“Cadono pezzi di me”: la lotta contro i disturbi alimentari di Clara Tinti
Letto e recensito da Erica Gazzoldi per Brescia si legge
Ho passato gran parte della mia vita a riconoscermi nel dolore, questo era in grado di definirmi, farmi sentire capita, a mio agio e, in qualche modo, speciale.
Clara Tinti – Cadono pezzi di me – pag. 7
Questo è l’incipit del volume autobiografico di Clara Tinti “Cadono pezzi di me”(GAM Editrice, 2025). Un titolo intenso che riassume il calvario di chi soffre di un disturbo del comportamento alimentare ed è voce narrante dell’esperienza vissuta dall’autrice.
Giovanissima, (classe 2008 ), Clara ha iniziato a soffrire di disturbi del comportamento alimentare a 13 anni. Quando la cugina e la sorella hanno informato la famiglia del suo malessere, ha intrapreso un percorso di psicoterapia. Sotto il costante monitoraggio dei familiari, le è sembrato di essere guarita; ma era solo un’impressione superficiale.
Nel 2024, ha iniziato a sviluppare nuovi sintomi, insieme a disturbi dell’umore. A questo punto, lei e i genitori hanno deciso di rivolgersi alla dott.ssa Federica Pagani, che li ha indirizzati verso il Centro dei disturbi del comportamento alimentare presso la Fondazione Richiedei di Gussago. L’autrice ha fatto il proprio ingresso nella struttura all’età di 15 anni e ne è uscita a 16, per essere però ricoverata presso la neuropsichiatria infantile pochi mesi dopo.
Sempre nel 2024, ha cominciato a trasformare alcuni dei propri scritti in poesie. Ne ha composte sempre di più, per sfogarsi, rendendosi conto che le sue parole aiutavano anche altre persone a esprimersi. “Cadono pezzi di me” contiene anche questi versi.
Qualcosa di più del cibo
Sento un grande peso nello stomaco, ho un grande desiderio di svuotarmi, lo vorrei più di ogni altra cosa. […] Il peso è qualcosa in più, il cibo invece ti completa tappando un vuoto. Che cosa desidererebbe una ragazza normale?
Clara Tinti – Cadono pezzi di me – pag. 21
Perché scrivere un libro sul proprio disturbo? Di certo, perché è un argomento che riguarda molte persone, in buona parte giovanissime. Raccontare e raccontarsi significa vedere con chiarezza, nonché liberarsi di un peso in modo sano. Quando si parla di anoressia, bulimia e dintorni, ci si concentra sul cibo e sul corpo. È fondamentale ricordarsi che essi sono il veicolo d’espressione di un malessere più profondo, psichico, come spiega lucidamente Clara. Non è sufficiente cancellare i sintomi per considerarsi guariti.
Allora, da cosa viene scatenata la malattia? L’autrice parla di una relazione sentimentale durata circa un anno, che aveva fatto detonare “un’acidità presente da tempo”.
Quando stavamo insieme sentivo di non appartenere al mondo e di non poterlo esplorare, perché ero legata a lui in catene. Non trovavo il lucchetto perché non sapevo di poterlo possedere, in realtà né io né lui volevamo ammettere che ci fosse davvero.
Clara Tinti – Cadono pezzi di me – pag. 44
Una sensazione lontanissima da quella leggerezza e da quella libertà che Clara amava rievocare con Il cielo in una stanza di Gino Paoli, eppure l’unica che lei (all’epoca) sapesse ricollegare all’amore. Proprio di questo parlano il corpo e l’alimentazione malati, di amore: sconosciuto, tossico, desiderato, soffocante, sperato.
Dietro il corpo
Tutte le persone a cui avevo cercato di esporre i miei problemi dicevano di vedermi perfetta, non riuscivo a spiegare il mio punto di vista, non avevo neanche la libertà di essere quello che credevo fossi: un fallimento della felicità. […] Mi dicevano ‘Che bel corpo!’, ma quel corpo veniva violato da occhi che non avevano mai visto abbastanza. Veniva toccato da labbra che non volevano annaffiarlo di saliva, ma macchiarlo. Quel corpo veniva colpito da botte così apparentemente innocenti che sembrava il ‘bel corpo’ che la gente vedeva, come se non tremasse. Quel corpo veniva rovinato e odiato dalle sue stesse mani che, pur possedendo la stessa delicatezza, sapevano ferirlo meglio di chiunque altro, perché conoscevano i punti più deboli, più tangibili e soggetti a piangere disperati.
Clara Tinti – Cadono pezzi di me – pag. 27
Il corpo è relazione, presenza, peso che ci permette di rimanere a terra, nel mondo. È casa, è calore, è abbracci… ma è anche il luogo delle nostre sofferenze, l’unico veicolo che abbiamo per comunicare le nostre emozioni. Cosa succede, se esso non le rispecchia? Finiamo per essere circondati da persone che non ci comprendono, che sminuiscono la nostra solitudine, che ci usano perfino. Clara Tinti esprime insistentemente il bisogno di “scrivere” le emozioni sul corpo, come ha poi fatto sulla carta. Un disturbo del comportamento alimentare, così come l’autolesionismo, serve a rendere visibili le mancanze e le ferite. È anche un segno di quanto ci si possa identificare col proprio dolore, confondendolo con un’ “eletta sensibilità”.
Il ricovero e l’estraniamento dal mondo
I primi pasti furono un incubo: ero sempre sola ad un tavolo, mi limitavo a sentire le altre chiacchierare da lontano. L’unica consolazione che avevo era Sofia, una ragazza che era arrivata il giorno dopo di me, mi sentivo come accompagnata nel percorso perché facevamo ogni passo avanti insieme. […] Seduta davanti a me, invece, c’era un’altra ragazza in fase motivazionale, tremava come se stesse vivendo un terremoto. Io, a differenza sua, ero immobile…
Clara Tinti – Cadono pezzi di me – pag. 14
L’aspetto probabilmente più duro, per un’adolescente ricoverata lontano da casa (Clara è di Manerbio), è stata l’iniziale necessità di separarsi completamente dalla famiglia e dal mondo esterno. Le lettere cartacee sono state un importante mezzo di comunicazione: ciò ha incoraggiato Clara Tinti a scoprire la sua vocazione per la scrittura.
In una situazione del genere, sono stati preziosi i rapporti fra le compagne di degenza, che l’autrice descrive infatti nei particolari. Ha osservato le differenze fra ciascuna paziente, rendendosi conto che tutte loro erano introdotte in un dolore simile. Ha notato che non erano per forza le ragazze più magre a stare peggio, ma soprattutto che “una che stava peggio non c’era”. Riecheggiano quasi i versi di Umberto Saba: “…il dolore è eterno, / ha una voce e non varia.” (La capra, vv. 7-8). Non è neppure quantificabile.
Degni di nota sono stati i periodi festivi, in cui un poco di spensieratezza è sembrata insinuarsi nella sofferenza. Occasioni come il Natale e il Capodanno hanno permesso a Clara e alle altre pazienti di sentirsi circondate da amore e calore, di provare in profondità le emozioni legate alle feste.
Una via d’uscita dal dolore esiste
Allora, cosa ci vuole dire “Cadono pezzi di me”? Si riferisce alla malattia che disintegra lentamente il corpo insieme alla mente, ma anche al “lasciar cadere” ciò che appesantisce l’anima: le false convinzioni su di sé, sulla propria identità. Dopo questa “caduta”, a emergere dai “pezzi” è stata una bellissima farfalla: l’anima di una ragazza, con la sua voglia di vivere e scrivere.
La vita reale non è una fiaba, perciò non c’è alcun “e visse per sempre felice e contenta”. Ma c’è la verità di un percorso compiuto e voluto, il miracolo terreno di una persona che si è strappata ai propri demoni interiori per gustare l’esistenza. L’autobiografia di Clara Tinti è un libro da leggere per scendere nei meandri di una mente sofferente, ma anche per scoprire che parole come “cura”, “aiuto”, “amore” e “guarigione” non sono pura retorica. Sono reali come il dolore e sanno essere più forti di esso.

Titolo: Cadono pezzi di me
Autore: Clara Tinti
Editore: GAM Editrice, 2025
Genere: Autobiografico
Pagine: 216
ISBN: 9791281717480
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