L’incanto della Belle Époque sul Lago di Garda: le “Novelle gardesane” del premio Nobel Paul von Heyse

I nostri classici” sono una selezione arbitraria di libri bresciani usciti qualche tempo fa, che – per qualche motivo – hanno lasciato il segno.

Recensione di Silvia Lorenzini per Brescia si legge

Il monte Baldo sullo sfondo poggiava solennemente sullo specchio del lago di un azzurro porporino quasi inverosimile che la brezza ancora non arricciava, le piccole onde che mormoravano sulla sponda rilucevano come oro liquido nei primi raggi del giorno e un sogno pareva cullare le cime argentate del declivio d’ulivi, dove non soffiava alcuna brezza.

Paul von Heyse, Novelle gardesane

I libri possono essere un’incredibile macchina del tempo. Quante volte ci è capitato di trovarci sbalzati, nel giro di pochi minuti, dalla nostra epoca a mondi cronologicamente anche lontanissimi, semplicemente immergendoci in pagine in cui è incapsulata l’essenza di un’atmosfera, colta con sensibilità e attenzione da uno scrittore?

La Belle Époque del Lago di Garda emerge in tutta la sua eleganza dalla lettura delle “Novelle gardesane” di Paul von Heyse, scrittore tedesco che amò il nostro lago al punto da stabilirsi e soggiornare per ben dieci anni a Gardone Riviera, dal 1899 al 1909.

I cinque racconti raccolti nel volume, per lo più storie d’amore, restituiscono con eccezionale freschezza un’istantanea del dorato mondo dei turisti, soprattutto tedeschi, che affollavano le rive del Garda fra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo: aristocratici, artisti, ricchi commercianti, l’alta società delle fanciulle in età da marito. Sullo sfondo, gli Italiani, popolo affascinante e selvaggio (così, almeno, come viene visto e raccontato da Paul von Heyse, con un’ottica che condivideva con molti autori dell’epoca), gli abitanti del lago, poveri e dignitosi. Sullo sfondo, soprattutto, la malìa del Garda, coronata dalla maestosità imperturbabile del monte Baldo.

Una lunga storia d’amore fra i Tedeschi e il lago di Garda

La storia d’amore fra i tedeschi e il lago di Garda ha inizio in un giorno e anno ben preciso, il 12 settembre 1786, quando J. W. Goethe, il poeta e romanziere più importante del mondo tedesco, giunse a Torbole: la sua fu una sosta brevissima (il 14 settembre già si trovava a Verona, come egli stesso annota nel suo “Viaggio in Italia”), sufficiente però a consentirgli di visitare Torbole, Malcesine e di osservare dalle acque le limonaie di Limone. «Una meravigliosa opera della natura, uno spettacolo splendido», queste furono le parole di Goethe riguardo al lago e tanto bastò per incantare i suoi lettori e i loro discendenti che tuttora dimostrano di apprezzare più che mai questi luoghi.

È, però, dalla fine del XIX secolo che il Garda divenne meta di un numero sempre più cospicuo di tedeschi: come emerge del resto anche dalle novelle di Heyse, si trattava essenzialmente di un turismo invernale, di Bavaresi e Berlinesi in fuga dagli inverni mitteleuropei, ma anche di convalescenti in cerca di ristoro, così come di artisti in cerca di ispirazione. Basti dire, per chiarire l’importanza crescente della comunità germanofona sul lago di Garda, che a Gardone Riviera, dal 1908, il lungolago prenderà a chiamarsi Promenade des Allemands.   

Novelle perdute e solo recentemente tradotte in italiano

Testimoni di quest’epoca sono le numerose ville liberty che tuttora si affacciano sulle rive del lago, una delle quali appartenne anche a Paul von Heyse: Villa Annina a Gardone, così chiamata dal nome della moglie dello scrittore, oggi Villa Itolanda. Paul von Heyse amò l’Italia e studiò la nostra cultura e letteratura, viaggiando a lungo ed entrando in corrispondenza, fra gli altri, con Luigi Capuana, Angelo De Gubernatis, Annie Vivanti. Nel 1910, anno in cui fu insignito del Nobel per la letteratura, ricevette la laurea in Lettere honoris causa dall’Università di Firenze «in considerazione dei meriti eminenti verso l’Italia». Il Lago di Garda costituì per lui particolare fonte di ispirazione: nel 1897 pubblicò una raccolta di poesie intitolata “Frühling am Gardasee” (“Primavera sul lago di Garda”), mentre “Le novelle gardesane” furono date alle stampe nel 1902.

Di fatto queste novelle non vennero mai tradotte in Italia, con l’eccezione di una sola (“Die Macht der Stunde”) che uscì singolarmente nel 1901. Il volume che contiene la raccolta completa delle cinque novelle, tradotte da Silvia Faini, è stato pubblicato per la prima volta nel 1997 dal Gruppo Editoriale Delfo, su iniziativa del Rotary Club di Salò e Desenzano nella ricorrenza del 40° della fondazione. Si tratta di un volume in cartonato rigido, impreziosito con riproduzioni di stampe raffiguranti località del lago di Garda.

Le novelle sono tutte ambientate sulla sponda bresciana del lago, fra Salò, Toscolano, Gardone e Sirmione. Si tratta di storie, per quanto ben costruite, la cui linea narrativa è spesso tenue.  A scapito dell’azione, Paul von Heyse preferisce concentrarsi sull’indagine psicologica dei personaggi, soprattutto femminili. Si tratta soprattutto di fanciulle malinconiche e bellissime in preda alle sofferenze d’amore o di donne in cerca della loro strada nella vita. Lo scrittore investiga con grande finezza i moti del loro animo, rivelando una capacità di cogliere le sfumature dei sentimenti che lo rende accostabile a importanti autori germanofoni a lui contemporanei come Stefan Zweig e Arthur Schnitzler. I personaggi ben delineati, la prosa elegante, ma mai pesante, l’abilità nel raccontare la bellezza dei luoghi, sono tutti elementi che possono appassionare anche il lettore contemporaneo che si approcci ai testi consapevole di avere a che fare con un mondo diverso dal nostro, dove, ad esempio, il disonore per un debito al gioco può risultare motivo bastante al suicidio, o dove una ragazza che si lasci dipingere da un pittore può risultare compromessa nella sua rispettabilità agli occhi della piccola comunità in cui vive.

L’affresco di una dura realtà quotidiana e di un mondo privilegiato ormai alla fine

Venni a sapere dal mio locandiere la ragione di quel generale stato d’animo spento e triste. Gli ultimi tre anni erano state annate cattive per il vino e anche gli olivi avevano fornito uno scarso raccolto. Così alcuni, che prima avevano poltrito, avevano cercato lavoro per sé e per i figli nella fabbrica di carta, nella gola di Toscolano, lavoro che veniva mal pagato e che rendeva gli uomini, immagine di Dio, delle macchine. Del resto la fabbrica era un vero e proprio danno per il posto. Quanti, a causa sua, si erano rovinati corpo e anima solo per far arricchire i proprietari?

Paul von Heyse, Novelle gardesane

Nelle novelle lo sguardo del narratore rimane, comunque, concentrato a rispecchiare l’alta società tedesca di cui egli stesso è parte, con i suoi valori e le sue regole. Nessuno dei protagonisti delle storie è italiano e, in definitiva, Paul von Heyse non si pone l’obiettivo di raccontare uno spaccato della vita italiana ai propri lettori. Eppure, in ogni pagina vi è una sorvegliatissima attenzione alla ricostruzione di luoghi e ambienti che consente l’esperienza della “macchina del tempo”: gli alberghi di lusso, le pensioncine per soli Tedeschi, le locande alla buona, la mondanità di Gardone, i paesini sperduti come San Vigilio. Quest’ultimo è l’unico luogo della sponda veronese (più selvaggia e meno turistica, a suo dire) di cui Paul Heyse racconta: «Paesetto pittorescamente adagiato sulla riva», abitato da «barcaioli bisognosi», famoso per la cava di pietra situata nella zona più bassa della collina e da cui si ricavava materiale da costruzione assai ricercato.

Le pagine del libro aiutano così a ricordare un passato del Bresciano ora dimenticato, in cui il duro lavoro spesso non bastava a sconfiggere la miseria, dove si mangiava polenta tutti i giorni e il pane, quando andava bene, si vedeva sulle tavole una volta alla settimana.

Anche la gente del posto viene descritta con l’ottica dello straniero che vede negli abitanti di Salò, Toscolano o Gardone un prototipo degli “Italiani”: gente operosa e onesta, semplice, ma accogliente, gentile, amante del bello («Questa gente ha vivo il senso per tutto ciò che è bello»). Alcuni giudizi sorprendono:

è noto che tutti gli Italiani, adulti o bambini, si comportano crudelmente con gli animali
l’istinto materno non si smentisce nemmeno fra quelle giovani selvagge

Paul von Heyse, Novelle gardesane

L’attenzione poi torna a concentrarsi sulle vicende di delusioni sentimentali, onore ferito, scandali familiari, su tutti i piccoli grandi drammi di un mondo privilegiato, ben lontano dall’immaginare la tempesta che si sarebbe scatenata solo pochi anni più tardi, con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale.


Novelle gardesane

Titolo: Novelle gardesane
Autore: Paul von Hayse
Editore: Gruppo Editoriale Delfo, 1997

Genere: Novelle
Pagine: 189

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Silvia Lorenzini

Bresciana, laureata in Lettere Classiche presso l'Università di Pavia. Ha trascorso anni a girovagare fra la Germania e l'Inghilterra per ragioni di studio, di lavoro e di amore. Dal 2005 insegna Italiano e Latino in uno dei licei cittadini. Appassionata di storia locale, adora la montagna, la musica, i libri e non saprebbe vivere se le mancasse anche solo una di queste tre cose.

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