“In quattro è una banda”: la ‘reunion’ di quattro compagni di antica militanza nell’intrigante esordio noir di Michele Piccardi

Non abbiamo nulla di cui scusarci. Non abbiamo nulla per cui sentirci in colpa. Per tre anni di silenzio, dieci anni di galera sono troppi. Non abbiamo nulla di cui pentirci, ma abbiamo perso.

Michele Piccardi, “In quattro è una banda. Volevamo cambiare il mondo. E avevamo ragione”, p. 199

Rodolfo il riflessivo, Sandro il chimico, Rocco il filosofo e Yuri la forza della natura. Quattro amici cresciuti in un industrioso comune lombardo della pianura padana, figli di operai e nipoti di ex resistenti: una banda. Compagni nei giochi al pallone così come nella militanza politica a sinistra. Sempre alleati, anche negli intenti estremisti che nei loro vent’anni li hanno portati a eseguire prima un sequestro e poi la rapina di autofinanziamento che ha procurato loro l’arresto e una lunga detenzione. Quattro amici che volevano cambiare il mondo e che si ritrovano dopo anni, segnati dall’esperienza della galera, in un mondo che è andato avanti ed è mutato senza di loro.

Sono i protagonisti di “In quattro è una banda. Volevamo cambiare il mondo. E avevamo ragione”, romanzo d’esordio del bresciano Michele Piccardi, classe 1962. Pubblicato da Red Star Press nel 2023 (acquista qui), il libro racchiude la storia di un’amicizia che dagli anni cinquanta arriva sino alla fine dei novanta, attraversando sconvolgimenti e cambiamenti epocali del nostro paese. Nel corso di una narrazione che si colora di tinte noir, i quattro protagonisti, ora quarantenni, si ritrovano a unirsi di nuovo per indagare sulla sparizione di una ragazza del loro ex collettivo e su una serie di delitti la cui scia di sangue sembra intersecare la vita di una loro vecchia conoscenza.

Tra suspense e inseguimenti, i quattro sono costretti a fronteggiare non solo il misterioso e inquietante colpevole, ma anche e soprattutto il proprio passato, con fantasmi in carne e ossa che si ripresentano senza bussare, presentando loro le conseguenze delle azioni compiute anni prima. Riannodare i rapporti e riprendere a cooperare significa tornare a specchiarsi gli uni negli altri, tornare a casa, se esiste davvero un luogo da poter chiamare così. Ed è capire se dal buio di quanto accaduto un fatidico giorno del 1979 una luce è sopravvissuta, quella di un ideale incorruttibile che ancora palpita nell’animo di ciascuno e che alimenta un legame antico e sempre nuovo in grado di sopravvivere al tempo, a ogni sorta di sbaglio e di sconfitta.

Il quartiere isolato per tre giorni. Le scuole chiuse, la conceria della morte silenziosa, niente pennacchi di fumo, niente sirene, solo l’odore delle pelli grezze in ammollo nelle vasche del rinverdimento.  […] Gli operai, il primo giorno, avevano sigillato la via Granda, l’accesso alla città. Barricate di rocchette di legno pesante, sacchi di calce, tubolari Innocenti e fil di ferro a matasse. Il tutto guarnito da gruppi di lavoratori con il fazzoletto rosso o verde.

Michele Piccardi, “In quattro è una banda. Volevamo cambiare il mondo. E avevamo ragione”, p. 49

La penna di Piccardi, fluida e disincantata, compone una narrazione dall’andamento non cronologico, infarcita da continui flashback che trascinano i lettori a ritroso dalla fine degli anni novanta al 1959, dagli anni sessanta al termine dei settanta. Si intraprende così, pagina dopo pagina, un interessante viaggio tra passato e presente, tra infanzia, giovinezza e maturità della vita, tra dolorose memorie, ideali riconfermati e nuove prese di coscienza.

Il cuore pulsante del romanzo è il rapporto che unisce i quattro protagonisti, esposto con dovizia di particolari circa l’indole, le predilezioni e il carattere di ciascun esponente della banda, oltre che del contesto sociale di riferimento. Centrale è il resoconto dell’infanzia di periferia in un paese della pianura padana dove tutto nasce, matura e trascolora all’ombra di un’importante conceria di pellame, produttrice di reddito ma anche di tumori, incidenti sul lavoro e morti bianche. Sebbene non vi siano riferimenti geografici precisi, lo scenario in cui si muove la banda, sia passato che presente, può essere facilmente ricondotto anche alla provincia bresciana. L’autore, del resto, è cresciuto in un quartiere periferico a sud della ferrovia di Brescia proprio tra gli anni sessanta e i settanta.

Rodolfo, Sandro, Rocco e Yuri ricevono la loro formazione etica e personale all’interno del circolo combattenti e reduci locale, a fianco dei nonni ex partigiani. Si scelgono nei giochi per strada e nei cortili, mentre tutt’intorno gli anni cinquanta sfumano nel decennio successivo e la frizzante energia del boom economico scivola verso grandi inquietudini e dirompenti cambiamenti sociali. L’ambiente in cui sono immersi, così come i valori ereditati e fatti propri, li portano a schierarsi politicamente a sinistra e, in un secondo momento, ad allontanarsi sia dai collettivi che dai sindacati per agire in autonomia con una propria banda armata. Una banda il cui sogno è liberare la società da tutti i padroni e da tutti gli sfruttatori, di qualunque fazione ed estrazione sociale.

Tutto questo si intreccia in modo ben calibrato al dipanarsi del fosco mistero che irrompe nelle vite dei quattro, che li travolge chiedendo di essere risolto. In piena linea con la tradizione del noir è anche il finale aperto, che pur comportando la risoluzione del mistero non offre rassicurazioni, ma spalanca piuttosto la via a spunti, interpretazioni e quesiti.

Quella raccontata da Piccardi è una storia di legami interrotti e ritrovati, di fratellanza. Una storia di fedeltà a chi si è stati e a quel che di buono ne rimane, a chi nella nostra vita ha contato e conta ancora, alla parte più pura di valori incorrotti per cui si è anche sbagliato. È un racconto che intreccia vite animate da uno spirito comune e da una comune esperienza, sullo sfondo di un preciso e vario contesto storico-sociale dipinto con attenzione.

La vicenda è raccontata in prima persona, ma non da un unico io narrante. Ognuno dei quattro amici che compongono la banda riceve il suo momento, così come il presunto serial killer. La narrazione è inoltre inframmezzata da periodi di parlato interiore che fanno emergere sia i pensieri reconditi dei protagonisti che quelli di vari personaggi secondari. Un racconto polifonico, quindi, che interseca percorsi esistenziali e punti di vista, che cambia prospettiva e tono di voce a formare un caleidoscopio di visioni e di sottotrame. In sintesi, un esordio letterario intrigante e dalla struttura insolita, che segna il debutto di una voce singolare e incisiva.


Titolo: In quattro è una banda. Volevamo cambiare il mondo. E avevamo ragione
Autore: Michele Piccardi
Editore: Red Star Press, 2023

Genere: Romanzo
Pagine: 204
ISBN: 9788867183920

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Francesca Scotti

Classe 1991. Cresciuta in Franciacorta, vive a Brescia, sua città natale. Ha studiato letteratura inglese e tedesca, laureandosi con una tesi sui rapporti fra la cultura tedesca e il nazionalsocialismo. Legge e scrive per vivere. È autrice della silloge di racconti “La memoria della cenere” (Morellini, 2016) e dei romanzi “Figli della Lupa” (Edikit, 2018), “Vento porpora” (Edikit, 2020) e "La fedeltà dell'edera" (Edikit, 2022). Anima rock alla perenne ricerca di storie della resistenza bresciana, si trova maggiormente a suo agio tra le parole dei libri e sui sentieri di montagna.

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