Segnata dalla luna: la formazione di una ragazza ‘diversa’ nel delicato esordio di Silvana Vescia

Recensione di Francesca Scotti per Brescia si legge

Anna, pelle di porcellana, occhi chiari e capelli biondo-argento. I suoi colori astrali sono dono della luna. Di quella stessa luna che, quando lei è nata, è sorprendentemente apparsa piena e lucente nel cielo del pomeriggio.

Nel borgo campestre di Urago d’Oglio, però, la luna è temuta alla stregua di una dea capricciosa che dispensa sia catastrofi che buon raccolto a suo piacimento. Marchiata dalla luna, Anna affronta così un’infanzia difficile e poi un’adolescenza ricca di insperate occasioni, nella quale riuscirà a costruirsi un’identità praticando gentilezza ed empatia.

La formazione umana e sentimentale di Anna, dalla Urago d’Oglio degli anni del boom alla Copenhagen degli anni ’70, è al centro del romanzo “La luna del raccolto” (GAM, 2021 – acquista qui), opera prima della scrittrice bresciana Silvana Vescia. Un libro dalle tinte poetiche che tocca il tema dell’emarginazione e della riluttanza ad accettare il diverso, mostrando come sia possibile rialzarsi dai torti subiti e farsi strada nel mondo alla ricerca di sé stessi, conservando le proprie radici e i valori che sono linfa della nostra esistenza.

Luci e ombre di un borgo di campagna

Continuava a ripensare a Urago d’Oglio, il paese in cui era nata. Era un piccolo borgo di mille anime adagiato sulle sponde del fiume Oglio, un luogo che ti accoglieva con calore, circondandoti del profumo intenso di erba appena tagliata, del suono sommesso dello scorrere quieto dell’acqua, del susseguirsi a perdita d’occhio dei campi coltivati. A un certo punto però l’avvertivi, dietro quella seducente bellezza: una sinistra sensazione di ostinata immobilità, quasi un presagio, che si rifletteva nei suoi abitanti, caparbiamente legati ai ritmi della natura e alle vecchie tradizioni.

Silvana Vescia, “La luna del raccolto”, p. 7

Anna vive a Urago d’Oglio insieme al padre contadino Giuseppe, alla madre Caterina, al fratello Federico e alla sorella minore Daniela. Conosce il valore della terra e del duo lavoro, sa leggere i segni del cielo e delle stagioni e fa continuamente tesoro dei detti e delle tradizioni che compongono il bagaglio culturale della famiglia, un singolare e intimo passaporto per il mondo più ampio oltre i confini del suo paesino.

Urago d’Oglio è infatti un luogo in cui sopravvivono antiche credenze e usanze legate alla terra e al lavoro nei campi, al raccolto e alle stagioni. Come in molti altri piccoli paesi di provincia negli anni del boom economico e molto prima ancora, superstizioni e casalinghi riti propiziatori si tengono per mano, esercitando un forte influsso sulla mentalità e sulla vita degli abitanti. La luna, più comunemente chiamata la Signora, è considerata un’entità in grado di influire sul destino degli uomini, spesso in maniera negativa, portando pazzia, alluvioni e cattivo tempo.

Il fatto che Anna sia tanto chiara di pelle e di capelli, che sia la migliore a scuola e che mostri addirittura segni di sonnambulismo, la rende diversa da tutte le altre bambine. Inizia così a circolare la voce per cui lei sarebbe stata marchiata dalla luna. Secondo il sentire di una società chiusa e per certi versi arretrata, Anna sarebbe quindi in grado di portare sfortuna e di influenzare negativamente la vita degli altri, procurando il malocchio e altre calamità.

Per evitare che la situazione degeneri e che Anna e la sua famiglia diventino il bersaglio di sempre maggiori cattiverie, il sacerdote del paese propone alla famiglia di Anna di mettere la ragazzina in un collegio femminile di Brescia. Nonostante le iniziali titubanze del padre, Anna lascia la provincia campagnola per la città, dove la sua mente assetata di scoperte e di conoscenza ha finalmente l’opportunità di leggere e studiare.

Da Brescia a Copenaghen per trovare la propria strada

Nel 1975, un’altra occasione fa capolino nella vita di Anna: uno scambio culturale che le permette di proseguire gli studi universitari al Galileo Galilei Institut di Copenaghen. Abituata a nascondersi e a stare nell’ombra per non scatenare i pregiudizi e le reazioni avverse di chi la circonda, Anna dovrà imparare a cavarsela da sola e a credere in se stessa, nelle proprie idee e capacità.

A spronarla c’è l’amore per tutto ciò che riguarda il cielo, gli astri e i corpi celesti. Una passione, questa, che sembra averle messo in cuore proprio la luna. Il suo impego costante negli studi scientifici sarà il motore grazie al quale Anna riuscirà a far emergere la propria forza e bellezza interiore.

Riscontrare che tutte le civiltà, anche le più avanzate, avevano i propri mostri da sconfiggere, l’aiutava a trovare la forza per scrollarsi di dosso, almeno in parte, le vecchie storie del passato e fare spazio al presente. Era impensabile pretendere di dimenticare certi torti subiti, ma alcuni episodi ora riusciva a giudicarli con più neutralità e a vederli solo come un modo rozzo, anche se piuttosto crudele, di insegnare la prudenza e il timore verso il diverso e lo sconosciuto.

Silvana Vescia, “La luna del raccolto”, p. 66

A Copenaghen, Anna affronta il proprio passato, cerca di rappacificarsi con esso e amplia i propri orizzonti, venendo a contatto con nuove vite e idee. Intreccia legami di amicizia e di amore che la cambieranno e la aiuteranno a maturare, a consolidare il proprio io. La certezza di sentirsi parte di un universo più grande, nel quale vorticano i pianeti e gli astri con tutto il loro ventaglio di mistero e di energie, è qualcosa che costantemente la commuove, che la calma e la sprona ad andare avanti.

Viveva quel sentimento con tutti i sensi, perché l’amore non dovrebbe essere mai fine a se stesso ma molto di più. Era convinta che nulla accadesse per caso e giudicava quella forza che li attirava l’una verso l’altro la stessa che attrae tra loro le stelle e i pianeti: la forza gravitazionale.

Silvana Vescia, “La luna del raccolto”, p. 99

L’altra faccia della luna

Lo stretto legame tra la luna e Anna non si spezza mai, nemmeno a chilometri di distanza da Urago d’Oglio. E la sinergia tra le due, tra la ragazza e la sua madrina siderale, è anche ciò che rende indissolubile il rapporto tra Anna e la sua famiglia, nonché con il paesino natale, nonostante i chiaroscuri dell’infanzia. Pur cambiando e fortificandosi, Anna rimane la semplice e autentica ragazza di campagna dell’inizio del romanzo, fedelmente ancorata ai propri affetti, determinata e decisa a ricambiare i sacrifici della famiglia e a far tesoro degli insegnamenti ricevuti.

Quando scrive a casa, dedica spesso lunghe lettere alla sorella Daniela, paragonando i vari componenti della famiglia ai pianeti del sistema solare. Il linguaggio della scienza e degli astri è quello che predilige per esternare ai propri cari affetto e devozione.

Sempre nelle sue lettere, associa se stessa alla luna. Man mano che la sua formazione progredisce, infatti, si consolida in lei la certezza che la luna sia da sempre la sua unica amica. È una presenza muta e paziente nel cielo, che veglia su di lei come un volto stampato in alto. È una presenza benefica che la pervade e quasi una persona stessa, che la assiste da quando è nata, dotandola di una sensibilità del tutto particolare.

La Signora, se così ti fa piacere chiamarla, in realtà non è arrogante e spavalda come appare e come i più credono. Sola e incompresa, brilla nel cielo avvolta da una luce fredda e opaca.

Silvana Vescia, “La luna del raccolto”, p. 166

La luna aiuta infine Anna a comprendere e ad abbracciare la propria diversità, permettendola di compiere uno dopo l’altro i passi che la porteranno a essere donna e a trovare il coraggio di realizzare i propri sogni.

Io credo nel futuro e nell’incomprensibile groviglio che è la vita. Nel caos di tutti i giorni la luna è sempre presente, ogni notte compie il suo dovere e poi cede il passo al giorno, consentendo alle speranze di domani di trasformarsi nella realtà del nostro oggi.

Silvana Vescia, “La luna del raccolto”, p. 181

Un racconto di formazione intimo e delicato

Se fosse un dipinto, “La luna del raccolto” avrebbe il verde chiaro della prima erba a primavera, il giallo tenue del fieno appena tagliato e dei campi, l’azzurro dei cieli di campagna e dell’adolescenza, il chiarore perlaceo della luna.

Con una scrittura calda e sobria, morbida come una piuma anche nel toccare le tematiche più spinose, l’autrice ci accompagna passo dopo passo lungo il cammino di crescita intrapreso da Anna. Ci rende così partecipe del mondo della sua protagonista, che parte dai campi e dalle cascine di Urago d’Oglio per poi condurci nella cosmopolita Copenaghen, senza che la visione e lo spirito della natura e dei cieli stellati, che vivono dentro Anna, ci possano mai abbandonare.

Una penna chiara, quella di Silvana Vescia, eterea e lunare, che ci auguriamo di ritrovare presto in nuovi paesaggi, interiori ed esteriori, di nuove storie.


Titolo: La luna del raccolto
Autore: Silvana Vescia
Editore: GAM, 2021

Genere: Romanzo di formazione
Pagine: 182
Isbn: 9788831484367

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Francesca Scotti

Classe 1991. Cresciuta in Franciacorta, vive a Brescia, sua città natale. Ha studiato letteratura inglese e tedesca, laureandosi con una tesi sui rapporti fra la cultura tedesca e il nazionalsocialismo. Legge e scrive per vivere. È autrice della silloge di racconti “La memoria della cenere” (Morellini, 2016) e dei romanzi “Figli della Lupa” (Edikit, 2018) e “Vento porpora” (Edikit, 2020). Anima folk-rock alla perenne ricerca di storie della resistenza bresciana, si trova maggiormente a suo agio tra le parole dei libri e sui sentieri di montagna.

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