168 anni di storia del viadotto ferroviario di Desenzano, nel libro di Giancarlo Ganzerla

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Il patrimonio ferroviario costituisce da sempre un valore inestimabile non soltanto dal lato economico e produttivo, ma altresì sul versante culturale per le mille sfaccettature che esso riveste nel tessuto sociale, con eventi, vicende e personaggi ad esso legati i quali spesso si inseriscono nella macrostoria di un Paese.

A Desenzano è attiva un’associazione, la Carlo Brusa, che nel nome dello scrittore e docente del Liceo Bagatta scomparso nel 1944, vuole fare memoria e promuovere la conoscenza della città e del relativo territorio. Dal 1996, anno di costituzione del sodalizio, sono ben 24 le pubblicazioni edite oltre a 10 volumi “speciali”. Oggi questa realtà vede ai vertici, tra gli altri, l’appassionato cultore di ferrovie Giancarlo Ganzerla, tra i più importanti conoscitori di questo ambito. Già ferroviere responsabile del Deposito Locomotive di Verona per il settore Manutenzioni, fermodellista e appassionato di fotografia ferroviaria, Ganzerla è tra l’altro autore del libro “Binari sul Garda”, che racchiude la storia di treni e tram protagonisti tra Otto e Novecento dello sviluppo infrastrutturale della zona.

Proprio Giancarlo Ganzerla ha da poco dato alle stampe per LiberEdizioni la sua ultima fatica: “Il viadotto ferroviario di Desenzano. Costruzione, bombardamento, ricostruzione” (182 pagine, 24 euro). Un altro prezioso tassello culturale, che ricostruisce genesi e vicende delle due “vite” di questo importante manufatto, uno dei simboli dell’intera tratta tra Milano e Venezia, realizzato durante il periodo asburgico, bombardato nel 1944 da aerei americani e quindi ricostruito nel 1947.

La strada ferrata Ferdinandea e l’inaugurazione del 1854

Ganzerla, avvalendosi anche del prezioso materiale fotografico dell’Archivio Storico Stefano Avanzi (che detiene la più antica immagine del viadotto, risalente al 1880), rende testimonianza dei progetti iniziali della struttura riconoscendo il ruolo significativo del letterato Carlo Cattaneo con la sua lungimirante visione dell’infrastruttura ferroviaria quale motore del progresso di una società.

Proprio Cattaneo fu altresì uno dei principali fautori del passaggio a sud del Garda della linea ferroviaria che univa il capoluogo lombardo a quello veneto, denominata Imperial-Regia Privilegiata Strada Ferrata “Ferdinandea” in onore all’imperatore austriaco Ferdinando I.

Acuto personaggio del tempo fu anche l’ingegner Luigi Negrelli, che molto si prodigò insieme al collega Giovan Battista Bossi per promuovere lo sviluppo della ferrovia e al quale spettò per l’appunto il compito di riorganizzare le strade ferrate dopo i moti del 1848 che danneggiarono l’erigenda tratta. Nell’aprile del 1854 si tenne la grandiosa inaugurazione del viadotto insieme a quella della stazione di Desenzano, alla presenza di autorità e maestranze.

Il bombardamento del “vecchio ponte dagli arti giganti”

17 arcate a sesto acuto per una lunghezza di oltre 450 metri rappresentavano il progetto moderno, avveniristico per l’epoca. L’opera così realizzata avrebbe resistito fino a 15 luglio 1944 quando venne rasa al suolo dai bombardieri della Twelfth Air Force, una forza aerea combattente americana che operò sul territorio italiano tra il dicembre 1943 e l’agosto 1945.

Fu un dramma che comportò purtroppo anche vittime civili: 8 i morti, tra cui una coppia di anziani sposi, cagionati dallo sgancio delle bombe oltre a una ventina feriti. Nel volume di Ganzerla non mancano alcune testimonianze dell’epoca nonché particolari e vicende desunti dagli articoli di stampa usciti sul Giornale di Brescia.

Ci fu anche chi, come il poeta Gino Benedetti, compose alcuni versi dedicati al viadotto, definito “vecchio ponte dagli arti giganti. Ho pianto, pianto la mia fanciullezza colpita con te, come se morti finiti i miei anni leggeri”.

Un’opera di alta ingegneria e di essenzialità architettonica

Dopo il disastro si rese necessario mettere mano prontamente all’imponente ricostruzione con un lavoro che venne affidato all’ingegnere pavese Carlo Terzoni: il cantiere fu aperto nel gennaio 1946 dalla ditta Bianchi Costruzioni di Milano e seguito dal Circolo Ferroviario di Venezia.

“Il nuovo viadotto – scrive l’autore del volume – si differenziava dal precedente sia per i materiali utilizzati sia per il diverso disegno architettonico. Inoltre se le vecchie arcate ogivali erano materialmente legate l’una all’altra senza soluzione di continuità, quelle nuove in cemento sono indipendenti pur poggiando per ciascuna metà sullo stesso pilone”. L’opera a regime, tutta costruita in cemento armato, misurava 384 metri di lunghezza con un’altezza massima di 32 e 16 ‘portali’ ognuno con una luce di 22 metri: stando alle cronache dell’epoca lavorarono “fino a 500 operai contemporaneamente in due turni; sono stati adoperati 300 mila quintali di ferro e 60 mila di cemento che sono stati usati per oltre 14 mila metri cubi di getto di calcestruzzo”.

L’8 luglio 1947, a quasi 3 anni esatti dalla distruzione del precedente, il nuovo viadotto venne salutato con una solenne inaugurazione e due giorni più tardi transitò il primo convoglio regolare, un diretto proveniente da Verona per Brescia, formato da una locomotiva a vapore, un carro merci, un bagagliaio e una vettura.

L’opera di alta ingegneria e di essenzialità architettonica era pronta a dispiegare la propria utilità e così avviene anche ai giorni nostri mentre i convogli ferroviari, sempre più veloci, corrono su di essa. Il libro di Ganzerla è dedicato a Francesco Terzoni, proprio il figlio dell’ingegnere progettista strutturale e direttore dei lavori del viadotto, che ha fornito il vasto apparato iconografico presente nelle pagine conclusive, ma che purtroppo non è riuscito a causa della morte sopraggiunta nel 2020 a vedere conclusa la pubblicazione alla quale tanto teneva.


Titolo: Il viadotto ferroviario di Desenzano. Costruzione, bombardamento, ricostruzione
Autore: Giancarlo Ganzerla
Editori: LiberEdizioni, Associazione di Studi Storici Carlo Brusa

Genere: Saggio
Pagine: 182
ISBN: 9791280148537

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