Ferragosto in giallo per il capitano Spadafora, un “Derrick italiano” alla sua prima indagine bresciana

Recensione di Francesca Scotti per Brescia si legge

All’alba di un torrido ferragosto, Brescia si risveglia scossa dall’efferato omicidio di un giovane operaio. Sul delitto è chiamato a indagare il capitano dei carabinieri Roberto Spadafora, da poco trasferitosi nella città lombarda. Gli indizi convergono presto verso un’unica persona e la risoluzione del caso appare a portata di mano, ma ecco che una serie di calibrati colpi di scena rimescola tutte le carte in tavola, aprendo molteplici piste investigative e facendo riaffiorare le ombre del terrorismo a cinque punte. Solo l’intuito e la pazienza del protagonista, un carabiniere dall’anima di investigatore, sapranno farsi strada verso la verità.

Con “Il terzo vizio” (Mannarino, 2022 – acquista qui), il carabiniere-scrittore nato a Lucca ma bresciano d’adozione Gian Luca D’Aguanno ci consegna un giallo avvincente e ben costruito. Sottotitolato “La prima indagine del capitano Spadafora”, il romanzo è stato presentato come inedito al festival Giallo Garda 2021, aggiudicandosi una menzione speciale prima di trovare la strada della pubblicazione con l’editore Mannarino.

Un intrigante giallo d’esordio, impreziosito da un protagonista capace di entrare in sintonia con i lettori e da un solido equilibrio tra invenzione letteraria e verosimiglianza, grazie anche all’esperienza diretta dell’autore nell’intricato mondo delle forze dell’ordine. Sullo sfondo, una vitale e affaccendata Brescia contemporanea, centro pulsante di eventi culturali e di vita mondana, messaggera di sguardi e incrociatrice di destini.

Omicidio a ferragosto

«[…] È un caso molto difficile da affrontare. Tanto per cominciare, dobbiamo esplorare i lati oscuri della vittima e poi convergere verso l’”ora zero”.»

«L’ora zero?», chiese la Dottoressa Conti, incuriosita dall’affermazione di Spadafora, restando in attesa senza capire.

«Agatha Christie […] sostiene che i gialli iniziano sempre dal punto sbagliato, ossia dal delitto. Ma il delitto è la fine. La storia inizia molto prima, a volte anni prima, con tutte le cause e gli eventi che portano certa gente in un certo posto, a una certa ora, di un certo giorno. Analizzando a ritroso tutti i comportamenti delle persone coinvolte, si scoprirà che tutto sembra convergere verso un punto prestabilito, ossia l’ora zero. Ecco, noi dobbiamo trovare l’ora zero.»

Gian Luca D’Aguanno, “Il terzo vizio”, p. 25

Camicia con le maniche arrotolate all’avambraccio, pantaloni sdruciti e lunghi capelli scarmigliati, scarpe sportive e Ray-Ban scuri all’occorrenza: ecco Roberto Spadafora, il celibe comandante del gruppo investigativo di Brescia. Classe 1984, abruzzese di nascita e romano d’adozione, Spadafora è un ribelle dall’animo sensibile. A guidarlo nel suo complesso e delicato mestiere sono un forte senso di giustizia, l’amore per la libertà e una sincera filantropia, ma anche una netta insofferenza ai cerimoniali, a mostrine e a divise, alle gerarchie.

La mattina del 15 agosto 2019, il cellulare squilla e Spadafora si ritrova chiamato a indagare sulla morte dell’operaio ventottenne Marco Piovani, ucciso in una fonderia con un colpo alla nuca mentre svolgeva il turno lavorativo notturno. La rosa dei sospetti è ristretta e il sostituto procuratore Silvia Conti, smaniando per trovare un colpevole il più in fretta possibile, segue indefessamente la pista più ovvia. Spadafora, però, intuisce che la risoluzione del caso sarà tutto fuorché semplice.

Un “Derrick italiano” alla sua prima indagine in terra bresciana

Per Spadafora, far parte delle forze dell’ordine è un dettaglio incidentale: ciò che più di ogni altra cosa vorrebbe diventare, e ciò che effettivamente già si considera, è un investigatore. Conosce a menadito tutti gli episodi della serie poliziesca “Derrick” e il celebre ispettore tedesco interpretato da Horst Tappert, con la sua pacatezza, la sua umanità e il suo intuito fuori dal comune, è di certo il suo mentore e modello.

Proprio come Derrick, Spadafora sa che ogni persona, anche la più mite, potrebbe arrivare ad uccidere e a mentire in determinate circostanze. Così come sa che dietro ogni vita umana si cela un rompicapo da decriptare passo dopo passo, senza dar nulla per scontato. Diffidando perciò delle apparenze, si getta tenacemente in un’indagine che si svolge, si ingarbuglia e si complica tra la città di Brescia e la sua provincia. La sua investigazione è martellata da svolte imprevedibili, falsi indizi e illuminazioni. A fargli da spalla, il gioviale maresciallo Pablo Lopez e il solerte tenente Ilaria Setti.

Per quanto l’indagine su cui si regge il romanzo sia ben congegnata, è però proprio e soprattutto il personaggio di Spadafora a conferire un’anima peculiare a “Il terzo vizio” nel panorama dei romanzi giallo-polizieschi. Egli ha infatti tutti i requisiti di una figura letteraria vivida e autentica, che si fa vicina ai lettori e che risulta difficile da scordare. Refrattario a titoli e a protocolli, ma pronto a tutto pur di battersi contro qualsiasi forma di sopruso, Spadafora è un giovane uomo umile e deciso, nonché ironico al punto giusto. È il conoscente della porta accanto, l’amico che vorremmo trovare, la persona che chiameremmo in caso di pericolo o alla quale vorremmo confidare i travagli della nostra esistenza.

Non da ultimo, in quanto bresciano d’adozione, Spadafora fornisce ai lettori una prospettiva fresca e insolita su Brescia, poiché guarda alla città in cui è immerso con occhi continuamente curiosi e attenti, scopritori di dettagli, storie e sfumature.


Titolo: Il terzo vizio. La prima indagine del capitano Spadafora
Autore: Gian Luca D’Aguanno
Editore: Mannarino, 2022

Genere: Romanzo giallo
Pagine: 262
ISBN: 9791259660077

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Francesca Scotti

Classe 1991. Cresciuta in Franciacorta, vive a Brescia, sua città natale. Ha studiato letteratura inglese e tedesca, laureandosi con una tesi sui rapporti fra la cultura tedesca e il nazionalsocialismo. Legge e scrive per vivere. È autrice della silloge di racconti “La memoria della cenere” (Morellini, 2016) e dei romanzi “Figli della Lupa” (Edikit, 2018) e “Vento porpora” (Edikit, 2020). Anima folk-rock alla perenne ricerca di storie della resistenza bresciana, si trova maggiormente a suo agio tra le parole dei libri e sui sentieri di montagna.

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