Le peripezie di un dispensatore di storie nel nuovo romanzo di Simone Rocchi

Recensione di Roberto Bonzi per Brescia si legge

Quindi è davvero così il tuo lavoro? Arrivi in un posto e ti metti a parlare.

“Poteva andare peggio”, Simone Rocchi, p. 91.

Esistono parole che possono cambiarci la vita? Padroneggiarle, più o meno inconsapevolmente, è la dote che rende speciale Jack Alighieri, protagonista di “Poteva andare peggio”, il nuovo romanzo di Simone Rocchi (Edizioni Effetto, 2021 – acquista qui).

Bergamasco di nascita e bresciano d’adozione, l’autore lavora per un importante istituto bancario e collabora con riviste e testate locali. Dopo il felice esordio con “Qualcosa inventeremo” (Edizioni Effetto, 2019), Rocchi torna a raccontare le surreali vicende di Giacomo Alighieri, per gli amici Jack, un trentenne single e “senza straripanti progetti all’orizzonte”. La professione di Jack, però, non è esattamente tra le più comuni; lavora infatti per la GM Consulting, una misteriosa ONG svizzera che, attraverso bonifici cifrati, lo paga lautamente per “raccontare storie”. 

“Poteva andare peggio” è un romanzo dal ritmo frenetico, scritto in mondo brillante e divertente, con uno stile che riporta alla mente certe atmosfere care a Benni e Pennac. La lievità, però, non è mai leggerezza e, nelle rocambolesche vicende di Jack Alighieri, si cela una riflessione sul potere reale delle storie e su quella speciale connessione tra esseri umani che solo le parole giuste riescono a creare.

Il potere imprevedibile di un buon racconto

Le convocazioni giungono con metodi poco ortodossi, ad esempio attraverso un biglietto beige che compare dal nulla sul tavolino del salotto e riporta dove e quando precipitarsi con la massima urgenza. Seguendo istruzioni anonime e interpretandole con una certa dose di fantasia, Jack si ritroverà a raccontare una storia dopo l’altra e solo così, grazie alle parole, conseguirà l’obiettivo

Quale obiettivo? La domanda non sempre ha una risposta immediata. Nella maggior parte dei casi, anche per Jack è complicato coglierne il senso. Ma le convocazioni proseguono, i bonifici vengono accreditati e la sua vita, fatta un tempo di orari fissi, noia e routine, continua ad essere una girandola di emozioni. Tutto, però, è destinato a cambiare quando irrompe la più grande di tutte queste emozioni: l’amore

L’incontro con Stefania, ingegnera aerospaziale, per la prima volta lascia Giacomo Alighieri senza parole. A tu per tu con l’anima gemella, tentenna. Per una serie di motivi che non sa confessare nemmeno a se stesso, le nasconde la vera natura del suo strano lavoro. Un po’ per pigrizia e un po’ per paura, pensa di poter rimandare il momento delle sincerità. È un errore, ovviamente, il sassolino che inizia a rotolare giù dalla cima della montagna diventando sempre più grande. Capitolo dopo capitolo, Jack farà di tutto per non farsene schiacciare, tra nuovi messaggi della GM Consulting, corse all’ultimo respiro e incontri indecifrabili. Anche stavolta, per uscire dall’angolo, dovrà trovare le parole giuste.

Sogni e paure in una città di provincia

Se c’è una cosa che i miei trent’anni da ignavo mi possono confermare è questa: non c’è niente di incredibile nell’ammettere di aver avuto paura. La paura qualche volta ci protegge; è anche quella cosa che ci fa premere sul pedale del freno e ci fa tornare più preparati la prossima volta.

“Poteva andare peggio”, Simone Rocchi, p. 202.

Il romanzo è ambientato in una città del Nord Italia, a qualche manciata di chilometri da Milano. Alcuni indizi, su tutti i riferimenti calcistici alla Dea, portano dritti a Bergamo. L’aspetto fondamentale, però, è che Jack Alighieri si muove in un’atmosfera di provincia, alle prese con gli amici di sempre, le domeniche a pranzo dai genitori e gli aperitivi al BarCellona, come il protagonista di una canzone degli 883. Un microcosmo in cui è ancora più facile sognare la svolta, grande o piccola che sia.

All’indole ironica e caustica del protagonista, fa da contraltare una carrellata di personaggi ben caratterizzati, anche grazie ai continui rimandi alla cultura pop. Stefania, Rob, Sandra e Jigen vengono descritti attraverso lo sguardo di Jack, ma anche per mezzo di capitoli in terza persona che arricchiscono di punti di vista la narrazione. Al lettore non resta che lasciarsi trasportare dal racconto, in attesa che i fili uno ad uno si riannodino e svelino il loro disegno.


Titolo: Poteva andare peggio
Autore: Simone Rocchi
Editore: Edizioni Effetto, 2021

Genere: Romanzo
Pagine: 232
ISBN: 9788832195354

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Roberto Bonzi

Nasce nel 1978 a Nuvolento. Fin da piccolo, ama la scuola alla follia: trascorre metà della giornata a leggere e scrivere, l'altra a convincere i compagni di non essere un secchione. Dopo la laurea in "Discipline economiche e sociali" all'Università Bocconi, inizia ad occuparsi di comunicazione, di fiere e di congressi. Nel frattempo, dopo una parentesi come vicesindaco e assessore all’istruzione e cultura del suo paese natale, continua a leggere e scrivere (Come lontano da Irene, 2010; Remigio ovvero come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la matematica, 2015; Centro Fiera del Garda. Nascita e sviluppo di un polo fieristico per la Lombardia orientale, 2017) e a spiegare in giro cosa non è.

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