“Il giardino dei Cedri”: una nuova appassionante indagine del commissario Sartori per raccontare le ombre dell’alta società gardesana degli anni ’30

Recensione di Silvia Lorenzini per Brescia si legge

Il commissario volse lo sguardo e si trovò a contemplare morbidissime colline, il limitare dei castagneti, qualche albero da frutto, frammenti di orti strappati al monologo delle pendenze montuose, e poi più in basso quelle cattedrali scoperchiate che erano le limonaie […] Ancora più in basso si stagliavano i tetti di Gargnano e delle sue frazioni, e più sotto il lago squadernava tutte le sfumature di azzurro e di verde che gli regalavano il cielo azzurrissimo e i fondali profondi. In lontananza si intravedeva, come un miraggio, la penisola di Sirmione.

“Il giardino dei Cedri”, Massimo Tedeschi

Anche Brescia ha il suo commissario Montalbano. Anche se non così noto al pubblico dei lettori e mai comparso sugli schermi televisivi, il Commissario Sartori, il brillante personaggio uscito dalla penna (e dalla fantasia) dell’autore bresciano Massimo Tedeschi, è altrettanto fascinoso e testardo.  

Di Italo Sartori, abruzzese verace, trapiantato con successo sul lago di Garda, Tedeschi ci racconta l’ultima avventura investigativa nel romanzo “Il giardino dei cedri” (La nave di Teseo, 2022 – acquista qui), di fatto quinto episodio di quella che oramai si avvia a diventare la saga di un personaggio carismatico.

Il commissario Sartori e l’alta società gardesana

La vicenda de “Il giardino dei cedri” si svolge interamente nella tarda estate del 1939, nel pieno di un ventennio fascista in cui soffiano sempre più intensi i venti di guerra. Italo Sartori, commissario capo di Salò, conduce una vita intensissima fra indagini, avventure amorose, frequentazioni dell’alta società gardesana e lunghe nuotate nello splendido golfo.

Il mistero su cui Sartori viene chiamato a indagare in questo romanzo si presenta dai primi capitoli, in realtà, assai poco misterioso, almeno secondo i giudizi pettegoli della gente del posto. Nella lussuosa Villa Bustoni a Bogliaco, la giovane contessa  Marguerite Guerin Bustoni, Margie per gli amici, viene rinvenuta cadavere. Accanto a lei, il corpo di un venticinquenne pescatore della zona, tale Rino Gandini. Gli scabrosi particolari del rinvenimento dei due (entrambi i corpi sono seminudi) non lasciano dubbi riguardo all’ipotesi di un fatto di sangue maturato all’interno di una turbolenta relazione extraconiugale.

D’altro canto le autorità locali, desiderose di arrivare quanto prima alla conclusione di un caso così imbarazzante che vede, anche se indirettamente, coinvolto l’eroe della guerra di Etiopia, il conte Augusto Bustoni, marito della defunta, hanno tutto l’interesse a insabbiare quanto prima una vicenda che rischia di mettere in cattiva luce un personaggio come il Bustoni, caro alla propaganda di regime per le sue imprese guerresche.

Sartori, con fiuto da segugio e profonda sensibilità, intuisce che la vicenda non è così ovvia come appare e indaga oltre, nel mondo degli interessi della famiglia Bustoni e di tanti altri. Dietro la patina dorata della lussuosa vita di aristocratici, artisti, funzionari fascisti, Sartori scoprirà i drammi e le passioni che agitano ciascuno, in un’indagine che, oltre a risolvere il caso, lo porterà a mettere a nudo i cuori delle persone che incontra.

Un godibile affresco del Garda in epoca fascista

Il romanzo risulta davvero avvincente nel racconto compatto e serrato di una vicenda che porta il lettore a conoscere il bel mondo della riviera gardesana degli anni trenta e al tempo stesso approfondisce l’atmosfera di un’Italia fascista di cui Tedeschi evidenzia con tono velatamente ironico, ma fermo, la retorica autocelebrativa, le ingiustizie, le ipocrisie.

Centro e motore di tutta la vicenda è, ovviamente, Sartori, “in scena”, per così dire, dalla prima all’ultima riga. Di lui Tedeschi racconta non solo il poliziotto, ma anche l’uomo: le sue esperienze alla scuola di polizia a Napoli, gli amori giovanili e quelli presenti, la sua condanna silenziosa, ma convinta nei confronti delle leggi razziali. Ed è proprio l’attenzione dell’uomo, non del detective, verso la delicatezza delle situazioni umane che porterà alla soluzione del caso.

I personaggi minori che affollano il romanzo contribuiscono a rendere la storia vivissima e le atmosfere assai realistiche: l’affittacamere signora Dubini, puntualmente informata su tutte le più gustose vicende che accadono in riviera, i pescatori del lago, i contadini delle limonaie, gli autisti dei ricchi, i baristi, giù giù fino al cane Argo che staziona pigramente sullo zerbino del caffè Impero di Salò.

Insomma, “Il giardino dei cedri” non è solo un giallo appassionante, ma anche un romanzo psicologico e un godibilissimo affresco del Garda degli anni trenta, con tutti i personaggi che allora avremmo potuto vedervi e tutte le bellezze naturali e artistiche che abbiamo la fortuna di godere tuttora.

Il romanzo si chiude con lo scoppio della seconda guerra mondiale, allorché giunge a Salò la notizia dell’invasione tedesca della Polonia. La prossima avventura di Sartori si svolgerà in tempo di guerra? Vedremo…


Massimo Tedeschi, Il giardino dei cedri

Titolo: Il giardino dei cedri. Una nuova indagine del commissario Sartori
Autore: Massimo Tedeschi
Editore: La Nave di Teseo, 2022

Genere: Giallo
Pagine: 208
ISBN: 9788834610640

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Silvia Lorenzini

Bresciana, laureata in Lettere Classiche presso l'Università di Pavia. Ha trascorso anni a girovagare fra la Germania e l'Inghilterra per ragioni di studio, di lavoro e di amore. Dal 2005 insegna Italiano e Latino in uno dei licei cittadini. Appassionata di storia locale, adora la montagna, la musica, i libri e non saprebbe vivere se le mancasse anche solo una di queste tre cose.

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