Fiumicello: da comune rurale a vivace quartiere cittadino nel lavoro di ricerca curato da Marcello Zane e dai “Gnari dè Fiömesel”

Recensione di Katiu Rigogliosi per Brescia si legge

Il quartiere di Fiumicello, nella zona ovest della città, è stato da sempre teatro di grandi cambiamenti, sia urbanistici che abitativi che sociali: da territorio amministrato dal monastero di San Salvatore a granaio di Brescia, da culla della rivoluzione industriale bresciana a terra di uno dei più sfacciati casi di inquinamento ambientale.

Per non perdere memoria di tutte le mutazioni storiche, e per lasciare qualcosa di concreto ai posteri, l’Associazione “Gnari dè Fiömesel”, grazie ai coordinatori e ideatori Giovanni e Carlo Prandolini e con il contributo scientifico dello storico Marcello Zane, ha pubblicato il libro “Fiumicello: da storico comune a moderno quartiere di Brescia” (LiberEdizioni, 2013 – acquista qui).

Un saggio, in parte fotografico (contiene infatti 170 tra mappe e fotografie d’epoca), che in poco meno di 200 pagine descrive il quartiere, le sue vie, i suoi punti cardini, guidando il lettore nell’arco di centinaia di anni e raccontando una comunità che vuole ricordare il proprio passato non solo per riscoprire la propria identità, ma anche per trarre da questo passato spunti utili per garantire al territorio uno sviluppo più razionale e vivibile, un futuro a “dimensione d’uomo”.

Da borgo di campagna a culla della rivoluzione industriale bresciana

È a partire dal 780 d.C., con l’assegnazione di questo territorio al monastero cittadino di San Salvatore da parte di re Desiderio, che si cominciano ad avere riferimenti specifici dell’area di Fiumicello. E’ però nei secoli successivi che si ha una maggior presa di coscienza della comunità stessa, quando la Chiesa e la città di Brixia si ritrovano a litigarsi queste campagne, ricche di rogge, di torrenti, di fiumicelli, tanto che l’agricoltura è non solo la prima ma l’unica forma di economia dell’intero Comune.

Fiumicello scoprirà però, solo nei primi anni del 1800, grazie all’acqua abbondante e all’attraversamento della strada per Milano, la propria vocazione artigianale e, successivamente, industriale. Verranno quindi abbandonati i campi coltivati, dismesse le antiche stalle con i pochi capi di bestiame ancora presente, e verrà dato il via alla piccola rivoluzione industriale bresciana.

Dagli opifici alle prime fabbriche moderne

Dapprima una fabbrica di stoviglie, a capo di Giovanni Dall’Era in borgo San Giovanni, poi le fornaci in zona ponte Crotte della famiglia Giacoletti sino alla fabbrica di fuochi d’artificio. Piccoli laboratori di lavorazione dei tessuti, opifici di medie dimensioni, falegnamerie con innovativi artigiani e giovani meccanici: sono queste le attività che, durante l’Ottocento, cominciano a prendere vita nell’ormai quartiere – e non più Comune – di Fiumicello.

Nate soprattutto lungo la nuova via Milano, ma anche all’interno dei diversi nuclei abitati che compongono la comunità, queste attività saranno il punto di svolta per la nascita delle grandi fabbriche bresciane e contribuiranno a cambiare il volto e le dinamiche della società bresciana. Il numero degli uomini e delle donne che da semplici contadini si ritroveranno a divenire operai è, per gli anni della fine del 1800, impressionante: l’azienda di ventagli Mazzoldi arriverà ad occupare 250 operai in pochi mesi, 388 erano quelli delle concerie appartenenti alla “Cooperativa per la lavorazione delle pelli”. 

E’ grazie a questo movimento di persone, di famiglie, di uomini e donne che si spostano dalle campagne – anche al di là del confine di Fiumicello – verso le fabbriche che il quartiere vedrà svilupparsi anche la parte abitativa, con la costruzione dei primi sobborghi di case operaie, tutt’ora esistenti ed oggi abitate – per lo più – dalle nuove generazioni di immigrati.

Le grandi fabbriche e i grandi disastri ambientali

Il cambiamento economico ed urbano di Fiumicello non portò solo nuove possibilità economiche, permettendo alle famiglie di abitare in case non più modeste, di mangiare piatti non più scarni di ingredienti, di muoversi per la città tramite automezzi di nuova concezione.

Purtroppo questo cambiamento economico ed urbano, con lo sfruttamento incontrollato delle rogge e dei torrenti presenti (che nei secoli addietro tanta fama e potenza davano al quartiere), portò anche a quelle problematiche ambientali che, oggi a distanza di anni, ancora non riusciamo a risolvere.

La Società Nazionale dei Radiatori – divisa poi in Ideal Standard e Ideal Classic – con la sua produzione di caloriferi e sanitari; la Breda, con 50.000 mq di fabbricato atto alla produzione di armi; l’Om – con l’esteso opificio di via Volturno – produttrice di automobili, inglobata successivamente nell’attuale Fiat e divisa poi in  3 stabilimenti (a Milano per la costruzione di autobus, tram, treni e motori diesel, a Brescia per la produzione di autocarri e a Suzzara – Mantova – per la produzione di automezzi agricoli): sono le grandi aziende che pian piano han preso possesso della maggior parte del territorio fiumicellese, eliminando anche dalla memoria tutto ciò che era legato al passato e sostituendolo con enormi fabbricati, colate di cemento e mostri di ferro ed acciaio che hanno cambiato lo skyline della zona ovest della città. 

Capitolo a parte, da non dimenticare in questo insieme di tubolari d’acciaio e rumori assordanti, la Caffaro (oggi completamente abbandonata e in attesa di una imponente opera di bonifica), produttrice di sostanze chimiche indispensabili all’epoca: sarà una delle maggiori aziende che sfrutterà il territorio, riversando però scarti, sostanze ed elementi inquinanti nei terreni e nelle falde acquifere.

Le rivolte politiche e sociali

In questi anni di cambiamenti economici, urbanistici e lavorativi, non sono mancate nemmeno le tensioni sociali. I dissapori tra impresari e operai in ambito di paghe orarie e turni di lavoro, la natura operaia e poi antifascista di gran parte della popolazione, le due Guerre Mondiali con i loro strascichi, le problematiche ambientali, hanno contribuito infatti, nel corso dei decenni, ad alimentare la fama di Fiumicello come “borgo rosso”.

Oggi come ieri, Fiumicello può apparire agli occhi della città come un umile quartiere operaio ormai periferico, dove si pensa solo a lavorare e dove gli abitanti ripercorrono i passaggi storici del passato senza porsi domande. Come dimostra anche questa importante opera di ricostruzione storica, e come può spesso testimoniare anche chi oggi vi abita, Fiumicello è però in realtà anche altro: un quartiere che – come una delle sue antiche rogge – scorre tranquillo lungo il suo percorso, dona vita a chi la chiede ma, in fase di tempesta, si ingrossa, si agita e, all’occorrenza, esonda.


Titolo: Fiumicello. Da storico comune a moderno quartiere di Brescia
Autore: Marcello Zane

Editore: LiberEdizioni, 2013

Genere: Saggio
Pagine: 168
ISBN: 9788895787749

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Katiu Rigogliosi

Diplomata alla scuola d'Arte al corso di operatrice d'arredamento, nella vita si occupa di progettazione di interni, realizzando meravigliose SPA in giro per il mondo. Nata a Milano, cresciuta tra Piacenza e Bergamo, maturata sotto la mole di Torino, risiede oggi nella provincia al di là del fiume Oglio. Legge da quando ha memoria e non disdegna nessun genere, anche se le si illuminano gli occhi quando si tratta di sparatorie, uccisioni ed indagini. Gestisce un gruppo di Staffette Letterarie su Facebook, perché crede che la lettura condivisa in ogni parte d'Italia sia la cosa migliore che possa esistere.

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