“Il sentiero invisibile”: i libri tra i protagonisti dell’estate di Ponte di Legno grazie al nuovo festival culturale promosso da OltreConfine 

La locandina della prima edizione de "Il sentiero invisibile", disegnata da Giulia Gafforelli

Intervista a cura di Francesca Cocchi per Brescia si legge

Il Festival Oltreconfine è una delle rassegne culturali più conosciute e apprezzate della nostra provincia. La sua ottava edizione si è conclusa con successo lo scorso giugno, al termine di un ricco calendario di tredici appuntamenti che ha portato in dodici comuni della Valle Camonica e dell’alto Sebino ospiti di rilievo nazionale nel campo della letteratura, delle arti, del giornalismo e della divulgazione scientifica.

Quest’anno, l’impegno dell’Associazione OltreConfine nata per promuovere il festival non è tuttavia ancora terminato. Proseguirà, infatti anche nel mese di agosto con “Il sentiero invisibile”: una nuova rassegna culturale organizzata a Ponte di Legno, in collaborazione con la Biblioteca Civica di Ponte di Legno e la locale Proloco

Quattro serate e due aperitivi preserali, dal 18 al 21 agosto 2022, pensati per coinvolgere il pubblico estivo dell’alta Valle Camonica proponendo nomi di fama – Paolo Crepet, Massimo Bubbola, Massimo Gramellini e Beppe Severgnini –, ma anche due autrici bresciane pubblicate da importanti editori nazionali come Virtus Zallot e Nadia Busato.

Brescia si legge ha intervistato Stefano Malosso, già direttore artistico del Festival Oltreconfine e ora alla guida artistica del Festival “Il sentiero invisibile”, per scoprire come nasce la prima edizione di questo nuovo festival culturale e quali sono gli elementi che consentono di dare vita a rassegne culturali di successo.

Il festival “Il sentiero invisibile” si presenta al pubblico come una nuova possibilità di cammino che vuole immaginare una rinnovata idea condivisa di comunità e di abitabilità. Come è nato questo festival culturale e quali sono stati i primi passi da compiere per creare questo nuovo percorso?

L’Associazione OltreConfine da ormai otto anni, direttamente o indirettamente, segue la creazione e tutto il lavoro che sta dietro a diversi festival culturali, in particolare di taglio letterario e giornalistico. Volevamo quindi mettere alla prova questa nostra esperienza in una realtà complessa come quella di Ponte di Legno, un paese dell’alta Valle Camonica circondato da un bellissimo paesaggio e con una matrice di turismo principalmente legata alla natura, alla montagna e agli sport.

Ponte di Legno si presenta come un territorio pieno di stimoli, capace di attirare numerose persone nei mesi invernali ma anche estivi. Abbiamo quindi deciso di provare a organizzare un festival culturale in questa realtà, raccogliendo di fatto una sfida che poterà noi e i nostri ospiti in un luogo ricco di storia e di bellezza, spinti dalla consapevolezza del bisogno di tornare a creare occasioni di collettività e comunità che ci sono maggiormente mancate negli ultimi anni. E del resto, nel corso dell’ultima edizione del Festival Oltreconfine, abbiamo visto un’importante risposta da parte del pubblico e abbiamo avuto la conferma che fare incontri online non può essere equivalente a farli in presenza. Negli ultimi mesi abbiamo riscoperto la bellezza della presenza e dell’incontro e “Il sentiero invisibile” nasce da questa nuova consapevolezza che non avevamo due anni fa, ma che oggi sentiamo quotidianamente.

“Il sentiero invisibile” ospita nel corso delle quattro serate volti noti a livello nazionale, ma offre anche spazio a due importanti autrici bresciane che presenteranno i loro ultimi libri nel corso di due aperitivi preserali intitolati “Percorrendo il sentiero”. Qual è l’idea alla base di questo originale programma?

Abbiamo deciso di organizzare le quattro serate de “Il sentiero invisibile” guardando ai volti noti del mondo della letteratura e del giornalismo, come Massimo Gramellini e Beppe Severgnini, e immaginando anche un’incursione nel mondo delle scienze con lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet. Ci sarà anche una serata con Massimo Bubola, lo storico autore di De André, Fiorella Mannoia e Milva, che terrà un incontro tra letteratura e musica, seguendo il macro tema della Grande Guerra che dialoga da vicino con il territorio di Ponte di Legno.

Sopra Ponte di Legno sono infatti presenti le trincee della Prima Guerra Mondiale e la serata con Bubola vuole essere una Spoon River di voci di uomini e di donne che in qualche modo sono impattati in quegli anni intorno alla guerra. Sarà una riflessione su quel momento, ma anche una riflessione sul nostro tempo con un tema, quello della guerra, che speravamo fosse lontano cronologicamente e geograficamente da noi e che invece ci troviamo alle porte dell’Europa. Sarà una serata non solo di storia ma anche di forte attualità.

Accanto a questa prima linea strutturale del festival ci siamo molto interrogati sull’opportunità di poter chiamare anche due autrici meno esposte da un punto di vista mediatico, ma che per motivi diversi all’interno dell’associazione leggiamo con interesse e seguiamo con stima professionale e umana. La scelta è ricaduta da un lato su Virtus Zallot che pubblica per Il Mulino “Sulle teste nel Medioevo. Storie e immagini di capelli”, una ricerca colta e allo stesso tempo molto pop sui capelli nell’arte medievale. Il testo si presenta come un viaggio iconografico molto curioso, che, tra gli altri, tocca anche il patrimonio artistico della Valle Camonica e si distingue per l’originalità della ricerca. Il testo offre infatti un nuovo modo di fare oggi ricerca iconografica nella storia dell’arte con un gusto anche contemporaneo perché di solito siamo abituati leggere di capelli su riviste come Vanity Fair.

Dall’altro lato invece c’è un libro molto diverso di Nadia Busato, autrice bresciana che ha pubblicato negli anni con i maggiori editori nazionali e che ha una visione molto preparata e uno sguardo molto curioso su alcune biografie, in particolare femminili, del Novecento. Il suo “Factory Girl” è uno scavo nella factory warholiana nell’America degli anni Cinquanta e Sessanta e una ricerca le starlette, le dive, le modelle, le artiste, le cantanti e le attrici che hanno attraversato, la maggior parte delle quali come meteore, il panorama artistico e glamour della New York e dell’America di quegli anni. “Factory Girl” è il concentrato delle storie, alcune delle quali famose, altre meno conosciute, di icone bellezza e talento folgoranti,  molte delle quali proprio per questa folgorazione che portavano quasi nel DNA sono bruciate in una rapida parabola umana e artistica.

“Sulle teste nel Medioevo” e “Factory Girl” sono due libri diversissimi. Eppure, entrambi rappresentano dei modi possibili di percorrere il sentiero della ricerca – da qui il nome “Percorrendo il sentiero” – rispetto ad alcuni temi che in questi anni abbiamo dato come consolidati, ma che consolidati non sono e questi libri ne sono la dimostrazione.

L’Associazione OltreConfine e il Festival Oltreconfine sono diventati un punto di riferimento per chi desidera organizzare eventi culturali di spessore non solo in Valle Camonica, ma anche in tutta la provincia. Ogni anno l’Associazione riesce a ottenere il sostegno di nuove amministrazioni comunali, di altre associazioni ed enti locali e il supporto di importanti sponsor. Qual è il segreto di questa sinergia vincente?

Ogni anno l’Associazione OltreConfine stila un programma artistico, con molti desideri, alcuni dei quali vengono esauditi, mentre altri rimangono tali. Tutto quello che avviene dopo aver creato questa visione è una conseguenza rispetto alle idee che vengono messe in campo in questa prima fase. Gli sponsor subentrano quindi quando percepiscono che la programmazione del Festival è di livello nazionale: non ci poniamo la questione della ricerca di nuovi sponsor, ma è sempre un movimento che si muove in direzione opposto.

La collaborazione con le altre associazioni sul territorio risulta invece importantissima. Negli anni abbiamo lavorato e dialogato con tante associazioni che come noi fanno cultura sul territorio con forza, con passione e con una dedizione totale per quello che organizzano. Sappiamo bene che non c’è sempre una grande attenzione istituzionale verso il settore culturale, che negli ultimi anni appare in uno stato di estrema sofferenza. Quindi, in una fase come questa, diventa necessaria la famosa rete. Il dialogo con le associazioni sul territorio, l’individuazione di alcuni obiettivi comuni, la condivisione di spazi, idee, risorse e professionalità, tutto quello che si può mettere in comunione su un territorio si presenta come una risorsa attiva nel festival.

Spero continueremo sempre a dialogare con tutto quello che abbiamo intorno. Non siamo infatti delle isole che possono lavorare internamente senza provare a tracciare dei ponti verso quello che c’è intorno a noi. E questi ponti devono poi essere curati e costantemente restaurati, con manutenzione continua nelle relazioni tra i soggetti culturali presenti sul territorio. E in Valle Camonica ci sono molti soggetti culturali che organizzano iniziative di progettualità e noi vogliamo essere uno di questi fulcri che operano sul territorio, perché crediamo che questa sia l’unica via per costruire qualcosa di utile. Noi in fondo facciamo cultura con l’obiettivo di offrire qualcosa al territorio camuno e di arricchire culturalmente in modo molto ampio e totale il nostro pubblico. Sappiamo quanto sia importante oggi poter trovare dei tavoli di dialogo, potersi scambiare delle opinioni e confrontarsi.

Come Associazione OltreConfine siamo consapevole di questo nostro ruolo e siamo ben felici di poter proseguire su questa nostra strada.  

La locandina della prima edizione de "Il sentiero invisibile", disegnata da Giulia Gafforelli
La locandina della prima edizione de “Il sentiero invisibile”, disegnata da Giulia Gafforelli

Francesca Cocchi

Nata nel 1996 è cresciuta in Valle Camonica e ha studiato tra Padova e il Belgio; dopo la laurea magistrale in lettere classiche, si stabilisce a Brescia. Filologa di formazione, predilige da sempre i grandi classici, ma non si lascia intimorire dagli autori contemporanei. Di carattere introverso, si trova a suo agio tra i libri e al tavolo di un buon ristorante.

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