“Sette diavoli”: rifugio e rinascita nel Carmine del dopoguerra nel romanzo di Marco Archetti

Ada, titolare della forneria del Carmine, fotografata di fronte alla chiesa negli anni '60 (da www.bresciavintage.it)

Recensione a cura di Katiu Rigogliosi per Brescia si legge

Fame, povertà, violenze gratuite e infine un quartiere – il Carmine del dopoguerra – tetro e problematico capace però, paradossalmente, di rivelarsi anche un rifugio.

“Sette diavoli”, romanzo storico di Marco Archetti pubblicato nel 2015 da Giunti ed ambientato nel quartiere bresciano del Carmine (acquista qui), racconta una storia di fantasia ispirata però a tante storie simili realmente accadute nell’Italia di allora e, con le dovute differenze, anche nel mondo che ci circonda. Storie scomode che non vediamo o che cerchiamo di dimenticare come quella di Egle, orfana che nel ventre del quartiere cercherà con i mezzi disponibili un’occasione di riscatto.

Un romanzo ambientati nei vicoli più controversi della nostra città, un viaggio nel cuore pulsante e caldo di una Brescia raccontata al di là dei luoghi comuni e dei pregiudizi sullo sfondo un’Italia stracciona e povera che corre parallela all’illusione del boom e della ricostruzione.

Una storia di dolore e di emarginazione

Egle, la protagonista, è ancora una bambina quando – nel 1945 – si deve trasferire per cause di forza maggiore da Aprilia a Brescia insieme ad uno zio materno.

Il cambio di vita, la difficoltà di arrivare alla fine del mese, la necessità di badare al fratello malato rendono nei primi tempi Egle sempre più triste ed al contempo sempre più ribelle. La fame, la povertà, le violenze gratuite inflitte dallo zio, gli insulti in quanto meridionale portano Egle a fuggire ed a rifugiarsi proprio nel luogo dove, agli occhi di tutti, protezione non c’è: il quartiere del Carmine.

Il quartiere come casa

Infiliamo contrada del Carmine e all’improvviso cambia il mondo. Tutto è opaco, cadente, scuro come un abisso. Sembra di stare sott’olio, si nuota dentro un liquido denso, appiccicoso, e i rumori delle altre strade non arrivano fin qui.

“Sette diavoli”, Marco Archetti

Nel quartiere che per tutta la città, e non solo, è il più malfamato, il più ingordo, il più disastrato, Egle trova casa. Non solo una casa fisica, fatta di quattro mura sgangherate, un tavolo in legno ammaccato e una stufa vecchia che scalda ma che riempie di fuliggine le pareti: Egle trova una casa fatta di donne, di amiche, di mamme, di persone che come lei cercano di sfuggire ad un passato fatto di violenze riprendendosi in mano la propria vita. E che, anche se la vita in quegli anni non poteva essere certamente tutta rosa e fiori, era almeno costituita dalle proprie scelte, dai propri sì e dai propri no.

È nel cuore del Carmine che la nostra giovane protagonista farà la conoscenza di Carmela, un’avvenente prostituta tanto dolce e gentile quanto brava nel suo lavoro. Sarà insieme a lei che Egle riprenderà in mano le redini della propria esistenza, cercando in tutti i modi di creare un futuro roseo per sé e per suo fratello Maurino.

Il Carmine come protagonista indiscusso

Invece secondo me c’era molto da dire: fuori dal portone, il vicolo; fuori dal vicolo, il quartiere. E il Carmine non era un quartiere come tutti gli altri. Il Carmine era uno di quei posti che fanno mondo a parte.

“Sette diavoli”, Marco Archetti

In questo romanzo non risalta solamente la storia di Egle, con le sfortune, le sue paure, le sue gioie e le sue donne. In questo romanzo risalta soprattutto il quartiere, con i suoi vicoli, le sue bettole, i suoi abitanti e le sue regole tacite che tutti devono seguire. 

La cosa che colpisce maggiormente, agli occhi del lettore, è che il quartiere del Carmine non viene presentato solo come una zona degradata, con ladri, furfanti, assassini, donne di facili costumi e bambini abbandonati a se stessi, cose che chi vive dall’altra parte della città conosce – o crede di conoscere.

Il Carmine invece viene presentato in tutto il suo splendore, come una famiglia, dove chi ci vive sa di possedere poche cose materiali ma sa, soprattutto, di avere gli abbracci, l’affetto, la vicinanza e l’aiuto fisico e morale di tutti i vicini di casa, di chi abita nel cortile accanto, di chi lavora nella stanzetta del vicolo in fondo alla strada e di chi, soprattutto, si considera inutile ed invece non sa che, anche solo con un sorriso, può rendere questo quartiere un altro mondo.

Contro i pregiudizi universali

Il tuo giudizio universale sarà una passeggiata. Io, a differenza tua, ho conosciuto di peggio: il giudizio degli uomini. Quello non perdona mai.

“Sette diavoli”, Marco Archetti

Marco Archetti, bresciano classe 1976, uno dei più noti ed apprezzati autori del panorama bresciano, riesce con questo breve romanzo a fare una cosa che in pochi riescono a fare: sconfiggere i pregiudizi.

Le idee che tutti noi abbiamo su alcune tipologie di persone, di lavori, di stili di vita vengono dissolte. Le convinzioni errate che abbiamo su alcune vie, quartieri, aree cittadine vengono rase al suolo.

Perché è facile giudicare qualcosa, o qualcuno, limitandosi ad osservarlo dall’esterno. Entriamo nella sua vita, passeggiamo tra i suoi vicoli, viviamo parte delle sue avventure. Solo allora capiremo ed accetteremo.


Titolo: Sette diavoli
Autore: Marco Archetti
Editore: Giunti, 2015

Genere: Romanzo
Pagine: 192
Isbn: 9788809791305

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