“I racconti della Leonessa”: la scena letteraria bresciana in una raccolta di intriganti racconti brevi

Recensione di Roberto Bonzi per Brescia si legge

“I racconti della Leonessa” ha stretto i denti e ha polverizzato gli ostacoli che ha incontrato sul suo cammino con la stessa forza dei santi patroni di Brescia, Faustino e Giovita, che respingevano le palle di cannone a mani nude. Cos’altro aspettarsi, d’altronde, da due santi bresciani? Niente di meno di quel che dobbiamo aspettarci dagli scrittori, bresciani, presenti nel volume: forza, schiettezza, voglia di fare.

“I racconti della Leonessa”, Calibano, 2022, p. 8 (dalla prefazione di Stefano Tevini)

Una provincia complessa, ricca di chiaroscuri e contraddizioni, orgogliosa della propria storia ma anche felice di scoprirsi diversa da come spesso viene dipinta.

È la Brescia che emerge da “I racconti della Leonessa” (Calibano, 2022 – acquista qui), antologia curata dallo scrittore bresciano Stefano Tevini. Una raccolta di venticinque brevi racconti capace, attraverso le voci selezionate dal curatore, di raccontare una città in fermento e una parte del suo ricco sottobosco letterario.

Città desiderosa di rivendicare il suo essere essere molto più della “città del tondino” percepita da molti, come rivendica Stefano Tevini, curatore della raccolta. Sua l’idea di raccontarla a più voci, coinvolgendo venticinque autori ed autrici con uno sguardo originale sulla Leonessa d’Italia. Ad Heiko H. Caimi, a sua volta scrittore e curatore di antologie nonché responsabile editoriale della casa editrice Calibano, il merito di aver tributato la giusta attenzione al progetto dopo qualche imprevisto e battuta d’arresto (“quest’antologia non sarebbe dovuta nascere”, specifica Tevini nella prefazione), facendo così emergere, come scrive il sindaco Emilio Del Bono nell’introduzione al volume, questo “vero atto d’amore per la nostra città”.

Un viaggio tra passato, presente e futuro di una città in fermento

Il viaggio inizia in piazzetta Tito Speri con le leggende del pozzo di San Tiziano che, in “Una richiesta” di Alice Chimera, giungono fino ai giorni nostri. In “Föbal“, invece, Andrea Franzoni ci trasporta nella Brescia nel 1905 tra “domeniche assolate” e “tornei di palla elastica”, raccontando come le radici, anche quelle più antiche e indiscutibili, si fondino in realtà su energie capaci di oltrepassare i confini. Si torna al presente con “Cortesie per gli ospiti” di Antonia Buizza, una storia di nuova cafonaggine e vecchie ingiustizie. “Giuàn e Giuanì” di Barbara Bergamaschi, ambientato nella Bassa degli anni trenta, racconta di soprusi fascisti e saggezza popolare. Con “Brescia corre” di Fiorenzo Dioni, la voce narrante modula il ritmo della falcata per riflettere sulla città, i suoi spazi e il suo futuro.

Rumore e Silenzio” di Francesca Febbrari ed Enrico Carrera è il primo racconto dell’antologia in cui irrompe la strage di Piazza della Loggia, in questo caso mettendo a confronto il punto di vista di generazioni diverse. In “Notte di Santa Lucia” di Giorgia Boragini, durante la notte “più lunga” dell’anno, al terzo piano del “vetusto palazzo Avogadro” accade qualcosa di inquietante. 

Ad un fatto verosimile di cronaca nera del 1931 è dedicato “Il delitto delle Fornaci di Ponte Crotte” di Heiko H. Caimi, in cui le “tre anacronistiche strutture conoidali in laterizio” fanno da sfondo ad un’altra storia di ingiustizia e prevaricazione ai tempi del ventennio fascista. Con “Prince Charming” di Cristiana Negroni, uno dei vertici della raccolta, si torna ai giorni nostri con una storia d’amore che prende vita sullo sfondo della Festa della Musica sorprendendo, per profondità e inventiva, dalla prima all’ultima riga. In “Mutilazione” di Lara Gregori, invece, incontriamo Rino, anziano e insofferente alle regole che scende a patti con il pioppo del suo giardino.

Una sera al bar di Elvis” di Luciano Taffurelli è ambientato in una via Chiusure dai toni noir, tra jukebox, partite di biliardo e duelli all’ultimo sangue. Rachele Anna Manzaro, invece, sposta lo sguardo “Nei pressi di San Faustino“, raccontando con delicatezza il sodalizio tra Eleonora, una delle “signore che esercitavano la professione” al Carmine, e Gianna, una giovane assistente sociale. Un amore mancato è al centro di “A Laura” di Marco Berrettini, racconto sospeso tra Alexanderplatz e piazza Paolo VI. È una Brescia futura sull’orlo della catastrofe quella che ritroviamo in “Effetto Atlantide” di Silvio Lazzaroni, con i quartieri e le piazze del centro minacciati dall’avanzare dell’acqua e un unico punto in cui cercare salvezza: il colle Cidneo. “La disputa dell’orologio” di Stefano Ghisleri ci riporta di nuovo nel passato della città, per la precisione al primo giorno di dicembre del 1542, sotto il dominio della Serenissima Repubblica di Venezia, in una storia che torna alle origini di una rivoluzione a lungo osteggiata ma ormai inevitabile. 

Prende il via da una “carretta dello spazio” atterrata “all’astroporto di Montichiari” “Siamo ancora sulla gru” di Stefano Tevini, una storia in cui i nuovi ultimi, gli “arboriani”, trovano in Brescia una città che, pur tra mille tensioni, rimane capace di accoglierli. Anche il protagonista di “La Franca“, racconto di Guillermo Ibanez, è un migrante che lascia Buenos Aires per trasferirsi in Italia, facendo tappa a Vestone dove, insieme alla carismatica donna del titolo, un intero paese s’incarica di dargli il benvenuto. “Non ti sento, ma ti vedo” di Giulia Copeta è la storia di un legame che sembrava perduto e che invece, proprio tra i vicoli di San Faustino, trova il modo di rinsaldarsi. “Il filo” di Miriam Bonetti torna al 28 maggio 1974 per raccontare il rapporto tra Livia e sua madre Laura, sopravvissuta alla strage di Piazza Loggia, protagoniste di una vicenda intensa e toccante i cui nodi, come sembra suggerire il titolo, si sciolgono solo all’ultimo. 

Gli scorci di Via Amba d’Oro sono al centro di “Correre giù” di Francesca Marchesi, una storia di incomunicabilità dove la protagonista fa ritorno a Brescia dopo anni di assenza e, nella città che l’ha cresciuta, trova il coraggio di dare un nuovo taglio al passato. “Il delicato trionfo di un vecchio chiodo arrugginito” di Silvano Agosti è la storia, fulminante e surreale, di un impiegato di banca, in cui capita che “l’incredibile si inchini di fronte alla realtà”. “Club Privé” di Davide Priore apre uno squarcio sulla Brescia libertina dove “al calar del sole”, ogni cosa diventa possibile, anche imbattersi in un locale per scambisti a conduzione famigliare. “Chilometri, zero librerie” di Nivangio Siovara è un viaggio metaletterario che parte da Bostone in quel di Villanuova sul Clisi e arriva fino a Brescia a colpi di pedale, alla ricerca di librerie perdute e riflessioni sparse sulla brescianità, fino ad un inaspettato incontro finale. La conclusione dell’antologia è affidata a “La seconda città” di Luigi Filippelli che, superato il cavalcavia Kennedy, si specchia Brescia Due in un racconto intenso e lirico.

La raccolta di istantanee di un cambiamento

I racconti della Leonessa è un’antologia che ospita stili e registri volutamente molto diversi tra loro. Proprio per questo il ritratto che si compone ci restituisce una buona approssimazione della Brescia di oggi: composita, sfaccettata, ricca di chiaroscuri e contraddizioni, a volte prigioniera di certe sue ruvidezze, ma anche dinamica, sempre più aperta, solidale, consapevole di aver cambiato passo e, al tempo stesso, desiderosa di non perdere il ritmo. Una città orgogliosa della propria storia ma anche felice di scoprirsi diversa da come spesso viene dipinta. E forse la prova migliore di quanto Brescia stia davvero cambiando è che oggi i primi a volerlo raccontare sono proprio i bresciani stessi


Titolo: I racconti della Leonessa
Autori: AA. VV.

Curatore: Stefano Tevini
Editore: Calibano, 2022

Genere: Racconti
Pagine: 164
ISBN: 9788840021003

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Roberto Bonzi

Nasce nel 1978 a Nuvolento. Fin da piccolo, ama la scuola alla follia: trascorre metà della giornata a leggere e scrivere, l'altra a convincere i compagni di non essere un secchione. Dopo la laurea in "Discipline economiche e sociali" all'Università Bocconi, inizia ad occuparsi di comunicazione, di fiere e di congressi. Nel frattempo, dopo una parentesi come vicesindaco e assessore all’istruzione e cultura del suo paese natale, continua a leggere e scrivere (Come lontano da Irene, 2010; Remigio ovvero come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la matematica, 2015; Centro Fiera del Garda. Nascita e sviluppo di un polo fieristico per la Lombardia orientale, 2017) e a spiegare in giro cosa non è.

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