La lunga e discreta storia d’amore tra Brescia e il cinema nel libro di Simone Agnetti e Sara Dalena

Intervista a cura di Stefano Tevini per Brescia si legge

I cinema non sono chiusi per il Covid, i cinema sono chiusi perché ci vanno le poche persone vive.

Silvano Agosti, 6 febbraio 2021

Negli ultimi anni, Brescia si sta riscoprendo come polo culturale di grande spessore. L’ormai ex capitale del tondino, che pur si difende ancora bene anche in campo industriale, si sta riconciliando con le sue bellezze trasformandosi, giorno dopo giorno, in una piccola città d’arte. Un rapporto, quello tra Brescia e la cultura, che prima si vedeva poco, discreto come i bresciani sanno essere, ma sempre vivo e vibrante.

Lo testimonia la storia d’amore fra Brescia e il Cinema, raccontata dagli storici Simone Agnetti e Sara Dalena che nel loro “Brescia Cinematografica – Le sale, i film e i protagonisti” (ServiziCulturali.it, 2021 – acquista qui) ripercorrono la storia della Settima Arte nella nostra città realizzando una breve guida ai luoghi storici del cinema a Brescia e provincia: le sale cinematografiche, i set e le location, i registi e i film, dalle prime immagini in movimento giunte a Brescia nel 1896 fino ai giorni nostri.

In quest’intervista per Brescia Si Legge, ci raccontano la loro ricerca ed il presente del cinema a Brescia.

Com’è nata l’idea di uno studio della storia del Cinema a Brescia?

Nasce da un vuoto, non esisteva, ad oggi, una pubblicazione completa che tracciasse le linee principali della storia del cinema a Brescia e dei suoi protagonisti. I due unici lavori editoriali sul tema, quello coordinato da Nino Dolfo per la rivista AB di Grafo nel 1993 e da Alberto Pesce per Fondazione Civiltà Bresciana nel 2007, risultavano datati e, seppur ricchi di informazioni e interviste, non sistematici. A questo si aggiunge il fatto che molti materiali delle origini del cinema sono riemersi dagli archivi e dalle cineteche, grazie alla digitalizzazione, solo negli ultimi dieci anni. In più la memoria delle sale cinematografiche sta scomparendo ed è urgente appuntare nomi e luoghi.

Molti ci hanno aiutati a trovare informazioni, tra questi vorremmo ricordare: Piero Galli per la storia dei film poliziotteschi, i didattici della Polizia e per alcune segnalazioni su commedie poco note girate in provincia; Sandra e Roberta Morelli per le indicazioni sui film in costume storico girati in Città, in particolare presso il Teatro Grande e per aver ospitato con l’Ass. Arnaldo da Brescia, due conferenze nel 2015 e 2017 dedicate ai film girati a Brescia e la proposta di visite guidate sulla storia del cinema bresciano, eventi che per noi sono stati i laboratori in cui sperimentare quello che sarebbe divenuto questo libro.

Nel 2019, presso Violino Bridge con Stefano Crespi e Simona Romele, dopo una visita guidata e una conferenza sul tema di Brescia cinematografica abbiamo deciso che era necessario realizzare il libro. Durante la lavorazione dei contenuti ci siamo avvalsi di consigli dati da studiosi e protagonisti come Salvatore Gelsi per lo scambio di informazioni sulla figura del misterioso cineoperatore delle origini Vassallo, Enrico Danesi sui contenuti e per l’introduzione al volume e Silvano Agosti che ci ha dato una migliore definizione del suo lavoro a Brescia.

Ci raccontate gli aspetti salienti della transizione dalla molteplicità delle sale del centro al monopolio del Regno del Cinema? Come ha cambiato il modo che i bresciani hanno di viverlo?

Nel decennio tra il 1998 e il 2008 sono realizzate anche a Brescia i cinema multisala. Questo fenomeno, parallelo alla nascita dei nuovi centri commerciali, ha visto un cospicuo investimento di risorse da parte di società private, come quella dei Quilleri, che vedono nell’aggregazione e nell’intrattenimento di massa un affare economico redditizio da unire a quello del commercio al dettaglio. Questa, ma non solo, è per noi la causa della desertificazione del centro storico e della chiusura delle vecchie sale monoschermo. Oz in città, Porte Franche a Rovato, King a Lonato, Multiplex di Corte Franca, Garden a Darfo portano rapidamente la città dalle 11 sale ancora attive nel 2002 a 7 nel 2004. Infine, nel 2008, con la Wiz aperta a Brescia, è decretata la definitiva chiusura delle sale del centro, ad esclusione del Sociale, del Moretto (chiuso nel 2019) e del Nuovo Eden del Comune, aperto nel 2007. Da segnalare anche la resistenza del Cinema Sereno, unica sala di comunità sopravvissuta nella periferia di Brescia.

Aggiungerei che questa situazione fa parte di un andamento di tipo socio-economico, che ha forti ricadute antropologiche e culturali: il centro di Brescia ha perso quasi del tutto le botteghe multimarca di proprietà di piccoli esercenti locali o di artigiani, a favore delle catene commerciali con marchi internazionali. Questo ha portato ad un evidente impoverimento della capacità imprenditoriale e di fare credito locale e ad uno spaventoso, ma rassicurante per molti, conformismo delle vetrine delle nostre Città. I centri storici stanno diventando tutti uguali. Lo stesso vale per il cinema come forma d’arte e di cultura alternativa in cui la programmazione di una sala può fare scelte diverse da quelle commerciali di maggiore rilievo. Con la chiusura per il Covid la situazione dei cinema a Brescia muterà certamente in poco tempo.

In provincia esistono ancora alcune sale vecchio stile, lontane dal modello di business delle multisale. Qual è la loro realtà? Come fanno ad andare avanti?

La provincia ha la fortuna di essere popolosa e identitaria. Le piccole sale monoschermo, spesso di comunità (una quarantina sono schermi parrocchiali ancora funzionanti oggi), possono fare scelte diverse da quelle del solo guadagno, perché pensate come luoghi di aggregazione, divertimento, cultura e gestite da volontari e con un pubblico fidelizzato. Non mancano, quindi, programmazioni di cineforum e rassegne tematiche, retrospettive e approfondimenti.

Queste sale, una volta passate alla nuova tecnologia digitale, non hanno temuto il concorrente della multisala. Penso alla sala di Collebeato, nella quale ho tenuto per anni molti cineforum e rassegne, nel 2008 fu la prima ad aderire alla nuova tecnologia del digitale satellitare, una cordata nazionale di piccole sale pioniere sotto il marchio Microcinema, un esperimento tecnologico di pregio, affossato dai grandi esercenti e distributori che hanno preferito affidarsi a strumenti “solidi” per distribuire i film.

Ci raccontate un po’ la situazione di chi il cinema, a Brescia, lo crea? Com’è la scena bresciana?

Certamente Brescia è una location interessante, lo è sempre stata per la sua conformazione geografica, molti film sono stati girati sul Garda e molti protagonisti del cinema vengono dal Benaco. In Brescia Cinematografica abbiamo raccolto i protagonisti del cinema in due grandi gruppi, i molti, e poco noti, bresciani che hanno fatto la storia del cinema nel Novecento (quanti sanno, ad esempio, che Mario Checchi Gori o Luigi Comencini erano bresciani?) e una seconda parte dedicata a chi oggi sta facendo cinema. Tra questi ricordiamo Albatros Film e 5e6 Film come case di produzione, personaggi famosi che hanno fatto anche cinema come Omar Pedrini e Ambra Angiolini, molti giovani e meno giovani che sono, a vario titolo, nel mondo del cinema nazionale come Ruggero Dipaola, Francesca Mainetti, Stefano Cassetti, Maurizio Pasetti, Claudio Uberti, Andrea Corsini, Nicola Zambelli, Elia Moutamid, Stefano Cipani o le attrici Susy Laude, Camilla Filippi e Esther Elisha.

Infine diamo spazio anche alle numerose e floride produzioni indipendenti, amatoriali e semiprofessionali da cui speriamo, presto, emergano talenti per i festival maggiori e il cinema nazionale.


Titolo: Brescia cinematografica. Le sale, i film, i protagonisti
Autore: Simone E. Agnetti e Sara Dalena
Editore: ServiziCulturali.it, 2021

Genere: Saggio
Pagine: 214
Isbn: 9791220261913

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