“Basta un qualsiasi dio”: fine del mondo e lotta per la sopravvivenza nel distopico di Achille Gasparotti

Recensione di Chiara Massini per Brescia si legge

Quando è successo il finimondo io c’ero, e non intendo dire solo che ero già nato quando è successo quel che è successo. No, no. Io intendo dire che ero là dove tutto ebbe origine.

“Basta un qualsiasi dio”, Achille Gasparotti

Finimondo. È difficile pensare di partire da questa parola, quando ci basta guardarci intorno per comprenderne appieno il significato. È arduo parlare di distopia quando ci siamo immersi e la viviamo per certi versi tutti i giorni. Anche i protagonisti di questa storia però sanno bene, o meglio, impareranno presto, cosa vuol dire vivere un’apocalisse, vedere intorno a sé il caos, non riuscire a dare una spiegazione a questo mondo in continuo mutamento, che sta precipitando verso una fine tragica. Dove cercare la speranza in tutto ciò? Forse appellandosi ad una divinità qualsiasi – cristiana, islamica, buddista, è indifferente – perché aiuti noi poveri uomini così impotenti?

Basta un qualsiasi dio”, romanzo dello scrittore bresciano Achille Gasparotti edito da Robin Edizioni (2021), è la storia di un’Italia colpita da una tragedia che rischia di distruggere l’umanità e la vicenda di un uomo che ha la fortuna di rimanerne immune. Quella del protagonista è però una fortuna che si rivelerà essere un’arma a doppio taglio, quando lui diverrà uno dei pochi ad avere ancora la capacità di vedere con chiarezza il mondo andare in pezzi intorno a sé.

Attenzione: la recensione che segue contiene lievi spoiler

Una tragedia senza fine

È un luminoso sabato di maggio di un anno qualsiasi. I trentenni Marco e Lisa di Paderno Franciacorta decidono di trascorrere un tranquillo weekend a Napoli, in occasione dell’anniversario di fidanzamento. Ad accoglierli, l’amico Ruggero e la meravigliosa città partenopea, con il suo mare e le sue bellezze artistiche. Una delle mete dei due giovani è la Reggia di Capodimonte, ma è proprio qui che assisteranno impotenti ad una tragedia che, ancora non sanno, stravolgerà inesorabilmente le loro vite.

Una nave gigantesca, a una velocità che io ritenevo impossibile, si stava scagliando con tutta la sua potenza verso il cuore del porto con l’intento di dilaniarlo.

“Basta un qualsiasi dio”, Achille Gasparotti

Da questo incidente, all’apparenza isolato, si diffonde a macchia d’olio una catastrofe destinata a travolgere il mondo intero con la sua potenza distruttiva. O meglio, degenerativa. Sì, perché il destino di questi uomini e donne, così come dell’intera umanità, ha in serbo molto altro. Basti dire che all’inizio viene inibito l’accesso da e per la Campania a qualsiasi mezzo, che nessuno sa bene cosa stia accadendo e che si susseguono le ipotesi più disparate – si parla per esempio di emergenza sanitaria e della circolazione di un fantomatico virus. Le persone cominciano ad assumere atteggiamenti strani e una fame cieca le investe all’improvviso. Nessuno sa niente di certo.  

I pochi che riescono a rimanere immuni si ritrovano ad assistere impotenti a questo dramma collettivo, mogi e mormorando solo poche parole come fossero preghiere. Il mondo che conoscono si sta sgretolando, quel mondo all’avanguardia che ha raggiunto lo spazio e usato l’intelligenza artificiale in molteplici settori. Difficile ritrovare un po’ di umanità intorno a sé.

Il mondo così come l’avevamo conosciuto si stava sgretolando, e noi non possedevamo gli strumenti per affrontare la realtà in continuo mutamento.

“Basta un qualsiasi dio”, Achille Gasparotti

L’io narrante

A raccontarci il tutto in maniera chiara e scorrevole è la voce narrante del protagonista, che ripercorre a ritroso quello che è stato, perché “ricordare è un dovere. Solo e circondato da pochi affetti – quelle stesse persone che per miracolo sono scampate al peggio – il narratore parla direttamente a noi, in quanto ogni dettaglio è bene che vada ricordato, soprattutto per le generazioni future. Ricordare ciò che è stato dovrebbe darci gli strumenti per affrontare più preparati il nostro futuro, così come metterci in guardia sugli atteggiamenti da evitare, perché la Storia insegna.

Il libro, diviso in quattro parti, delinea il declino inesorabile dell’umanità, ma anche la nascita, in mezzo alla sciagura, di un briciolo di speranza che deriva dall’affetto di un gruppo esiguo di persone decise a mettercela tutta per sopravvivere, ma soprattutto per vivere. “Vivere” assume qui il significato di tornare ad una parvenza di normalità, ricostruendo una comunità sulle alture di Sale Marasino. Anche se diventa difficile in questo contesto definire cosa è normale e cosa no.

Cosa rimane di noi

Achille Gasparotti è, prima di tutto e come ama definirsi, un lettore onnivoro. Con questo libro, terminato nel 2019, continua il filone mistery “minimalista”, affrontato anche nei due romanzi precedenti, che strizzano l’occhio a scrittori come J.L. Bourne.

Alla fine di questo romanzo, l’autore ci lascia con una frase profetica, ma soprattutto fatale nella sua ineluttabilità, che ci spinge a riflettere su cosa possiamo e dobbiamo fare.

Per sopravvivere avevamo combattuto prima e avremmo continuato a combattere poi. Anche questa volta ne saremmo usciti in piedi. Non avevamo alternative.

“Basta un qualsiasi dio”, Achille Gasparotti

Titolo: Basta un qualsiasi dio
Autore: Achille Gasparotti
Editore: Robin Edizioni, 2021

Genere: Romanzo
Pagine: 272
Isbn:  9788872749562

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Chiara Massini

Laureata in "Scienze della comunicazione" e in "Editoria e giornalismo" a Verona, è appassionata da sempre di lettura e scrittura. Nel 2019 ha pubblicato la sua tesi di laurea dal titolo “La fanfiction” e successivamente alcuni racconti in antologie. Da due anni lavora in biblioteca e si occupa di organizzare eventi e presentazioni di libri. Sul suo comodino non possono mai mancare almeno 3 libri (di cui uno urban fantasy) e un bicchiere di succo ace.

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