti il lettore soprattutto per la connessione profonda che riesce a creare tra il lettore di oggi ed un uomo “qualunque” vissuto, tra luoghi e preoccupazioni simili e senza tempo, ben duecento anni fa.


Titolo: Fo Memoria. Diario di un bresciano al tempo di Napoleone
Autore: Giovanni Battista Frugoni
Editore: Artemide, 2019

Genere: Diario
Pagine: 118
Isbn: 9788875753214

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Andrea Franzoni

Nato negli anni ’80, vive in equilibrio tra Brescia e Milano. Sociologo di formazione ed attivista per necessità, lavora in una multinazionale del marketing e della comunicazione continuando a coltivare parallelamente la sua passione per le storie ed il desiderio velleitario di contribuire a rendere la città natale un po' più aperta e consapevole. Prima di fondare "Brescia si legge", ha pubblicato un romanzo distopico (Educazione Padana, 2018) e una raccolta di racconti ('I forestieri e l'anima della città. Storie di migranti a Brescia nella seconda metà dell'800', 2019).

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