Grandi designer ed industria bresciana nel libro dello storico Marcello Zane

Lampade "Parentesi", prodotte da Flos su progetto di Achille Castiglioni e Pio Manzù, premio Compasso d'Oro 1979 (da www.flos.com)

Recensione di Katiu Rigogliosi per Brescia si legge

Brescia, fin dai tempi più remoti, è conosciuta a tutti per la sua industria, tanto da guadagnarsi il soprannome di Città del tondino, riferendosi proprio ai tondini di ferro ed alluminio che venivano fabbricati nelle innumerevoli fabbriche della provincia.

Marcello Zane, storico cittadino, con il saggio “Design: grandi design e industria bresciana”(Liberedizioni 2021 – acquista qui) mostra invece quanto lo studio del bello, delle forme ricercate e della modernità abbia da sempre affiancato il lavoro “grezzo ed essenziale” che le aziende metallurgiche mettevano in campo.

Certo: l’estetica fine a sé stessa non è mai stata l’obiettivo finale della produzione bresciana; ma l’attenzione alle forme, al design dei prodotti, non è certo mancata ed ha spesso permesso alle aziende che ne hanno usufruito di imporsi in determinati mercati.

Studi autoctoni e campioni del design nazionale

Il limite principale alla diffusione a Brescia di studi di progettazione autoctoni capaci di affermarsi a livello nazionale, secondo Marcello Zane, è da costituito dal fatto che l’imprenditoria bresciana è costituita soprattutto da imprese di tipo familiare, con dimensioni relativamente ridotte ed una ristretta gamma di merci prodotte.

Ciò nonostante, sono state parecchie le aziende, o gli studi professionali, che nell’arco dello sviluppo industriale provinciale, a partire dalla fine del 1800, si sono date lustro avvalendosi di grandi collaborazioni con personaggi famosi nell’ambito dell’architettura e del design nazionale.

Basti pensare all’impresa Beltrami di Capriolo, che ad inizio ‘900 affidò all’architetto Marcello Piacentini (colui che progettò piazza Vittoria a Brescia, da poco inaugurata) lo studio di alcune poltroncine, di divani e di tavoli che avrebbero dovuto arredare una villa a Roma, o alla ditta Palini di Pisogne, leader nella produzione di arredi scolastici, che trovò lo spunto necessario – grazie alla collaborazione con Achille Castiglioni – per diventare una delle industrie di lavorazione del legno più importanti, a livello nazionale, in quegli anni, tanto da ricevere il premio “Compasso d’oro”.

Da Giò Ponti a Cicciobello

Ma ci sono anche tutta una serie di piccolissime aziende che, grazie alla collaborazione con i grandi nomi dei progettisti dell’epoca, riuscirono a fare il salto di qualità.

Nino Ferrari, artigiano del peltro che si limitava a realizzare vasi e stoviglie per il piccolo mercato locale, si fece notare all’inizio degli anni ‘30 quando produsse delle lampade in ottone, su disegno di Giò Ponti. E sempre Ponti disegnò più volte nuovi articoli per Ideal Standard, creando linee sempre più moderne per i loro sanitari.

Ma sono da menzionare anche la Reguitti di Agnosine, con le lavorazioni curve del legno consigliate da Marcello Nizzoli (famoso per le macchine Olivetti); la Elettroplastica & Elettrodomestici di Concesio, che avviò una produzione di ventilatori, macinacaffè, tostapane e tutti quei piccoli elettrodomestiche che, negli anni ‘60, cominciavano a riempire le nostre case e che potevano unire in maniera regale la funzionalità alla bellezza estetica; Enzo Francesconi, che passò dal disegnare piccole lampade al progettarle per la Flos, che nel frattempo si era trasferita da Merano, città dove nacque in un piccolo laboratorio, a Bovezzo.

Senza dimenticare – come si potrebbe farlo! – la Migliorati Bambole di Pavone Mella, che passò dal creare fischietti, trombette in legno e abiti per bambole a produttore della più famosa bambola per bambine: il Cicciobello. Nel 1984 rilevò infatti il marchio dalla Sebino, del bergamasco Silvestro Bellini, che ne fu il disegnatore principale.

La provincia dal design funzionale

La provincia di Brescia si è fatta e si fa notare sul mercato nazionale delle piccole e medie produzioni, in particolare, per un suo stile unico ed inconfondibile: non tanto legato all’effimero, quanto alla funzionalità degli oggetti stessi.

La linea di principio seguita dalla maggior parte delle aziende, a partire da inizio secolo scorso sino ai giorni nostri, è stati infatti quella di realizzare sì oggetti che siano esteticamente belli, che attirino l’attenzione degli acquirenti o che possano fare bella mostra di sé dentro le nostre case, ma che soprattutto siano solidi, funzionali. Che svolgano alla perfezione il loro dovere.

Un po’ come il bresciano stesso, che più che all’apparenza delle cose ne osserva, e ne giudica, la serietà.


Titolo: Design. Grandi designer e industria bresciana
Autore: Marcello Zane
EditoreLiberedizioni, 2021

Genere: Saggio
Pagine: 64
Isbn: 9791280148193

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