“Rosso noir”: l’intrigante pulp del bresciano Italo Bonera ambientato a cavallo del Sessantotto

I nostri classici” sono una selezione arbitraria di libri bresciani usciti qualche tempo fa, che – per qualche motivo – hanno lasciato il segno.

  Recensione di Francesca Scotti per Brescia si legge

«Noi non siamo il tribunale della Repubblica, ma quello del Popolo.»

Italo Bonera, “Rosso noir. Un pulp italiano”, p.11

Una tranquilla cittadina di mare, 1947. Lo studio di un notaio affermato e l’arrivo di tre nuovi clienti, due uomini e una donna. Un solo colpo da una Beretta M34 nove millimetri Parabellum, per ripagare il sangue con il sangue. I clienti non sono clienti, ma ex combattenti della resistenza. E il notaio? Un ex ufficiale fascista che durante l’ultima guerra ha firmato la condanna a morte di alcuni resistenti. Sembra l’inevitabile fine di un capitolo tragico. Non lo è, invece. Siamo soltanto all’inizio.

È con un simile antefatto che si apre “Rosso noir” (Meridiano Zero, 2017 – acquista qui), romanzo dell’eclettico autore bresciano Italo Bonera. Sottotitolata “Un pulp italiano”, l’opera ricrea, grazie a un linguaggio vivido e cinematografico, le atmosfere fosche e roventi dell’Italia del centro-nord negli anni dal 1967 al 1974.

Tramite una polifonia di personaggi, siamo condotti in un labirinto di traumi, ossessioni, ideali, estremismi, tradimenti e violenza, ma anche grandi propositi, slanci e ripartenze. Una rilettura peculiare di anni rocamboleschi e rivoluzionari, efficacemente reinterpretati in chiave noir e fumettistica, senza mai tradire lo spirito di tempi tanto inquieti e complessi. Un viaggio in dissolvenza che scorre come un film, conturbante e tangibile, con fotogrammi destinati a persistere nella memoria dei lettori.

La vendetta è un piatto bollente

«Quando non c’è distanza devi essere convinto che la persona a cui stai sparando sia solo un’astrazione. Chi ce la farà e chi no?»

Italo Bonera, “Rosso noir. Un pulp italiano”, p. 211

Clara e Attilio, due ex resistenti di fede comunista; Francesca, la loro unica figlia ligia e studiosa; Alessia, donna attraente e disinibita, prostituta di lusso e… altro ancora; Valeria, determinata combattente del collettivo Azione rossa, nervi d’acciaio e un’identità tenuta tutta dentro, sottochiave; Sergio, il leader riconosciuto del collettivo; Luciano, compagno di lotta e intimo amico di Valeria. Una lista che è destinata a continuare, affollandosi di personaggi secondari e di comparse.

A popolare “Rosso noir” sono presenze letterarie che si scontrano e si confondono in un crescendo di inquietudine, rivelazioni, colpi di scena. Sono donne e uomini legati tra loro non da fili di colori tenui e rassicuranti, bensì da lacci di ferro che stringono e che tranciano, da fatali congiunture che non concedono requie né pietà.

Personaggi al limite, come le loro prese di coscienza, i loro propositi di lotta e le loro azioni. Ci parlano chiaro e forte, diretti e precisi come colpi di pistola andati a segno, con voce tonante anche quando si esprimono in sussurri. Le atmosfere in cui si muovono sono dense di torti subiti, conti da regolare, colpe e omissioni, strade ripide e insanguinate da cui non si torna indietro.

Ognuno si porta dentro morte e inganni, nessuno è irreprensibile e tutti, a ogni respiro, possono perdere la maschera o indossarne una nuova.

«Nessuno è innocente in una lotta per la libertà. O collabori col potere, o stai con la Rivoluzione.»

Italo Bonera, “Rosso noir. Un pulp italiano”, p. 237

Un noir ammaliante e coinvolgente

Vecchie fabbriche dismesse, isolati quartieri di città, strade notturne e camere d’albergo traboccanti di sesso e di segreti. “Rosso noir” mescola in sé tutti gli elementi decisi e piccanti del pulp, del noir e del thriller, ma la scrittura minuziosa e pervadente dell’autore lo rende molto più di un libro incasellabile in un qualche esempio di letteratura di genere. Lo rende, cioè, un’opera ammaliante e avvolgente, ottimamente congeniata, accesa come uno scoppio di rabbia e amara quanto il tradimento.

«Alcune volte crediamo di fare cose che avvicinano all’utopia, e invece la affossano per sempre.»

Italo Bonera, “Rosso noir. Un pulp italiano”, p. 229

Volenti o nolenti, noi lettori ci ritroviamo immersi a capofitto negli intrighi e nelle peripezie che coinvolgono i protagonisti, tanto che ci capita di chiederci cosa faremmo al posto loro. Respiriamo lo stesso vento umido e lo stesso fumo di sigaretta che sputano in faccia a ciascuno le rispettive colpe, calcando vicoli scoscesi di vite sregolate, torbide e fuori dal comune. E all’unisono con le parole lette capiamo una cosa, tanto semplice quanto abbagliante, tanto ardua da attuare quanto imprescindibile:

Qualunque cosa accada, frana o terremoto, alla fine un fiume andrà sempre verso il mare. Impetuoso o scandito da placidi ristagni. L’acqua, incurante di tutto, non decide. Ad essa le cose succedono.

Le persone, invece, devono scegliere.

Italo Bonera, “Rosso noir. Un pulp italiano”, p. 227

Un autore talentuoso in grado di raccontare anni sorprendenti

Italo Bonera è nato e risiede a Brescia. Insieme al conterraneo Paolo Frusca, è l’autore di Ph0xGen! Mille soli per l’impero”, romanzo ucronico giunto finalista al concorso Urania nel 2006 e quindi pubblicato per la prima volta nel 2010 da Mondadori, nella collana Millemondi. Ha collaborato con Frusca anche alla realizzazione della raccolta di racconti fantascientifici “Cielo e ferro. Il futuro è cambiato” (La Ponga, 2014). Nel 2013, Gargoyle ha dato alle stampe il suo thriller distopico dal titolo “Io non sono come voi”.

Per tratteggiare la psicologia dei personaggi di “Rosso noir”, Bonera si è in gran parte ispirato ai fumetti neri pubblicati fra gli anni sessanta e settanta. In particolar modo, le protagoniste femminili rievocano Valentina e Satanik, donne fatali dall’indole spregiudicata e anticonformista. Anche il cinema ha guidato la penna dell’autore, specialmente con la pellicola distopica “Blade Runner”.

Il talento di Bonera si concretizza appieno nella costruzione di un intreccio complesso, di un microcosmo cupo ma vibrante di trame sotterranee nel quale il lettore è subito risucchiato, per poi sentirsene orfano dopo l’ultima riga. La narrazione cronologica con incursioni di flashback sporadici e puntuali dà vita ad un climax di suspense e presentimenti che incatena alla pagina, alle situazioni descritte, al destino di ciascun personaggio.

Nel ’69, al tempo della strage di piazza Fontana, Bonera frequentava la seconda elementare. Nel ’74, quando è stata la volta di Brescia con la bomba di piazza Loggia, andava alle medie. L’autore non ha pertanto vissuto con la piena coscienza di un adulto l’epoca in cui si dipanano le vicende di “Rosso noir”. È proprio ciò, tuttavia, a rendere tanto intenso e singolare il suo romanzo. La turbolenza politica e civile di quegli anni viene incanalata nella narrazione romanzesca amalgamando ricordi d’infanzia deformati in veste onirica e grottesca, oltre ai frutti di numerose letture e ricerche e all’ispirazione proveniente da interessi e passioni.

Da tutto ciò, nasce un’opera peculiare che coniuga conflitti privati con drammi collettivi, percorsi individuali con aneliti universali. Sullo sfondo di tempi violenti, certo, ma non solo. La fine degli anni sessanta e l’inizio dei settanta sono infatti per l’autore intrisi di una luce che le tante ombre di quell’epoca non riescono a offuscare del tutto. “Rosso noir” può pertanto esser letto anche come un tributo ad anni che, nel bene e nel male, rimangono sorprendenti e irripetibili.

Anni nero tenebra e rosso sangue, ma comunque trasudanti propositi di rinnovamento, trasformazioni, grandi aspirazioni e tenaci speranze.


Titolo: Rosso noir. Un pulp italiano
Autore: Italo Bonera
Editore: Meridiano Zero, 2017

Genere: Pulp, noir, thriller
Pagine: 317
ISBN: 9788882374518

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Francesca Scotti

Classe 1991. Cresciuta in Franciacorta, vive a Brescia, sua città natale. Ha studiato letteratura inglese e tedesca, laureandosi con una tesi sui rapporti fra la cultura tedesca e il nazionalsocialismo. Legge e scrive per vivere. È autrice della silloge di racconti “La memoria della cenere” (Morellini, 2016) e dei romanzi “Figli della Lupa” (Edikit, 2018) e “Vento porpora” (Edikit, 2020). Anima folk-rock alla perenne ricerca di storie della resistenza bresciana, si trova maggiormente a suo agio tra le parole dei libri e sui sentieri di montagna.

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